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La depressione nell'anziano: una ricognizione su Internet.

di Daniela Manzani (2002).

La nostra società sta progressivamente divenendo una società di anziani. Il numero di persone oltre i 65 anni è in costante aumento Paradossalmente l'aumento della speranza di vita si è accompagnato ad un aumento di molte patologie. Una delle patologie psichiatriche in continuo aumento nell'anziano è rappresentata dai disturbi dell'umore e tra questi soprattutto la depressione e la distimia. Le ragioni, le cause di questo aumento sono multiple. Nell'anziano prevale un concetto di "perdita": successi, riuscita e guadagni sono gradualmente rimpiazzati da perdite, ridotta attività, rimpianti e delusioni. Vi è un aumento progressivo della tendenza alla introspezione, al ritiro dalle attività sociali, vi è una rinuncia progressiva ad una vita indipendente. Il tutto si accompagna ad una graduale perdita del "ruolo" avuto sino ad allora. Noia e solitudine sono fattori addizionali spesso presenti. Questi cambiamenti nello stile di vita, questo progressivo "ritirarsi" vengono considerati come ineluttabili e normale espressione del processo di invecchiamento. Queste convinzioni fanno sì che una modificazione di comportamento ed atteggiamenti non consoni siano ignorati od accettati come ineluttabili, mentre possono essere la spia, un segnale di una depressione mascherata. La depressione può comparire sotto forma di un episodio durante l'età adulta e ripetersi a distanza di 30 /40 anni nell'età avanzata, oppure può comparire tardi nella vita ed i suoi sintomi (includendo alterazioni della memoria, eloquio e motricità rallentati) possono essere facilmente confusi con quelli di una senilità precoce o di un incidente vascolare cerebrale minore. Si calcola che il 20/25% delle persone al di sopra dei 65 anni soffra di depressione. Nell'anziano la depressione può essere causata da eventi della vita (perdita del compagno, problemi di salute, ristrettezze economiche ecc.). Malattie neurologiche (morbo di Parkinson od endocrine, ipotiroidismo, morbo di Cushing), possono indurre quadri depressivi. Malattie cardiache, incidenti vascolari cerebrali, artrite o artrosi, cancro, deficienze nutrizionali sono tutte situazioni patologiche che possono condurre ad un quadro depressivo. I sintomi (che hanno spesso valenze psicotiche) causano sempre un disagio clinicamente significativo con una compromissione del funzionamento sociale della persona, che si evidenzia soprattutto in ambito familiare e relazionale con auto-svalutazione patologica ed ideazione suicidaria. In genere la credenza che la depressione possa essere giustificata e spiegata dalle vicissitudini della vita del paziente anziano e sia quindi un evento normale è spesso un ostacolo alla diagnosi. Altri elementi che ne rendono difficile l'identificazione ed il trattamento sono: la tendenza delle persone anziane a ridurre le loro interazioni sociali, ad esprimere i loro sintomi con somatizzazioni e la frequente coesistenza di altre patologie mediche. Un ulteriore ostacolo al trattamento di una depressione nella terza età è rappresentata dal fatto che gli anziani spesso pensano di "essere troppo vecchi per curarsi", o che "il disturbo guarirà da solo", o che "il cercare aiuto per la propria tristezza è un non senso", o "una debolezza". Questo modo di pensare è totalmente sbagliato! Infatti, va ricordato che, se si interviene precocemente, circa l'80% degli anziani risponde bene ai trattamenti disponibili oggi (psicoterapie brevi e farmaci). La depressione dell'anziano è spesso una patologia reversibile con un trattamento appropriato.· La depressione non è più frequente nell'anziano che nel giovane o nell'adulto, ma le sue conseguenze possono essere più gravi con una frequenza più elevata di ospedalizzazione, una più elevata mortalità ed un più elevato numero di suicidi. D'altro canto studi recenti indicano che anche quando è riconosciuta, la depressione dell'anziano è raramente trattata in modo adeguato. Perché questa indifferenza? Perché questa ignoranza? Questo scetticismo? Questo voler accettare come normale ed ineluttabile un evento che non lo è?
La depressione è una malattia che provoca una intensa sofferenza morale e fisica. Chi è depresso soffre moltissimo! La depressione non è un qualcosa di immaginario che il malato si inventa, non è neppure un castigo divino, né è dovuta a colpe personali o ad una debolezza di carattere. Non è nemmeno una situazione che può essere modificata o migliorata con uno sforzo di volontà. Stati temporanei di tristezza, di scoramento, di delusione, di abbattimento di fronte ad una perdita, ad un insuccesso, ad una difficoltà o un problema economico, non sono depressione; tutti noi abbiamo vissuto e viviamo ogni giorno senza gravi conseguenze.· La depressione è altra cosa: è una malattia del cervello che è curabile e che richiede un trattamento specifico.· La depressione è una malattia che va compresa, riconosciuta e curata.
Nell'anziano la depressione è una condizione patologica che può manifestarsi da sola o in concomitanza ad altre malattie. Gli anziani sono particolarmente a rischio per la malattia depressiva che può avere profondi effetti negativi sulla qualità della vita sia dei pazienti che dello loro famiglie. Inoltre la depressione contribuisce in maniera significativa al numero di suicidi nell'anziano. In genere i segni ed i sintomi depressivi noti per l'adulto si ritrovano nell'anziano. Tuttavia vi sono alcuni aspetti che richiedono un'attenzione particolare soprattutto in presenza di altre situazioni patologiche o malattie che possono mascherare un quadro depressivo o renderne difficile il riconoscimento. È quindi molto importante che la possibile presenza della depressione sia sempre considerata dagli operatori sanitari che si occupano di pazienti anziani.
I Sintomi principali della depressione nell'anziano sono:· Umore moderatamente depresso.· Visione Pessimistica e negativa del mondo di sé e del futuro.· Marcata diminuzione o scomparsa di interesse o di piacere per tutte o quasi le attività.· Significativa variazione nell'appetito e nel peso.· Disturbi del sonno con insonnia o ipersonnia.· Ansia ed agitazione immotivate o rallentamento attività psicomotoria (osservabili e visibili agli altri).· Riduzione della memoria o deficit dei processi cognitivi, associato ad ideazione spesso delirante.· Presenza di sintomi somatici.· Faticabilità estrema e mancanza di energia quasi ogni giorno. Sentimenti di auto-svalutazione e di colpa eccessivi ed inappropriati (possono essere deliranti e non sono dei semplici atti di auto-accusa per il fatto di essere ammalati).· Pensieri ricorrenti di morte, ricorrente ideazione suicidaria vuoi senza un piano specifico, vuoi con un piano specifico preciso e dettagliato.
