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Obesità, anoressia, bulimia
 

Dr.ssa Aniela Pratesi © 2002

  
Obesità, anoressia e bulimia sono termini che sentiamo ogni giorno e di cui si parla in riviste e trasmissioni; ma siamo veramente informati su cosa sono e come comportarsi al riguardo? Cerchiamo di vederle più da vicino. Le tematiche che riguardano il cibo e il nutrirsi sono quelle più soggette a comportamenti inconsci e irrazionali; anche nell’era della tecnologia l’atto del mangiare conserva il suo fascino atavico, quando con piacere portavamo alla bocca un cibo faticosamente guadagnato. Sembra che cambiare modo di nutrirsi sia una delle cose più difficili da fare, certamente più che cambiare casa, partner o lavoro. Siamo maledettamente avvinghiati alle nostre abitudini alimentari, prime occasioni di piacere, rassicurazione e conforto che abbiamo conosciuto e che, per consolarci, continuiamo ad usare. Il piacere di succhiare o ingoiare un cibo gradito hanno pochi eguali; qualcuno lo ritiene uno dei pochi piaceri sicuri della vita, mentre gli altri vanno e vengono a seconda delle circostanze. Ma dove c’è un piacere aleggia immancabilmente il senso del peccato; il vizio della “gola”, un tempo additato Chiesa, è ora condannato dalla medicina e dall’estetica; come disse qualcuno: “Le cose più buone o sono illegali, o sono immorali o fanno male alla salute”.
Ed ecco che, proprio in quanto piacere voluttuoso, privarsene diventa il segno manifesto di una immensa forza interiore, come nel caso dell’anoressica che vuol dimostrare la sua perfezione e la sua bravura.
Il cibo diventa il campo di battaglia delle più grandi lotte umane, interiori ed esteriori: pensiamo a quante guerre sono state fatte in nome della fame. Oppure pensiamo a una delle più forti armi politiche, lo sciopero della fame, capace di smuovere le situazioni grazie alla carica di ansia che contiene e che ogni individuo può comprendere con la sua esperienza.
Dal rapporto che la persona ha con il cibo si capiscono un sacco di cose; quanto ama sé stessa, quanto è capace di prendersi cura di sé, quanto riesce a concedersi oppure a negarsi.
Già tra madre e bambino il nutrimento diventa un canale privilegiato di comunicazione; il pianto del piccolo affamato, la sua espressione di serenità quando ha mangiato, o all’opposto le lotte con i genitori rifiutandosi di mangiare. Prendere o rifiutare il cibo diventa un chiaro messaggio a favore o contro l’intimità. Per sedere serenamente alla stessa tavola si deve essere in buoni rapporti, e sappiamo quanto sia penoso dover mangiare accanto a chi non ci piace. Anche la preparazione del cibo ha la sua importanza; l’ideale sarebbe cucinarlo con atteggiamento sereno, affinché le forme mentali negative non lo facciano diventare un veleno.
Il controllo della propria nutrizione è sempre causa di ansia, sia quando è scarsa che quando è sopramisura perché è intimamente legata alla conservazione della vita.
 
