Il "bullismo". Una visita all'Istituto degli
Innocenti
di Gianluca Banchetti (2002)
- Mi piace, come genitore, informarmi. Sono curioso e su invito di Giovanni Rotiroti ho
avuto il piacere mettere per
- iscritto l'evento a cui ho partecipato a Firenze presso l'Istituto degli Innocenti,
organizzato dalla Regione Toscana, e che mi ha personalmente coinvolto. Il mio resoconto
partirà dal testo della rassegna Bulli e Pupe. Il termine "bullying", di cui
l'italiano "bullismo" è la traduzione letterale, è quello ormai comunemente
usato nella letteratura internazionale sull'argomento per definire un fenomeno sommerso,
eppure incredibilmente diffuso. È una forma di oppressione, in cui la giovane vittima
sperimenta, per opera di un coetaneo prevaricatore, una condizione di profonda sofferenza,
di grave svalutazione della propria identità, di crudele emarginazione dal gruppo. Dan
Olweus considerato la massima autorità mondiale in materia (il suo libro è edito in
Italia dalla Giunti) definisce il bullismo nel modo seguente: "uno studente è
oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto,
ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o
di più compagni." (Olweus, 1986 1991). Un comportamento da "bullo" è un
tipo di azione (individuale o collettiva) che mira deliberatamente a ferire; spesso è
persistente, talvolta dura per settimane, mesi e persino anni ed è difficile per coloro
che ne sono vittime difendersi. Alla base della maggior parte dei comportamenti
sopraffattori c'è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare. Il bullismo
assume forme differenti: * fisiche: colpire con pugni o calci, appropriarsi di, o
rovinare, gli effetti personali di qualcuno; * verbali: deridere, insultare, prendere in
giro ripetutamente, fare affermazioni razziste; * indirette: diffondere pettegolezzi
fastidiosi, escludere qualcuno da gruppi di aggregazione. Le vittime dei bulli hanno vita
difficile, possono sentirsi oltraggiate, possono provare il desiderio di non andare a
scuola. Nel corso del tempo è probabile che perdano sicurezza e autostima,
rimproverandosi di "attirare" le prepotenze dei loro compagni. Questo disagio
può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. Alcuni ragazzi possono
presentare sintomi da stress, mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d'ansia.
Altri si sottrarranno al ruolo di vittima designata dei bulli marinando la scuola. Altri
ancora potranno persino sviluppare il timore di lasciare la sicurezza della propria casa.
Le conseguenze di tale situazione sono spesso gravi e possono provocare strascichi anche
in età di molto successive a quelle del sopruso stesso.
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- Il fenomeno del "bullismo"
- Il fenomeno del bullismo può essere definito "un'azione che mira deliberatamente a
fare del male o a danneggiare; spesso è persistente ed è difficile difendersi per coloro
che ne sono vittima" (Sharp e Smith, 1995). Alcune azioni offensive possono essere
perpetrate attraverso l'uso delle parole, per esempio minacciando od ingiuriando; altre
possono essere commesse ricorrendo alla forza o al contatto fisico, per esempio picchiando
o spingendo. In certi casi le azioni offensive possono essere condotte anche senza l'uso
delle parole o del contatto fisico: beffeggiando qualcuno, escludendolo intenzionalmente
dal gruppo o rifiutando di esaudire i suoi desideri. Il bullismo può essere perpetrato da
un singolo individuo o da un gruppo, il bersaglio può essere un singolo individuo o un
gruppo. Per parlare di bullismo è necessario che vi sia un'asimmetria nella relazione. Si
può distinguere una forma di bullismo diretto, che si manifesta in attacchi relativamente
aperti nei confronti della vittima, e di bullismo indiretto, che consiste in una forma di
isolamento sociale ed in una intenzionale esclusione dal gruppo. Per quanto riguarda la
manifestazione degli atti di bullismo si può affermare che la scuola è senza dubbio il
luogo in cui questi si manifestano con maggiore frequenza, soprattutto durante
l'intervallo e nell'orario di mensa, e nel tragitto casa scuola. L'unico contrassegno
esteriore che differenzia i due gruppi è la forza fisica: le vittime sono solitamente
più deboli della media dei ragazzi. I tratti estetici giocano un ruolo di gran lunga
minore nell'origine del bullismo anche se non si esclude che alcuni di essi possano essere
stati determinati in casi particolari.