a) Tono dell'Umore. A differenza di quanto avviene nel giovane o nell'adulto, gli anziani spesso non si lamentano o non recriminano per un tono dell'umore ridotto. Non esprimono sentimenti di tristezza anche se apprezzano la vita meno di prima, se non provano più piacere (questo perché sono convinti che sia una conseguenza inevitabile dell'età). Quindi, una flessione del tono dell'umore è meno evidente nell'anziano ove predominano invece fenomeni di ansia e sintomi somatici frequentemente descritti ripetitivamente dal paziente. Inoltre un eventuale ideazione suicidaria è più difficile da evidenziare e questa diviene palese solo se vi è un rapporto ottimale ed una atmosfera di elevata fiducia da parte del paziente verso il familiare, l'amico o l'operatore sanitario.
b) Sintomi Psicotici. I pensieri, gli atteggiamenti e i comportamenti sono sempre influenzati dalla depressione e man mano che il tono dell'umore cala si accentua la visione pessimistica del mondo, di se stessi, del futuro. Interpretazioni errate della realtà possono raggiungere un livello paranoico soprattutto per quanto concerne le preoccupazioni per il futuro della famiglia e la propria guarigione (deliri di povertà, di rovina sono frequenti). Sintomi ipocondriaci sono molto frequenti (con una polarizzazione su dolori articolari migranti, transito intestinale rallentato e problemi cardio-respiratori). Possono essere presenti allucinazioni anche uditive.
c) Sintomi d'ansia. Preoccupazioni, apprensione o panico di fronte ad eventi normali la cui portata viene ingigantita dalla paura di non poterli controllare o fronteggiare, sono pure molto frequenti (presenti nel 30-35% dei casi). Essi sono accompagnati spesso da fenomeni neurovegetativi quali tachicardia, tremori, iperventilazione o dispnea, cefalee moderate, difficoltà di equilibrio, brividi e vaghe sensazioni di malessere generale ("è come se tutto dentro di me si muovesse").
d) Sintomi Somatici. Nell'anziano la depressione è spesso nascosta da sintomi somatici sia per una accentuazione dei sintomi della malattia medica concomitante sia per una "somatizzazione" del disturbo. I sintomi fisici più comunemente osservati sono:· astenia, dolori migranti spesso osteo-articolari, cefalee, palpitazioni, tachicardia, dolori addominali, senso di testa vuota e confusa ("sento la testa che gira"), dispnea o difficoltà a respirare, senso di soffocamento, dolori lombari (mal di schiena), disturbi gastrointestinali (soprattutto ridotto transito). L'anziano depresso si concentra e si lamenta per questi sintomi che riporta e sottolinea ad ogni occasione. Spesso questo si accompagna ad una riduzione dell'appetito con ridotto apporto alimentare, perdita di peso ed un reale ridotto transito intestinale (stipsi). In molti casi questi disturbi sono più evidenti nella prima parte della giornata e tendono a ridursi verso sera.
e) Riduzione dei processi cognitivi. Una ridotta efficienza dei processi cognitivi è una parte essenziale della sindrome depressiva dell'anziano. La riduzione causata dalla depressione è spesso descritta come "pseudo-demenza" ed è molto importante differenziarla da un vero quadro demenziale. Nella maggior parte dei casi i pazienti che soffrono di depressione sono coscienti del loro deficit di memoria e di riconoscimento delle persone o cose e delle loro eventuali difficoltà di orientamento spazio-temporale che questi deficit possono generare. L'ideazione può apparire corretta su tempi brevi, ma difficoltà di attenzione e capacità di concentrazione divengono presto evidenti. I dati disponibili indicano che questi deficit delle funzioni cognitive, anche quando vi è una risposta iniziale positiva ad un trattamento combinato (farmacoterapia + psicoterapia), hanno una prognosi che non è sempre favorevole ed un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive può aver luogo.
In genere più fattori concorrono all'esordio depressivo. Oggi è comunemente accettato che la depressione nell'anziano è di origine multifattoriale. Dicendo questo ci riferiamo ad un quadro depressivo che insorge per la prima volta dopo i 60-65 anni e non ad una recidiva od un nuovo episodio in età geriatrica di una sindrome depressiva apparsa in età giovanile od adulta. Alcuni soffrono di depressione dopo eventi di vita quali: distacco o rottura del nucleo familiare, distacco dalle persone care, solitudine, incertezze o paure su di un piano finanziario, incertezze per il futuro ecc. In altri ancora la depressione può essere facilitata dalla presenza di una o più malattie croniche o dai farmaci somministrati per curarle. Spesso il rischio è aumentato dalla solitudine, dal fatto di non avere nessuno cui comunicare le proprie preoccupazioni, nessuno con cui dividere le proprie paure ed ansie. In altri possiamo ritrovare una storia di familiarità. Negli ultimi 15-20 anni si è potuto comprendere che la depressione è molto spesso una malattia biologica alla cui genesi partecipano fattori genetici, ambientali, biochimici e psicologici, la cui interazione determina ed influenza il corso e la severità dell'episodio. In molti casi il risultato della interazione di questi vari fattori è uno squilibrio biochimico che si instaura a livello cerebrale che coinvolge alcune sostanze (dette neuro-mediatori o neurotrasmettitori) quali la serotonina, la noradrenalina, la dopamina e l'acetilcolina, che sono deputate alla trasmissione dei messaggi, degli impulsi tra le varie strutture cerebrali. Quando questo squilibrio si instaura, i messaggi non raggiungono correttamente le zone o strutture per cui sono stati emessi. Si ritiene oggi che questo squilibrio sia, in molti casi, alla base di una situazione di depressione. Studi genetici condotti su intere famiglie di depressi e su coppie di gemelli hanno evidenziato che la depressione, così come il diabete, l'artrosi, o l'ipertensione, può essere ritrovata in più generazioni della stessa famiglia e che i parenti di depressi hanno una probabilità 2-3 volte superiore di ammalarsi di depressione rispetto alle persone nella cui famiglia non vi sono precedenti di disturbi dell'umore. Fattori psicosociali (quali il modo di comportarsi, di rispondere ad alcune emozioni, o il modo con cui sono affrontate situazioni di stress) possono pure aver un ruolo importante nel determinare il grado di vulnerabilità del soggetto. Se eventi importanti quali la perdita di una persona cara, un insuccesso, una difficoltà finanziaria, un cambio nello stile di vita imposto dalle circostanze, non sono di per sé causa di depressione, essi possono divenire un elemento scatenante in un soggetto vulnerabile, in cui il terreno sia stato reso più fragile dagli eventi esterni o sia predisposto su base familiare. Un elevato numero di eventi vitali negativi sono spesso riscontrati in pazienti con depressione ad esordio tardivo (dopo i 65 anni). I fattori sociali che hanno un'influenza maggiore sono soprattutto i problemi di salute ed i problemi di ordine economico e finanziario associati ad una situazione di solitudine. La combinazione di fattori psicosociali e di fattori biologici concorrono in misura significativa all'instaurarsi di un quadro oppressivo. Al contrario l'influenza di fattori genetici sembra essere minore nella depressione dell'anziano (sempre parlando di depressioni che si manifestano per la prima volta dopo i 65 anni). Se la causa della depressione nell'anziano è senza alcun dubbio multifattoriale, sono stati identificati numerosi fattori di rischio che possono contribuire in maniera significativa al suo insorgere. Essi sono:· l'invecchiamento;·le condizioni patologiche (malattie neuro-degenerative, cardiovascolari, endocrine, neoplasie, demenze);·deficienze alimentari con carenza di elementi essenziali a livello nutrizionale;·farmaci (ormoni, antitumorali, ipotensivi, ansiolitici etc.);·fattori psicosociali·e genetici.