Obesità
Quand'è che una persona è da ritenersi obesa oppure semplicemente un po' più in carne? Su questo tema le idee sono cambiate parecchio attraverso i secoli; in antico la grassezza era sinonimo di ricchezza e benessere, e basta vedere dipinti e sculture per rendersene conto. Le donne della preistoria, le Dee, le Grandi Madri, sono tutte raffigurate con una piacevole opulenza. Persone che adesso si sentono grasse ancora fino al 1800 sarebbero state considerate al limite della magrezza. Forse perché la funzione della donna era più che altro quella di allevare figli e svolgere i compiti domestici senza fatica. Aggiungiamo che la natura nei millenni ha selezionato gli individui più capaci  di trarre alimento dal cibo e immagazzinare cellule adipose per garantire la sopravvivenza. Non ci rendiamo conto a quali stress erano esposti in nostri antenati; carestie, malattie, condizioni di vita dure, case non riscaldate, necessità di compiere a piedi lunghe distanze mettevano a dura prova il loro fisico. Solo i più forti, equipaggiati con un po' di adipe, potevano resistere e riprodursi. Il fatto è che nella nostra epoca l'ideale di bellezza si è rovesciato completamente  e dopo tutta questa fatica fatta dalla selezione naturale pretendiamo che il nostro corpo non assimili tutto così bene. Uomini e donne corpulenti emanavano autorità e rispetto, mentre ora ci vergognammo anche di pochi chili in più.
Oggigiorno molti medici considerano in sovrappeso e una persona che abbia  5-10 kg in più del peso forma e obesa quella che lo supera dal 17% in  su; ma cos'è questo peso forma, ci possiamo davvero fidare di certe tabelle? Per rispondere a questa domanda ho fatto qualche ricerca e il risultato è che una valutazione che prenda in considerazione solo l'altezza e il relativo peso non è realistica e che ci sono altri parametri da osservare, fra cui la costituzione più o meno imponente oppure minuta, l'attività svolta e così via. Molti soggetti per esempio si sentono bene con un peso di alcuni kg superiore al cosiddetto peso forma; al di sotto di questo accusano nervosismo, stanchezza continua, basso livello immunitario. Buona parte del consumo di caffè, sigarette e stimolanti vari si può in parte imputare al mancato rispetto del peso ideale che è unico per ognuno di noi. Volerlo a tutti i costi abbassare può causare uno stato perenne di squilibrio e  scontentezza. Ma si sa, dal 1970 ad oggi la moda Twiggy ci ha rovinato la vita con a sua richiesta di una magrezza che sfiora la macilenza. Sorridiamo a pensare che solo pochi decenni fa essere magre ci avrebbe fatto evitare dagli uomini che adesso crediamo ci trovino desiderabili, mentre nel loro intimo sognano qualche curva in più e un corpo morbido e rotondo da abbracciare.
L’obesità può manifestarsi ad ogni età, essendo molto variegato il suo quadro clinico e psicologico. Fino a pochi decenni fa si considerava l’obesità solo come un indesiderato aumento di peso, dovuto alla scarsa volontà del soggetto a controllarsi o alla sua ricerca di gratificazioni orali. Siamo invece arrivati alla conclusione che si sviluppa in seguito a precise vicende psicologiche, sia pure molto diverse tra loro; esse possono variare da un evento scatenante (come un lutto o una separazione) a cause più complesse, come la difficoltà di rendersi conto dei propri bisogni. Un fatto importante è l’atteggiamento verso il cibo di chi ci ha nutrito; certe madri danno da mangiare al figlio ogni volta che vogliono manifestargli affetto o riempire vuoti emotivi (e assenze), abituandolo all’idea che ogni volta che ci sentiamo tristi e vuoti si debba ingerire qualcosa per calmarsi.
La cura per qualsiasi tipo di disturbo alimentare, una volta che siano state escluse possibili cause organiche, è di tipo psicologico. Fare una dieta o più esercizio fisico non garantisce risultati duraturi se non viene affrontato il problema di base. In pratica si ritiene che l’aumento di peso ricopra un ruolo importante contro l’ansia e che non possa essere perduto finché la persona non acquista una maggiore fiducia nelle sue capacità di fronteggiare l’esistenza.
 
Anoressia
L’anoressia e la bulimia fanno la loro comparsa nell’età adolescenziale o nel giovane adulto; sono diffuse principalmente tra le femmine, con una piccola percentuale di maschi. 
L’anoressia si presenta come un terrore di diventare grassi, anche in presenza di una oggettiva magrezza o normalità. E’ come se la percezione corporea fosse distorta; la preoccupazione per il proprio peso è ossessionante e continua anche negli stadi più avanzati, quelli a  rischio di vita. Si, perché di anoressia si muore;  quello che viene visto inizialmente come innocente desiderio di piacere mettendosi a dieta si trasforma in un inferno dal quale è difficile uscire senza un aiuto esterno. L’anoressica tipica è determinata, piena di energia, volenterosa; si sottopone a sforzi fisici continui, studia, lavora, si occupa di tutto e tutti e non mangia mai. E’ una perfezionista che vuole dimostrare tutte le sue capacità; perennemente in lotta col proprio corpo, che sente brutto e pesante, non si accorge di chiudersi sempre più in sé stessa. I ricoveri vengono vissuti come una violenza inutile; quello che desidera è essere lasciata in pace, ma come si può accettare di veder spegnere una persona così giovane? Anche in questo caso il programma terapeutico vai impostato sulla psiche e non su inefficaci tentativi di convincerla a nutrirsi, generatori solo di tensioni familiari.
Il suo mondo interno va compreso; la rabbia contro i genitori e il bisogno di separarsi da loro va aiutato a prendere una strada più efficace e meno dolorosa. Per liberarsi di questo problema è indispensabile sviluppare autonomia, iniziativa e responsabilità della propria persona.
 
Bulimia
Per capire se siamo in presenza di bulimia si devono osservare  contemporaneamente diversi atteggiamenti. Innanzitutto le frequenti abbuffate (almeno una volta la   settimana) durante le quali si prova la sensazione di non poter smettere; al loro termine si prova l’intenso desiderio di cancellare quanto è stato fatto con vari metodi, dal vomito provocato all’uso di lassativi, diuretici ed eccessiva attività fisica. In questi soggetti sembra che l’autostima e la fiducia in sé stessi siano legate esclusivamente all'aspetto fisico e al peso.
Per completare la diagnosi di bulimia nervosa è necessario che sia stato esclusa la possibilità di una Anoressia; il tratto caratteristico del bulimico è infatti l’impulsività al contrario della ferrea determinazione dell’anoressica.
 