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- Caratteristiche del comportamento di vittima
- Le vittime sono solitamente più ansiose ed insicure, spesso caute, sensibili e calme.
Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, se si tratta di bambini piccoli,
piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un'opinione negativa di
sé e della propria situazione. Le vittime sono caratterizzate da un modello reattivo
ansioso o sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una debolezza fisica, modello
che viene rinforzato negativamente dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali
conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché non possiede le abilità per
affrontare la situazione o, se le possiede, le padroneggia in maniera inefficace.
Solitamente le vittime vivono a scuola nella condizione di solitudine e di abbandono.
Manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo: hanno paura di farsi
male, sono incapaci nelle attività di gioco o sportive, sono abitualmente non aggressivi
e non prendono in giro i compagni, ma hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo
dei coetanei. Il rendimento scolastico è di vario tipo e tende a peggiorare nella scuola
media. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse,
che segnalano agli altri l'insicurezza, l'incapacità, l'impossibilità o difficoltà di
reagire di fronte agli insulti ricevuti; le ripetute aggressioni non fanno altro che
peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità. Esiste tuttavia un altro
gruppo di vittime: le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione di
modalità di reazione ansiose e aggressive. Possono essere iperattivi, inquieti e
offensivi. Tendono a controbattere e possono essere sgraditi anche agli adulti. Hanno la
tendenza a prevaricare i compagni più deboli. Non è raro che il loro comportamento
provochi reazioni negative da parte di molti compagni o di tutta la classe. Questo tipo di
vittima è meno frequente rispetto alle precedenti e le vittime del primo tipo risultato
maggiormente esposte a rischio di depressione. Le vittime presentano sin dall'infanzia un
atteggiamento prudente e una forte sensibilità. Nell'età adulta risultano a rischio di
criminalità molto al di sotto della media.
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- Caratteristiche del comportamento di bullo
- La caratteristica più evidente del comportamento da bullo è chiaramente quella
dell'aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso i genitori e gli
insegnanti. I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso
impulsivi. Vantano spesso la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente
e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà nel
rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi. Tentano a volte di
trarre vantaggio anche utilizzando l'inganno. Si dimostrano molto abili nelle attività
sportive e di gioco e sanno trarsi d'impaccio anche nelle situazioni difficili. Al
contrario di ciò che generalmente si pensa, non presentano ansia o insicurezze. Sono
caratterizzati quindi da un modello reattivo-aggressivo associato, se maschi, alla forza
fisica che, suscitando popolarità, tende ad auto-rinforzarsi negativamente raggiungendo i
propri obiettivi. I bulli hanno generalmente un atteggiamento positivo verso l'utilizzo di
mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una buona considerazione di se
stessi. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l'aumentare dell'età
e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola.
L'atteggiamento aggressivo prevaricatore di questi giovani sembra essere correlato con una
maggiore possibilità, nelle età successive, di essere coinvolti in altri comportamenti
problematici, quali la criminalità o l'abuso da alcool o da sostanze. All'interno del
gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi, ovvero i seguaci o sobillatori che
non partecipano attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi ragazzi
provengano da condizioni familiari educativamente inadeguate, il che potrebbe provocare un
certo grado di ostilità verso l'ambiente. Questo fatto spiegherebbe in parte la
soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni. Questo tipo di atteggiamento è
rinforzato spesso da un accresciuto prestigio.