Oggi si può affermare che sia nell'invecchiamento sia nei disturbi neuro-degenerativi vi è una ridotta attività del sistema serotoninergico, coinvolto nella regolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrenale (che è iperattivo). È stata inoltre osservata una associazione significativa tra infarto del miocardio e depressione con una elevata percentuale di depressi in pazienti che hanno subito un infarto del miocardio. Va sottolineato che pazienti che hanno avuto un infarto del miocardio e soffrono di depressione hanno una mortalità più elevata di quella di pazienti con solo infarto miocardico. La depressione è spesso associata a disturbi endocrini. Disturbi quali ipotiroidismo e morbo di Cushing possono spesso indurre quadri di tipo depressivo. La depressione è assai frequente in pazienti che soffrono di neoplasie (cancro). Si ritiene che la depressione possa modificare le risposte di tipo immunologico favorendo così lo sviluppo del processo neoplastico. Recenti studi hanno dimostrato che un trattamento efficace della depressione (psicoterapia breve + farmacoterapia) può aver un'influenza positiva sul decorso della neoplasia e sui suoi effetti e sintomi. Nell'anziano è frequente una carenza di vitamina B12 ed una ipovitaminosi B12 può esistere anche senza una concomitante anemia. Numerosi studi dimostrano una associazione tra depressione e ipovitaminosi B12. Una ridotta assunzione di B12 è in genere dovuta ad un ridotto assorbimento che può avere cause diverse, tutte legate però sia a processi di atrofia delle cellule mucose o ad una riduzione dei meccanismi di trasporto. Spesso questo è associato ad un basso livello di folati. Quando questa condizione si realizza, il rischio di depressione è più elevato. Farmaci quali gli antiipertensivi, i beta-bloccanti, la L-Dopa, gli steroidi, le benzodiazepine ed i neurolettici sono tutti agenti che possono indurre episodi di depressione nell'anziano. Per concludere, la depressione nell'anziano ha una eziologia multifattoriale.· I cambiamenti che hanno luogo nel Sistema Nervoso Centrale con l'età possono predisporre, rendere più vulnerabile la persona.· La depressione è spesso associata ad altre situazioni patologiche che interessano i vari sistemi ed organi corporei.· Le terapie farmacologiche utilizzate per trattare le malattie co-esistenti, le deficienze di elementi nutrizionali essenziali ed i fattori psicosociali ad esse legate sono pure fattori aggiuntivi di rischio per la depressione dell'anziano.
A questo punto la domanda sorge spontanea: "perché dobbiamo preoccuparci di curare la depressione nell'anziano?" Risposta: "Perché è curabile nell'80-85% dei casi!"
Va ricordato che l'iniziare un trattamento quando la depressione ad esordio tardivo è nella sua fase emergente può impedire che essa si aggravi e si cronicizzi. Inoltre un trattamento corretto può impedire eventuali ricadute. Se non è curata in modo appropriato la malattia può entrare in una spirale negativa ove le probabilità di una cronicizzazione sono assai elevate. Una terapia adeguata può prevenire e bloccare questa spirale negativa che ha in genere una prognosi sfavorevole.
Pertanto i concetti da avere sempre presenti quando si assiste un anziano depresso sono i seguenti:· è necessario che il malato segua alla lettera prescrizioni e che rispetti il calendario delle visite;· è bene, nei limiti del possibile, e con l'accordo del malato, accompagnare l'anziano depresso alle visite di consultazione e discutere con lo specialista i sintomi osservati.· Se ascoltate frasi o commenti con riferimento al suicidio non ignorateli, fatelo parlare in proposito ed avvisate lo specialista.· Non pensate che si possa guarire in qualche giorno.· Il recupero richiede diverso tempo. Bisogna tuttavia che siate fiduciosi che guarirà, e dovete cercare di trasmettergli questa convinzione.· Cercate, in modo dolce, di incoraggiarlo a rivedere anche per brevi momenti amici o persone care.· L'anziano depresso richiede considerazione, molta pazienza e molto affetto. Invitate l'anziano a raccontare e a raccontarsi.
Il riconoscere la depressione nell'anziano può essere meno facile che nel giovane o nell'adulto. Nell'anziano le lamentele, le rimostranze sull'umore depresso o su uno stato di tristezza permanente possono essere totalmente assenti, ma la perdita di piacere o interesse è sempre evidente, unitamente ad un pessimismo esasperato, con atteggiamenti e pensieri negativi circa il futuro. Sensi di colpa e di auto accusa sono frequenti mentre una bassa stima di sé non è così evidente. Preoccupazioni di ordine somatico e la presenza di dolori sono sempre in primo piano. Disturbi di memoria, difficoltà a mantenere la concentrazione e l'attenzione con quadri di pseudo-demenza sono spesso presenti. L'insonnia è molto frequente. Questi sintomi si accompagnano spesso ad agitazione intensa afinalistica o ad un rallentamento psicomotorio evidente ed aggressività verbale. Un'ideazione suicidaria è raramente espressa anche se il pensiero di morte è costantemente presente. Quando la situazione è dominata da un quadro di pseudo-demenza, la prognosi è sicuramente meno favorevole. La prevalenza di depressione è assai elevata (30-40%) in anziani con concomitanti malattie mediche. Questa co-morbilità può peggiorare la prognosi in termini di sofferenze individuali, morbilità e mortalità. La depressione nell'anziano ha un basso indice di riconoscimento (10-15%) da parte di sanitari operanti in istituzioni ospedaliere. Questo è dovuto al fatto che molti dei sintomi sono presenti anche in molte altre malattie mediche geriatriche. Infatti, disturbi del sonno, dolori migranti, riduzione di appetito, perdita di peso, fatica e ridotto livello di energia, difficoltà di transito intestinale, ansia e pensieri di morte sono presenti in molte delle sindromi geriatriche e sono spesso considerati segni aspecifici e comuni. L'eventuale presenza di depressione va cercata con un dialogo ad hoc ed eventualmente la somministrazione di scale di valutazione e questionari specifici. Con un dialogo focalizzato sul problema si ritrova frequentemente la cosiddetta triade di Beck: pessimismo e visione negativa sul mondo, su se stesso, sul futuro. Nell'anziano la depressione è spesso una malattia cronica, a volte diagnosticata come distimia ove i sintomi sono qualitativamente e quantitativamente ridotti. Secondo alcuni specialisti una forma minore o moderata di depressione sarebbe presente in circa il 90% delle persone al di sopra degli 80 anni.
