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Percorsi di autoconoscenza
 
di Minou Galatello
 

Stiamo vivendo un epoca davvero particolare. L'abbiamo sentita nominare new-age. Il bisogno di spiritualità sembra essere fuoriuscito prepotentemente quasi come reazione all'illuminismo, corrente di pensiero che fu certamente protagonista di importanti scoperte scientifiche, ma che ha in qualche modo negato quegli aspetti appunto spirituali che oggi ricominciano ad interessare più o meno tutti. Lentamente stiamo abbandonando gli approcci illuministi del "se non vedo non credo" per sostituirli con un atteggiamento mentale più morbido e possibilista, che suona più o meno come "se una cosa non la vedo, non significa per forza che quella cosa non esiste". Persino una certa parte di scienza, come la fisica quantistica, si sta interessando allo studio di fenomeni partendo da questo atteggiamento mentale-scientifico: l'uomo non possiede l'intero scibile dell'universo, e quindi la curiosità ed un sano bisogno di "saperne di più" diventano i veri motori che spingono questa parte di scienza ad indagare con una certa onesta intellettuale , lasciando indietro i pregiudizi illuministi o di qualunque altro tipo.
In realtà credo che ogni epoca, ogni corrente di pensiero , abbia avuto una sua precisa ragion d'essere quasi come fase obbligata di passaggio, passaggio inteso come crescita ed evoluzione. E questa è l'epoca della ricerca interiore, ma come tutti i cambiamenti che si verificano come "reazione" a qualcosa che è stato soppresso, negato o ignorato per molto tempo, possiede i suoi eccessi che a ben guardare non producono proprio vera conoscenza e a volte persino infastidiscono coloro che non ne condividono le matrici guida.
Mi sono permessa di dilungarmi con questa piccola introduzione per affrontare il tema dei percorsi di auto-conoscenza. Immagino che anche colui che legge avrà avuto modo di verificare che oggi come oggi detti percorsi si trovano sotto ogni ponte e ad ogni angolo di strada di questa nostra, appunto, epoca New-age. Mi sono capitati tra le mani volantini informativi che pubblicizzavano "percorsi veloci" di guarigione, consapevolezza, evoluzione e quant'altro. I tempi andavano addirittura dalle due settimane, fino a qualche mese. Oppure 4-5 sedute di una qualche forma di terapia della quale non riuscivo proprio a coglierne gli strumenti di lavoro. In ogni caso vorrei esprimere qui il mio parere su questo, che rimane inteso è un'opinione personale e che deriva dalla mia lunga e a tratti travagliata ricerca della soluzione al mio problema, cioè una forma depressiva piuttosto radicata.
Quando parliamo di psicoterapia, o di altre forme di indagine interiore come l'analisi bioenergetica, alla fine stiamo parlando della nostra crescita. Come molti di voi già sanno, il vissuto personale di ognuno di noi spesso condiziona la qualità delle nostre vite di adulti, fino a compromettere il nostro potenziale emozionale. Spesso da bambini abbiamo dovuto "corazzarci" per poter sostenere situazioni di frustrazioni o , in alcuni casi , violenze fisiche e psicologiche, fino a creare quelle che comunemente vengono chiamate "difese". Le difese corporee e caratteriali hanno avuto una loro precisa funzione nel momento in cui le abbiamo strutturate e poi nutrite dentro di noi: quella di non "farci sentire" , di non farci crollare o addirittura, come nel mio caso, di non farci andare totalmente in pezzi. Va da se che lo "smantellamento" di questo apparato psico-corporeo necessita dei suoi tempi che non solo hanno carattere assolutamente individuale, ma davvero nel percorso terapeutico assumono un importanza centrale. Questo è uno dei principali capisaldi di ogni buona psicoterapia che mi fa dubitare di queste forme di percorsi "a tempo determinato". Dopodiché dobbiamo anche considerare l'utilità di dette difese, come vi accennavo in precedenza. Aprire blocchi energetici, mettere la persona di fronte alle sue rimozioni e negazioni senza un'adeguata professionalità diventa, a mio avviso, persino rischioso. Se quelle difese sono state innalzate per una ragione, e quella ragione aveva a che fare con la nostra stessa sopravvivenza, come si può pretendere di "scardinarle" in poco tempo? E per di più da persone che non possiedono una preparazione adeguata allo scopo? Se ci abbiamo impiegato vite intere per ergerle e nutrirle, possiamo liberarcene in un paio di settimane? Assolutamente no, ed è la stessa logica a suggerircelo.
Se siamo tutti d'accordo che l'auto-conoscenza abbia a che vedere con la crescita, allora proviamo ad immaginare la realtà interiore di un bambino piccolo, da quando viene al mondo a quando comincia a muovere i suoi primi passi Vorrei utilizzare questa analogia perché credo sia possibile comparare il famigerato inconscio ad alcune parti del nostro SE che non si sono sviluppate, non sono cresciute, non ne hanno avuto l'opportunità. Sono, come dire, rimaste "piccole". Il mondo interiore del bambino è per alcuni versi limitato, cosi come lo sono gli strumenti che ha a disposizione per affrontare la sua gigantesca sfida: quella di diventare grande. Ecco che alcuni eventi per noi adulti scontati e di semplice gestione, per un bambino piccolo diventano vere e propri ostacoli. Un bambino può terrorizzarsi perché si sente stanco, e questa stanchezza lo disorienta e lo può gettare in uno stato di angoscia. I neonati a cui viene il singhiozzo durante la poppata, vivono un grande disagio interiore, perché non sanno cosa sta succedendo all'interno del loro corpo e quello spiacevole sussulto involontario gli impedisce il soddisfacimento dell'immediato e prepotente bisogno di nutrirsi e sentirsi protetto nelle braccia della madre. Crescere vuol dire sperimentare ogni momento la realtà esterna ed interna. Vuol dire provare, tentare e ritentare, sentire e di volta in volta valutare per poi accettare le grandi sfide che la vita ci mette davanti.
E adesso proviamo ad immaginare di dare tutte le direttive e le istruzioni utili del caso a questo nostro bambino immaginario, suggerendogli addirittura un lasso di tempo entro il quale lo deve fare. Una specie di "prontuario della crescita". Sarebbe assurdo aspettarci che questo bambino diventi grande, e per di più nel lasso di tempo che noi abbiamo deciso? Si lo sarebbe, perché noi sappiamo che la sua evoluzione è legata ad un fattore esperenziale, non solo mentale.
Anche la crescita dell'adulto è legata a quel fattore.
Concludo con una raccomandazione, a costo di sembrarvi presuntuosa o saccente .Quando dovete scegliere un percorso di auto-conoscenza date sempre e instancabilmente ascolto a ciò che SENTITE. Non importa che il tale Guru, Maestro yoga, Master reiki o psicoterapeuta che sia, vi risulta preparato sulla carta. Sentitevi... ascoltatevi...il vostro corpo possiede la risposta sull'effettivo livello di consapevolezza di quello che vi sta davanti.
Affidarsi ad un'altra persona, a mio avviso, è un grande atto d'amore. Non concedetelo se avvertite in qualche angolino remoto della vostra coscienza, che quella persona non fa per voi: perché è probabile che abbiate ragione.

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