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- Condizioni che favoriscono il fenomeno
- Gli studi hanno evidenziato alcuni fattori che sembrano essere alla base del
comportamento aggressivo. Sicuramente un ruolo importante è da attribuire al temperamento
del bambino. Un atteggiamento negativo di fondo, caratterizzato da mancanza di calore e di
coinvolgimento, da parte delle persone che si prendono cura del bambino in tenera età, è
un ulteriore fattore importante nello sviluppo di modalità aggressive nella relazione con
gli altri. Anche l'eccessiva permissività e tolleranza verso l'aggressività manifestata
verso i coetanei e i fratelli crea le condizioni per lo sviluppo di una modalità
aggressiva stabile. Un ruolo importante è ricoperto anche dal modello genitoriale nel
gestire il potere. L'uso eccessivo di punizioni fisiche porta il bambino ad utilizzarle
come strumento per far rispettare le proprie regole. E' importante che siano espresse le
regole da rispettare e da seguire ma non è educativo ricorrere soltanto alla punizione
fisica. Queste non sono sicuramente le uniche cause del fenomeno, anzi, si può dire che
esso è inserito in un reticolo di fattori concatenati tra loro. È, comunque, certo che
le condotte inadeguate si verifichino, con maggior probabilità quando i genitori non sono
a conoscenza di ciò che fanno i figli o quando non hanno saputo fornire adeguatamente i
limiti oltre i quali certi comportamenti non sono consentiti. Gli stili educativi
rappresentano infatti un fattore cruciale per lo sviluppo o meno delle condotte
inadeguate. È interessante sottolineare come il grado di istruzione dei genitori, il
livello socio-economico e il tipo di abilitazione non sembrano essere correlate con le
condotte aggressive dei figli. A livello sociale si è visto come anche i fattori di
gruppo favoriscano questi episodi. All'interno del gruppo c'è un indebolimento del
controllo e dell'inibizione delle condotte negative e si sviluppa una riduzione della
responsabilità individuale. Questi fattori fanno sì che in presenza di ragazzi
aggressivi anche coloro che generalmente non lo sono lo possano diventare. Per evitare che
un bambino ansioso e insicuro diventi una vittima è importante che i genitori lo aiutino
a trovare una migliore autostima, una maggiore autonomia e gli forniscano degli strumenti
adeguati per affermarsi nel gruppo dei coetanei. Alcune ricerche hanno dimostrato che non
esiste correlazione fra la frequenza degli episodi di bullismo e l'ampiezza della scuola e
della classe né tanto meno che il fenomeno si manifesti con maggior incidenza nelle
grandi città. Inoltre l'essere bullo o vittima è una condizione che perdura nel tempo.
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- Bullo e vittima: il disagio sottostante ai modelli reattivi
- I due modelli reattivi, che abbiamo presentato precedentemente, rappresentano due
modalità inadeguate, apprese dall'ambiente, di rapportarsi con gli altri. Entrambi
determinano effetti positivi nel breve periodo, e per questo si rinforzano, ma a lungo
termine producono disagio nella persona che li emette. È importante intervenire
precocemente su tali modalità in quanto su queste basi si possono instaurare veri e
propri disturbi. In particolare il modello reattivo-ansioso (tipico della vittima) conduce
ad evitare le situazioni che si considerano potenzialmente pericolose. Questo può creare
un terreno fertile sul quale si possono sviluppare fobie, depressioni, ecc. L'altro
modello, reattivo-aggressivo (tipico del bullo), può creare una base sulla quale possono
innestarsi disturbi quali atteggiamenti di dipendenza, comportamenti delinquenziali, ecc.
Anche laddove non si manifestano vere e proprie patologie, gli individui che utilizzano
modelli reattivi inadeguati strutturano personalità che non sono in grado di adeguarsi
alle richieste dell'ambiente. Una personalità ansiosa rinuncerà ad esprimere i propri
bisogni, eviterà il conflitto e diventerà una persona insicura e passiva. Una
personalità aggressiva svilupperà una modalità attraverso la quale cercherà di imporsi
sempre sugli altri, vivendo le relazioni in una costante conflittualità. Questa
situazione a lungo termine, porterà la persona ad essere isolato dalle altre. In questa
prospettiva è quindi importante agire non solo sul fenomeno in sé e sulle sue
manifestazioni, ma anche sulle competenze sociali sia la vittima che dell'aggressore. Per
conseguire tale scopo occorre permettere l'acquisizione delle abilità della comunicazione
e di competenze per riconoscere ed esprimere le proprie emozioni attraverso il modello
dell'assertività.