Sulla base di quanto detto sinora, ci si può chiedere come mai la depressione spesso non viene riconosciuta. Forse perché per anni i vari manuali e classificazioni non hanno definito bene la depressione dell'anziano e spesso vi è stato ricorso a termini onnicomprensivi o ambigui come melanconia dell'età avanzata, depressione dell'età avanzata con ipocondria, depressione organica o sindrome depressivo-ansiosa dell'età involutiva. Molti studi recenti indicano che la depressione dell'anziano, in molti casi, non è riconosciuta perché il paziente, i familiari, gli operatori sanitari vedono i sintomi come una manifestazione normale dell'invecchiamento e non come l'espressione di una vera malattia. In genere l'anziano ha difficoltà a riconoscere e descrivere i sintomi centrali della depressione. L'anziano cerca spesso ed insiste su di una spiegazione somatica del disturbo. La presenza di reali disturbi somatici dovuti alle malattie concomitanti non facilita il compito. Spesso il disturbo si manifesta in modo atipico. Un ulteriore problema è dato dal fatto che la stragrande maggioranza dei pazienti anziani che soffrono di depressione non sono visti dallo psichiatra e che molti di essi non richiedono alcun aiuto medico ma accettano la loro condizione come ineluttabile ed inevitabile. Tutto questo fa sì che la depressione nell'anziano, non solo non è riconosciuta, ed è diagnosticata solo nel 15/20 % dei casi, ma è pure trattata insufficientemente.

Rischio di suicidio e fattori di rischio
a) Rischio di suicidio. Il suicidio è oggi la nona causa di morte nel mondo e circa il 70% dei suicidi avvengono in soggetti depressi. Molti dati indicano una forte associazione tra suicidio e depressione nell'anziano. Dati recenti indicano che i suicidi di anziani rappresentano circa il 25% dei suicidi nel mondo. Un altro rapporto ha potuto evidenziare che in una serie di più di 100 suicidi geriatrici, circa il 93% soffriva di depressione associata ad una malattia medica e dolori. I suicidi si verificano più frequentemente in pazienti di sesso maschile con un rapporto di 4 a 1. Rispetto all'adulto o al giovane, nell'anziano le "minacce" di mettere il proposito in atto, sono meno frequenti ma più frequente è la realizzazione, ed in caso di insuccesso si può avere un elevato numero di ripetizioni del tentativo. Per questo, una delle strategie da adottare è quella di non lasciare alla portata dell'anziano depresso mezzi utilizzabili per propositi suicidari quali: armi da fuoco o da taglio, sostanze corrosive, farmaci a potenziale letale, stufette per riscaldamento o riscalda acqua o fornelli a gas; andrebbero inoltre evitati finestre o balconi facilmente superabili.
b) Fattori di rischio per suicidio. I fattori di rischio per il suicidio sono numerosi e vanno sempre presi in considerazione. Essi includono: il sesso maschile, l'età avanzata, la perdita di speranza per un futuro migliore, i sentimenti di disperazione e di colpa, l'anedonia totale (perdita di piacere), l'abuso di alcool, il rifiuto di contatti con l'esterno, i piccoli gesti auto-lesivi spesso giustificati come distrazione o sbadataggine o scarsa attenzione, i dolori cronici non controllabili da terapia analgesica, il desiderio di morire, espresso nelle parole: "cosa faccio in questo mondo? Sono solo, non ho nulla da sperare dal futuro", "sto male, perché continuare a soffrire", ecc.. La presenza di due o tre di questi fattori ed un ritornare sovente su temi di morte deve allertare chi è vicino al paziente e l'informazione va subito trasmessa al medico curante.

Possiamo aiutare un depresso a curarsi?
Chi desidera o vuole aiutare un depresso (sia esso un familiare od un amico) deve innanzitutto avere ben presente che può non essere facile relazionarsi con un depresso. La persona che soffre di depressione può trovare molta difficoltà a cercare aiuto e consigli in casa, a causa della sua inerzia e dei suoi sensi di colpa o di indegnità. Chi vuole aiutare dovrebbe fare tutto il possibile per rassicurare chi soffre che la sua condizione non è unica, che non è solo, che la depressione non è un segno di debolezza (fisica o mentale), e nemmeno di follia. Bisogna quindi avere molta pazienza e molta fiducia nello specialista cui ci si affida. In parallelo al trattamento psicoterapico e farmacologico, il fatto di avere una buona relazione ed interazione, una buona comunicazione con un caro amico, un parente od un volontario esterno che voglia aiutare, è spesso un elemento molto importante ed a volte estremamente positivo e determinante per un recupero rapido. Bisogna dare a chi soffre la possibilità di parlare a lungo delle sue difficoltà, delle sue infelici condizioni con qualcuno che voglia e sia in grado di comprenderlo, di comprendere la sua situazione e le sue necessità. Questo tipo di aiuto: ascolto e comprensione, con un dialogo aperto e disponibile, va considerato ed attuato per periodi medio-brevi. Non bisogna però improvvisarsi.