 
In conclusione, quando ci troviamo a fronteggiare un disturbo alimentare dobbiamo aiutare la persona a risolvere i suoi problemi ad un livello diverso da quello della nutrizione; è bene farsi seguire da professionisti specializzati e non fare da sé. La persona dovrebbe inserire il suo problema fisico in una visione allargata di sé e del suo mondo, che la conduca a riconoscere i suoi  bisogni profondi che cerca di risolvere agendo sul fisico.
Non dimentichiamo che coinvolgere la famiglia è indispensabile affinché chi vuole guarire possa trovare un ambiente familiare diverso da quello che lo ha spinto a reagire con il disturbo alimentare. Spesso è proprio la famiglia che inconsciamente ostacola la guarigione di uno dei suoi membri e va supportata nel momento critico del cambiamento.
 
Box 1:
Come calcolare l’Indice di Massa Corporea
L'Indice di Massa Corporea (in inglese Body Mass Index o BMI) è ormai riconosciuto un indice molto più attendibile del rapporto tra kg, sesso e altezza per identificare il peso ideale di una persona.
Per calcolarlo basta dividere il peso corporeo in kg per il quadrato della propria altezza.
Un esempio: peso: kg 55  altezza m 1,60
 
55: (1,60 x 1,60)         55: 2,56         IMC: 21,48
 
Si considera nella norma un IMC compreso tra 18,5 e 24,9.
Un IMC inferiore a 18,5 indica sottopeso, un IMC compreso tra 25 e 29,9 indica sovrappeso, mentre un IMC superiore a 30 indica obesità.
 
 
Box 2:
Come capire se si è affetti da Anoressia
 
Premettendo che la diagnosi può farla solo il medico, è bene conoscere alcuni indizi utili; si devono verificare contemporaneamente diverse situazioni, fra cui:
 
·         Ostinazione nel mantenere il proprio peso a livelli minimi (almeno l'85% del peso ideale).

·         Ossessione di riguadagnare il peso perduto a prescindere dal grado di denutrizione, continua ansia per il peso e per l’aspetto fisico.
·         Amenorrea (assenza del ciclo mestruale) che duri da almeno tre mesi.
 
Box 3:
Ma la dieta dissociata non funziona?
 
Sembra che la dieta dissociata, speranza coltivata da tanti di noi e garanzia di risultati immediati sia in realtà un grosso bluff. Questo a sentire l’esito delle ultime ricerche fatte in Svizzera, all'università di Ginevra, da un gruppo guidato da Alain Golay e riportate sul numero di aprile dell'International journal of obesity.
Glia autori avrebbero fatto un esperimento paragonandola ad una normale dieta bilanciata; i risultati della dissociazione non sarebbero all’altezza delle aspettative. Questa notizia, oltre ad aprire una discussione sul reale funzionamento dei metodi che consigliano particolari abbinamenti alimentari, fa però supporre che, per il solo fatto di mettersi a dieta, anche chi fa quella dissociata mangi comunque meno e possa dimagrire. Sulla notizia Michele Carruba, presidente della Società nazionale degli specialisti di scienza dell'alimentazione, ha commentato: "E' un'ulteriore conferma scientifica della validità del principio secondo cui la dieta deve basarsi sulla varietà. E' sempre più chiaro che la scelta della dieta deve seguire i criteri della medicina basata sull'evidenza e abbandonare una volta per tutte le fantasie del singolo. Una delle regole sempre valide afferma proprio il contrario di quanto previsto dalle diete dissociate: più ogni singolo pasto è completo e bilanciato, meglio è".
 
 
Box 4:
Qualche indirizzo utile sull'argomento:
 
Aba
Associazione per lo Studio e la Ricerca Sull'Anoressia la Bulimia e L'Obesita'
L'ABA, associazione senza fini di lucro, è impegnata da anni nella ricerca, prevenzione ed assistenza nel campo dell'anoressia, bulimia e obesità. Numero verde 800 165 616
http://www.paginegialle.it/abami
 
 
Anoressia Bulimia
Il sito, ideato da due psicoterapeuti, ricercatori in patologia del comportamento alimentare, è indirizzato ai pazienti sofferenti di Disturbi del Comportamento Alimentare ed ai loro famigliari. Permette di reperire informazioni, indirizzi, testi di autoaiuto e tutte le risorse necessarie per iniziare ad affrontare seriamente i problemi connessi ai DCA.
http://www.anoressia-bulimia.it/
 
 
Obesità
Sito dedicato alla dietologia, allo studio dello stile di vita, che se opportunamente modificato, contribuisce in maniera determinane a migliorare la qualità della vita e la sua durata.
http://www.obesita.org
 
 
AdA Onlus
Sito di questa associazione che offre consigli per chi ha problemi o disturbi di tipo alimentare come anoressia, bulimia, diabete e sovrappeso. Riporta informazioni anche sui cibi transgenici, le biotecnologie, bse e normative sugli alimenti.
http://www.adaonlus.org/home.htm

 

Testo di Aniela Pratesi. Tutti i diritti riservati

http://www.ilcounseling.it