Un primo intervento, molto importante, che si può fare nei confronti di un depresso è aiutarlo ad ottenere una diagnosi corretta ed il trattamento adatto al suo caso. Questo significa incoraggiare la persona a cercare l'aiuto di uno specialista e convincerla a proseguire il trattamento una volta che questo è iniziato. Un secondo atto assai importante è quello di offrire sostegno a livello affettivo. Questo implica armarsi di comprensione, pazienza, affetto ed incoraggiamento. Chi soffre di depressione va sostenuto ed incoraggiato con una insistenza delicata e gentile senza spingere troppo. Nell'anzianità e nella vecchiaia, che è una condizione umana in continua crescita nel mondo occidentale, la psicologia clinica e la psicoterapia devono continuamente specializzarsi per prendere in carico sanitario e sociale una popolazione in aumento e questo va fatto in stretta coordinazione con le altre relazioni di aiuto coinvolte, come il counseling, l'assistenza sociale, la medicina generale e di base delle Asl, la neurologia per tutti quei casi di demenza e patologia psico-organica e, talvolta, anche la psichiatria per i casi di vere malattie mentali nell'anziano. Il paziente anziano depresso non differisce quantitativamente o qualitativamente da un paziente depresso di età media, e dato che la percentuale di pazienti anziani è minore rispetto a quella della popolazione adulta o giovanile, è necessario considerare la depressione dell'anziano nell'ambito di un momento del percorso della vita. Per approfondire i confini e le caratteristiche distintive di questa sintomatologia va valutata l'eventuale correlazione sintomatologica di una depressione dell'età media con quella a esordio in un paziente più anziano. Inoltre per affrontare quesiti prognostici nei pazienti in età avanzata è anche utile considerare l'essere anziani non solo in qualità di un declino progressivo, ma come una fase di apprendimenti e acquisizioni derivabili dalla rielaborazione di eventi passati e dall'emergenza di aspetti che nell'adolescenza non si erano potuti esprimere. Con l'anziano occorre che lo specialista sappia intervenire in modo adeguato facendo ricorso alle diverse tecniche e modelli della tradizione psicoterapica. L'utilità di sottoporre un paziente anziano a un percorso psicoterapeutico è da valutare attentamente e l'efficacia di questo intervento dipende da molte variabili quali la motivazione alla psicoterapia stessa, la capacità introspettiva, il tipo di patologia psichica, l'intollerabile immagine della morte, carico fondamentale in questo periodo della vita. Si tratta quindi di riparare il mondo interno di un paziente anziano, segnato da tutte le perdite che nel corso della vita non ha mai elaborato a livello mentale. Si devono analizzare i molteplici aspetti del lutto in tutte le sue sfaccettature, i ricordi da quelli più remoti a quelli per i progetti che l'anziano continua a sognare perché non in grado di realizzare, e le perdite specialmente quelle mai superate che tendono ad aumentare col trascorrere degli anni. Il paziente anziano spesso presenta, insieme al disturbo depressivo e psicologico, un corollario di vere malattie organiche, quindi la motivazione alla psicoterapia per un paziente anziano risulta più debole se esiste una comorbidità sul versante somatico e, dato che la psiche al di là di una conoscenza razionale della morte non sembra essere capace di aderire con intima e profonda condizione alla rappresentazione mentale della propria fine, è allora possibile che si consolidino le negazioni e gli spostamenti. La vecchiaia è infatti l'età dei bilanci della vita che difficilmente possono essere ignorati a causa dei cambiamenti di ruolo a cui le persone vanno incontro sul piano somatico, psichico e sociale e il sommarsi di una interferenza patofisiologica influisce nella richiesta di un sostegno psicologico. In un rapporto terapeutico analitico l'elaborazione dei lutti e delle perdite ha lo scopo di eliminarne la loro concretezza, liberare i desideri dai loro aspetti di sogno per trasformarli in rappresentazioni la cui funzione è di arricchire, rendere viva e continuativa l'esistenza di ogni persona. La parte vecchia della personalità può essere costituita da aree della mente congelate in un passato da cui non è facile distaccarsi, sia perché è stato idealizzato, sia perché gli affetti che fanno rivivere i fatti della vita sono stati reificati da un controllo di tipo ossessivo e trattati alla stregua di oggetti di cui impossessarsi. Questo rimanda pertanto alla possibilità di analizzare la personalità del paziente anziano senza limitarsi solamente alla realtà depressiva, ma a rapportarla a una personalità che in età giovanile probabilmente era predisposta all'insorgenza di questo disturbo al fine di creare un parallelo tra personalità "vecchia" e i corrispettivi clinici di una sintomatologia simile ma vissuta in tempi differenti. Nella vecchiaia viene a plasmarsi l'identità sociale e viene messa a dura prova quella personale, una buona e felice introiezione delle immagini genitoriali è determinante e importante nella vita psichica e propone un modello soddisfacente per una buona identificazione a livello di costituzione e di mantenimento dell'identità psicofisica. La salute mentale dell'anziano deve essere oggi un obiettivo clinico e sociale prioritario. Sintomi ansiosi e depressivi possono precedere o accompagnare l'Alzheimer, il Parkinson, l'ictus; frequente è la depressione mascherata dalle cosiddette lamentele somatiche. Ma, in generale, il disagio psico-affettivo influisce su tutti gli eventi patologici in età avanzata complicando la gestione del paziente. A questo tipo di sofferenza risponde un approccio nuovo, che integra competenze geriatriche, psicologiche, neurologiche e psichiatriche.
A esso si ispira, per fare un esempio, la neocostituita l'Associazione italiana di psicogeriatria (Aip), che in tende favorire questo atteggiamento interdisciplinare attraverso formazione, ricerca clinica e sui servizi, educazione sanitaria; intanto è attivo un numero verde per pazienti, parenti e operatori. E grazie all'Aip ha preso il via alla Asl 3 di Torino il primo Servizio territoriale di psicogeriatria in Italia, con il coinvolgimento dei medici di Medicina generale, sul modello di quelli nati in Svizzera e poi diffusi in Europa e Stati Uniti. Dopo l'allungamento della vita e un maggiore benessere fisico, è la salute mentale del l'anziano a imporsi sempre più come obiettivo sanitario e sociale: soprattutto in una realtà come quella italiana, che conta già il 30 per cento di ultra 60enni. In quest'ottica si è costituita l'Associazione Italiana di psicogeriatria (Aip), che integra le competenze geriatriche, psicologiche, neurologiche e psichiatriche per contrastare le patologie mentali e cerebrali nell'età avanzata. Grazie all'Aip è nato anche il primo Servizio di psicogeriatria territoriale in Italia, alla Asl 3 Torino. Si tratta di una task force di collegamento tra psicologia e geriatria, che individua un percorso terapeutico assistenziale per pazienti avviati al consulto dai medici di famiglia (ricorrendo a seconda dei casi a day hospital, strutture residenziali, assistenza domiciliare, ospedalizzazione). Servizi di questo tipo, nati in Svizzera e poi diffusi in Europa e negli Stati Uniti, sorgeranno in altre città: per prime, a Palermo e Macerata. "L'obiettivo è di evitare sia risposte mediche inadeguate per disturbi psichici dell'età avanzata, sia la psichiatrizzazione del paziente geriatrico" spiega Elvezio Pirfo, direttore del Dipartimento di salute mentale Giulio Maccacaro dell'Università di Torino. "Perciò si è pensato di realizzare insieme con i medici di Medicina generale un'attività di filtro sui pazienti anziani. Dopo una sperimentazione di un anno, il Servizio è ora pienamente operativo: quattro operatori dei Dipartimento di Salute mentale si recano a tempo parziale negli ambulatori polispecialistici dei due distretti esistenti della Asl 3 (direttore generale Giuseppe De Intinis), collegati al Dipartimento di Geriatria, ed effettuano una visita psicogeriatrica sui pazienti ultra 65enni lì indirizzati dai Gp. Se risulta prevalente la patologia psichiatrica, il soggetto diventa di pertinenza del Dipartimento di salute mentale e vengono individuati gli interventi da attuare attraverso il raccordo con strutture come il centro Alzheimer semi-residenziale, le residenze sanitarie assistite, il reparto di lungo degenza ospedaliero. Se invece il paziente non è psichiatrico, prosegue la collaborazione con l'ambito geriatrico. Tutti i medici di famiglia dell'Asl sono stati informati dell'iniziativa, che mostra già i suoi frutti: infatti le prenotazioni, attraverso il Cup, sono superiori alle aspettative", conclude Pirfo. "Diversamente dall'adulto l'anziano non vive la malattia come un incidente di percorso, un'aggressione esterna, bensì come un evento intrinseco all'invecchiamento e quindi ineluttabile: si innesca così un atteggiamento di rinuncia rispetto alle possibilità di guarigione" spiega Umberto Senin, presidente della Società italiana di geriatria all'Università di Perugia. "Questo complica il quadro clinico e di conseguenza i procedimenti diagnostici e terapeutici, in quanto ai sintomi fisici si aggiungono segni di disagio psico-affettivo (soprattutto ansia e depressione)". "Nel caso dell'anziano è irrilevante definire se prevalga la patologia mentale o quella fisica. Infatti, malattie somatiche frequenti nell'età avanzata possono esordire con sintomi depressivi oppure esserne accompagnate, come nel caso di Alzheimer, demenza vascolare, morbo di Parkinson, tumori cerebrali. Nell'anziano poi è frequente il fenomeno opposto, cioè la depressione mascherata, che si esprime prevalentemente con le cosiddette lamentele somatiche: astenia, perdita di appetito e di peso, dolori articolari o addominali, difficoltà digestive". La depressione in effetti è tre volte più frequente nei soggetti in età avanzata che nel resto della popolazione, raggiungendo circa il 30 per cento dopo i 65 anni di età. Oltre alle patologie, cerebrali e non, nell'invecchiamento questo disturbo è favorito da lutti, solitudine, perdita di ruolo sociale, povertà. "In questi anni è stato evidenziato il ruolo che lo stato psico-affettivo riveste ai fini prognostici nelle patologie dell'anziano", prosegue Senin. "Tra gli studi che hanno dimostrato questo influsso è significativo per esempio uno condotto su soggetti in età avanzata colpiti da infarto miocardico, nel quale la mortalità a 6 mesi dal ricovero in ospedale è stata del 50 per cento inferiore nei pazienti che avevano ricevuto un adeguato supporto psico-affettivo. Risulta che anche il recupero della deambulazione dopo intervento per frattura del femore può essere influenzato dal sostegno psicologico e sociale fornito, così come dall'eventuale presenza di depressione. "Tutto questo implica la necessità di una nuova cultura" conclude Senin "in cui l'anziano con problemi psicologici non può essere gestito soltanto dal geriatra.- occorre un intervento combinato e contemporaneo con lo psicologo".

Esperienza clinica
Nell'ambito della valutazione clinica di un gruppo di venti pazienti anziani depressi afferiti presso l'Unità operativa per disturbi d'ansia e dell'umore si è osservata la prevalenza di episodi depressivi maggiori, di depressione ansiosa a esordio in età avanzata. Alcuni pazienti presentano tratti di personalità di tipo ossessivo, abbandonica e ipocondriaca, sono rari i casi di depressione psicotica pertanto prevalgono fattori psicogenetici mentre sono rari i casi di depressione endogena. Tra i pazienti di sesso maschile e femminile non risultano differenze rilevanti negli aspetti diagnostici se non per quel corpo fisico che rimane ad avvolgere una mente più anziana e irrigidita per il depositarsi di idee che appesantiscono il somatico e a volte anche in maniera solo localizzata. I sintomi comuni del paziente senza una soddisfacente integrazione dell'io comprendono l'assenza di speranze, l'atrofia dei desideri, il vuoto interiore, la mancanza di immaginazione, l'indisponibilità per il futuro. L'anziano è così più esposto a quel tipo di depressione caratterizzata da sentimenti di sfiducia e di disperazione frammisti a sentimenti di protesta che protettivamente assumono spesso una coloritura persecutoria e negli estremi più gravi, può arrivare a rallentamenti ideomotori, affettivi e relazionali. Nell'ambito psicoterapico in alcuni casi è stato possibile individuare alcuni punti nodali, ovviamente a prevalente sfondo affettivo, utili per disintegrare il blocco della negazione ovvero l'elemento su cui si fonda la sofferenza psichica dell'anziano, cioè la negazione al dramma della morte con l'impossibilità di approfondire l'insight e di elaborare la separazione. Dalla osservazione clinica risulta che questi aspetti caratterizzano il maggior numero di pazienti anziani depressi trattati. Si sono valutati dieci pazienti di età compresa tra i 70 e 91 anni e rispetto ai pazienti anziani di età inferiore è emersa una maggior rigidità somatica, aspetti abbandonici, con sentimenti di sfiducia e di disperazione frammisti a sentimenti di protesta che protettivamente assumono una coloritura persecutoria e appaiono poco malleabili risultando pertanto in una maggior richiesta di attenzione per il terapeuta a esplorare le parti più sane. Il paziente anziano depresso sembra incontrare difficoltà ad abbandonarsi in un rapporto in cui cerca di esercitare un controllo, per cui ne depaupera la spinta vitale e rigenerativa. Nei casi più regrediti (due pazienti su venti) non è stato possibile dinamicizzare le correnti libidiche quasi esistesse una maggior rigidità nell'empatia della coppia terapeuta-paziente. La rigidità somatica che porta a quel contenitore difficile da abbattere perché appesantito dalla vicinanza della morte, può essere affievolita dai ricordi dell'adolescenza, dal rievocare alla memoria un sé più giovane che può rimodellare la perdita, la disgregazione e lo sparpagliamento di un corpo idealizzato e terminale. La fase di accoglimento del paziente e le sedute iniziali della terapia sono momenti importanti del rapporto terapeutico, entro certi limiti il terapeuta deve essere disponibile ad accogliere le richieste del paziente che, pur essendo motivate da fattori psichici, vengono di solito presentate come dettagli pratici riguardanti il cosiddetto contratto terapeutico. È importante favorire la formazione di una coppia che, per il solo fatto di costituirsi con lo scopo di analizzare la realtà psichica e le sue dinamiche ha già di per sé una funzione psicoterapica. Non è possibile individuare un locus definito. Nel sé mutevole di questo particolare setting, che permetta quelle modificazioni dinamiche dello stato umorale che facilitano la conversione dell'essenza dell'umore depresso in un umorismo catartico utile per lo sviluppo di quelle lievi modulazioni necessarie per stimolare un riequilibrio dell'affettività, evitando quelle traslazioni che tendono a perpetuare una risonanza e a mantenere quella remota e immodificabile implosione affettiva. In assenza di insight l'intervento farmacologico può essere d'aiuto, specialmente nei casi più gravi dove tendono ad affiorare tratti psicotici, dove sono più imponenti gli elementi di dipendenza dal terapeuta e dove il peso della conflittualità dei lutti, delle perdite, degli insuccessi del paziente è così notevole da conferirgli quella avidità che non permette il dissolvimento della coppia paziente terapeuta. Il paziente che arriva al colloquio già con una terapia farmacologica spesso chiede consigli sul loro uso e la richiesta pertanto va valutata al fine di riequilibrare e ripartire le cariche libidiche disorganizzate dalla realtà depressiva.
Conclusioni. L'intervento con una terapia dinamica o a orientamento analitico per il paziente anziano depresso si è dimostrato utile ed efficace, questo ha il suo riferimento nella tecnica e nella teoria psicoanalitica seppur differenziandosene per determinati aspetti metodologici quali il setting e l'uso di farmaci. Per la maggior parte dei pazienti trattati si è evidenziato un miglioramento della sintomatologia e dell'espressività somatica specialmente nel trattamento a breve termine. Il trattamento è risultato più efficace per quei pazienti con precedenti esperienze di psicoterapie; necessitano comunque ulteriori studi per monitorare follow up a lungo termine anche se è importante aver chiaro continuativamente i limiti della definita temporalità del rapporto paziente-terapeuta per l'irrevocabile avanzare dell'età.

Altre possibilità di trattamento dell'anziano depresso. Brevi accenni.
La depressione dell'anziano in genere risponde anche ad un trattamento combinato che include la farmacoterapia, la psicoterapia cognitivo comportamentale e/o psicoterapia interpersonale..
a) Psicoterapia cognitivo comportamentale. Con questo nome è definita una psicoterapia breve che si basa sul concetto che i sintomi della depressione sono perpetuati da credenze irrazionali, da atteggiamenti distorti verso se stessi, verso l'ambiente circostante e verso gli eventi futuri. L'obbiettivo di questa forma di psicoterapia è quello di modificare queste convinzioni e comportamenti che hanno un effetto negativo sul depresso. Nell'anziano la psicoterapia cognitivo comportamentale è sicuramente l'approccio psicoterapico più indicato. Infatti, l'anziano ha spesso un modo di pensare rigido, negativo ed a volte illogico. Questi aspetti possono essere influenzati positivamente dalla psicoterapia cognitivo comportamentale che permette di apprendere strategie migliori di adattamento sia ai problemi della vita quotidiana che a quelli determinati dalle alterazioni nel modo di sentire e nel comportamento provocati dalla malattia. A volte questo approccio può non essere facile da seguire perché l'anziano è molto rigido e restio a modificare le proprie idee.
b) Psicoterapia interpersonale. Questa forma di psicoterapia si basa sul concetto che un disturbo delle relazioni con gli altri può perpetuare o precipitare in una depressione e che a sua volta una depressione può rendere più difficili queste relazioni. Questa forma di psicoterapia aiuta i pazienti depressi a meglio comprendere la malattia e le connessioni che essa ha relativamente al rapporto con gli altri.
c ) Farmacoterapia. I farmaci usati nel trattamento dei disturbi dell'umore sono noti sotto il nome di antidepressivi e di stabilizzatori dell'umore. Vi sono molte classi di antidepressivi con caratteristiche ed effetti diversi. È importante che il paziente depresso ed i suoi familiari siano consapevoli del fatto che spesso è necessario un certo tempo per trovare il farmaco ottimale, e cioè quello che è più efficace e più facile da assumere per quella particolare persona. Bisogna quindi avere pazienza ed essere consci che il trattamento "giusto", adeguato darà un beneficio reale. Per non dire poi della difficoltà dei dosaggi e della varietà dei protocolli. I farmaci agiscono normalizzando l'equilibrio biochimico che accompagna la sindrome depressiva ed esercitano la loro azione su alcune sostanze specifiche (dette neurotrasmettitori) che sono responsabili della trasmissione dei segnali e degli impulsi tra le varie aree e strutture cerebrali. Come accennato sopra, vi sono numerose classi di antidepressivi. Queste includono gli antidepressivi triciclici e tetraciclici (quali imipramina, amitriptilina, clomipramina, mianserina, ecc.,), gli inibitori irreversibili delle monoaminossidasi (IMAO) (quali la tranilcipromina), gli inibitori reversibili delle monoaminossidasi (RIMA) (quali la moclobemide). Per quanto concerne gli antidepressivi triciclici essi sono poco indicati per l'anziano a causa dei numerosi effetti collaterali di tipo anticolinergico che ne rendono difficile l'uso in chi soffre di ipertrofia prostatica, di glaucoma, di transito intestinale rallentato. Inoltre, per il loro effetto anticolinergico centrale, possono influenzare negativamente memoria ed altri processi cognitivi. Sono inoltre cardio-tossici e possono alterare ulteriormente una funzione cardiaca già compromessa. Negli ultimi anni è divenuto disponibile un nuovo gruppo di farmaci che sembrano agire in modo più selettivo sui neurotrasmettitori. Ricordiamo tra questi: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) (quali la fluoxetina, la fluvoxamina, la sertralina, la paroxetina ed il citalopram); gli inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina e serotonina (SNRI) (quali la venlafaxina e la mirtazapina) e gli inibitori selettivi della cattura della noradrenalina (NARI) (quali la reboxetina). Abbiamo poi un gruppo misto di cui fanno parte sostanze quali il trazodone, il nefazodone e la mianciprina. Va ricordata anche l'amisulpride utilizzata nelle distimie. Questi nuovi agenti farmacologici sono meglio tollerati e sono di più facile utilizzo nell'anziano e nelle terapie di mantenimento. Tra gli stabilizzatori dell'umore (utilizzati soprattutto nel trattamento del disturbo bipolare) ricordiamo il litio, la carbamazepina, il valproato di sodio, la lamotrigina, il topiramato e la gabapentina. Va ricordato che i nuovi antidepressivi sono spesso efficaci nel ridurre anche i sintomi ansiosi presenti nella depressione dell'anziano. Dati recenti indicano che oggi circa il 30% della popolazione geriatrica assume ansiolitici! L'utilizzazione di ansiolitici nella persona anziana depressa dovrebbe essere sempre considerata con molta cautela e limitata a tempi brevi, sia per il rischio di creare una "dipendenza" o fenomeni di "astinenza" alla sospensione, sia perché dosi elevate o terapie prolungate possono aggravare la condizione depressiva ed indurre od aggravare atassia, cadute, amnesie e deliri. Lo stesso vale per i farmaci ipnotici e/o ipno-induttori.
d) Trattamento elettro-convulsivo. Il trattamento elettro-convulsivo è efficace nel 75-85% dei pazienti anziani depressi e nel 90% dei casi con sintomi psicotici. In genere viene utilizzato in pazienti che non rispondono al trattamento combinato psicoterapia + farmacoterapia o in casi con sintomi psicotici che possono costituire un pericolo per il soggetto o per la famiglia o in soggetti defedati in cui l'uso di farmaci non è possibile. La presenza di: ideazione suicidaria, deliri, allucinazioni, mutacismo e rifiuto delle cure sono tutti sintomi per cui l'utilizzazione di un trattamento elettro-convulsivo dovrebbe essere presa in considerazione.
e) Ruolo della famiglia. La famiglia è un supporto molto importante per l'anziano che soffre di depressione. I familiari debbono aiutare l'anziano ad aderire al regime terapeutico controllando che i medicamenti vengano presi alle ore ed alle dosi indicate, debbono vegliare a che gli incontri con lo psicoterapeuta si verifichino secondo il programma previsto. Essi dovrebbero inoltre essere capaci di comprendere come il paziente pensa e quali sono i suoi sentimenti. Gli anziani depressi hanno un immenso bisogno di essere rassicurati e questo può farli divenire insistenti, petulanti ed importuni. Questi comportamenti vanno visti come una manifestazione della malattia anche se a volte possono essere causa di irritazione. Se non è compresa correttamente, la malattia depressiva è un evento terribile, non solo per la persona che ne soffre, ma anche per tutta la famiglia.
f) Sostegni esterni alla famiglia. Nel trattamento della depressione dell'anziano, la collettività ha un ruolo prominente quando il malato non ha più parenti capaci di provvedere al supporto e sostegno necessari. È importante che chi è solo sia stimolato da contatti quotidiani o regolari con altre persone. Counselors, assistenti sociali ed assistenti per persone anziane possono essere persone chiave per queste situazioni.
g) I gruppi di Auto-Aiuto-IDEA. Da circa due anni la Fondazione IDEA ha introdotto e sviluppato in Italia una modalità di aiuto a chi soffre di depressione molto diffusa nei paesi anglosassoni. Si tratta dei gruppi di Auto-Aiuto-IDEA. Un gruppo di autoaiuto è un gruppo di circa 10-15 persone con esperienza diretta od indiretta del disturbo che, dopo un breve corso di formazione, si riuniscono con frequenza regolare (in genere settimanale) per discutere di problemi e situazioni comuni, esperite o vissute dai suoi membri. Non vi è presenza di operatori sanitari o professionisti della materia. Incontri tra il gruppo e uno specialista avvengono ogni 4-8 settimane per portare informazioni e rispondere a specifici quesiti. Vi sono gruppi per coloro che soffrono o hanno sofferto di depressione e gruppi per familiari. L'esperienza dimostra che i gruppi di auto-aiuto sono un adeguato complemento (e non un'alternativa) alla terapia classica. Essi permettono una migliore comprensione del disturbo, una migliore aderenza al trattamento, un più rapido recupero ed una miglior ripresa della capacità sociale del paziente. Nel gruppo il paziente anziano depresso trova ascolto, comprensione e motivazione, abbandona un ruolo totalmente passivo e, gradualmente, nelle interazione con gli altri membri del gruppo assume un ruolo attivo e responsabilizzante. Inoltre, per l'anziano, il gruppo di auto-aiuto è spesso un modo di rompere la propria solitudine, l'isolamento cui si sente condannato e gli permette di ritrovare un dialogo con gli altri.
In conclusione possiamo dire che il trattamento della depressione dell'anziano deve essere programmato su tempi lunghi e richiede un approccio psicoterapeutico accompagnato da una farmacoterapia e da un sostegno familiare o da un gruppo d'auto-aiuto e se necessario un supporto psicosociale come il counseling. Un trattamento esclusivamente psicoterapico va considerato solo per casi lievi od assai moderati, mentre in casi più gravi, con una sintomatologia dichiarata ed evidente, la farmacoterapia è sempre necessaria. Va ricordato e sottolineato che se un trattamento è iniziato, esso non va mai sospeso di propria iniziativa, senza l'accordo dello specialista.

Commenti e raccomandazioni conclusive.
La depressione è un disturbo frequente nell'anziano e l'incidenza del suicidio in questo gruppo di età è considerevolmente elevata. Le cause ed i sintomi della depressione dell'anziano possono variare considerevolmente da un soggetto all'altro e le sue caratteristiche possono essere diverse da quelle comunemente riscontrate nell'adulto. Modificazioni neurochimiche legate ai processi di invecchiamento o malattie intercorrenti o ai farmaci assunti per curarle possono avere un ruolo importante nella genesi del disturbo. L'etiologia è sempre multifattoriale ad i fattori genetici sembrano avere un peso minore che nel giovane o nell'adulto. La diagnosi di depressione nell'anziano non è facile sia perché spesso il paziente presenta un quadro atipico (in rapporto alla depressione dell'adulto) sia perché è spesso associata ad un quadro ansioso ed ad una elevata somatizzazione. Nel processo diagnostico è importante valutare l'eventuale presenza di alterazioni ormonali (tiroxina e cortisolo) e di ipovitaminosi B12. Indagini ed esami con TAC (tomografia assiale computerizzata) e RMN (risonanza magnetica nucleare) possono essere utili per differenziare la depressione dell'anziano dalla demenza. Il trattamento farmacologico non è facile sia per fenomeni di interazione tra farmaci, (quasi sempre presenti) dovuti alla politerapia, resa necessaria dalle concomitanti patologie mediche, sia per la presenza di queste patologie a volte in forma grave. Un trattamento psicoterapico dovrebbe sempre essere associato alla farmacoterapia. La risposta alla terapia richiede spesso un certo tempo, bisogna avere pazienza e fiducia e sostenere chi soffre. Tuttavia se la terapia dopo un certo periodo di tempo non è efficace è opportuno cambiare gli specialisti.

Siti visitati per questa ricerca:


www.neuropsy.it ultima visione 23/11/01.
www.depression.ch ultima visione 25/11/01.
www.esaurimento.it ultima visione 01/12/01.
www.geriatriaonline.net ultima visione 09/12/01.
www.benessere.com ultima visione 16/12/01.
www.pfizer.it ultima visione 20/12/01.
www.piazzasalute.it ultima visione 23/12/01.
www.terzaetà.com ultima visione 02/01/02.
www.salus.it ultima visione 12/01/02.
www.italz.it ultima visione 18/01/02

http://www.ilcounseling.it