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- Abilità sociali e relazionali: l'assertività
- Il termine assertività sta ad indicare uno stile comunicativo che permette
all'individuo di esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e di impegnarsi a
risolvere positivamente le situazioni e i problemi. Non esiste una risposta assertiva
definibile in modo assoluto, essa deve essere valutata all'interno della situazione
sociale ed è un processo continuo di aggiustamento della propria performance
comunicativa. Il comportamento assertivo quindi non è intermedio tra il comportamento
aggressivo e passivo: obiettivo per una comunicazione assertiva è la capacità di ridurre
le proprie componenti aggressive e passive. L'assertività è un modo di comunicare che
nasce dall'armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità senza necessariamente
modificare la propria personalità. In questa integrazione entra in gioco l'aspetto
neurovegetativo per le emozioni, quello motorio volontario per i gesti e le azioni ed
infine quello corticale-cognitivo per i pensieri e le verbalizzazioni. Tra questi tre
aspetti della personalità esiste un rapporto di interdipendenza per cui migliorare
l'assertività significa agire su ognuno dei tre. Non solo è importante conoscere le
tecniche per migliorare l'assertività, ma occorre sviluppare nuove abitudini di
comportamento e perfezionare l'educazione dei sentimenti e delle emozioni. Familiarizzarsi
con il mondo dei sentimenti richiede, infatti, "un'educazione sentimentale". La
struttura concettuale dell'assertività è l'ordine che ciascuno pone nella propria vita,
quando con maggiore consapevolezza pensa a se stesso e interagisce con le altre persone.
Questo modo di agire permette di stabilire un rapporto attivo e intelligente che si basa
sulla valutazione corretta della situazione e sull'avere a disposizione i mezzi adeguati
per poter scegliere la soluzione più appropriata. Il costrutto dell'assertività è
costituito dall'idea di libertà come capacità di affrancarsi dai condizionamenti
ambientali negativi e comprende la conoscenza di sé e della propria personalità, della
teoria dei diritti assertivi (in ciò è inclusa l'idea della reciprocità, ovvero il
medesimo diritto di comunicare desideri e convinzioni e di perseguire obiettivi
individuali viene riconosciuto anche agli altri, il saper riconoscere e criticare le idee
irrazionali che generano e mantengono i disagi e i disturbi emotivi. Il secondo aspetto
riguarda la forma dell'assertività, ovvero la capacità di esprimersi in modo più
evoluto ed efficace, tradotta quindi in abilità non verbali e verbali, e, più in
generale, in competenza sociale. Tale aspetto è stato definito da L. Philhps (1968) come
"l'ampiezza con cui l'individuo riesce a comunicare con gli altri, in modo da
soddisfare diritti, esigenze, motivazioni e obblighi, in misura ragionevole e senza
pregiudicare gli analoghi diritti delle altre persone, in forma di libero e aperto
dialogo". In questo caso la persona assertiva sa esprimere in modo chiaro e
tecnicamente efficace, emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni personali riducendo
sempre più le sensazioni d'ansia, disagio o aggressività. A questa modalità
comunicativa si contrappone uno stile comunicativo passivo e aggressivo.
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- Caratteristiche del tipo aggressivo
- Il soggetto con questo stile è una persona che non rispetta i limiti degli altri, è
concentrato sui propri desideri senza badare a coloro che gli sono intorno. Per fare
questo utilizza qualsiasi mezzo a propria disposizione, anche distruttivo e violento. La
tendenza è quella di dominare gli altri e l'unico obiettivo che si pone è il potere
personale e sociale. Alla base di questo tipo di comportamento vi sono ancora delle
componenti d'ansia accompagnate però da rabbia e ostilità. C'è anche un disprezzo degli
altri e un mancato riconoscimento della dignità altrui.
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- Caratteristiche del tipo passivo
- Il soggetto con uno stile di comunicazione passivo pensa più ad accontentare gli altri
che non se stesso, è facilmente influenzabile dagli altri e subisce le situazioni senza
opporsi. È un soggetto che ha un'elevata ansia sociale, che non riesce ad esprimere
adeguatamente i propri bisogni e le proprie esigenze. Il suo obiettivo è ottenere il
consenso di tutti ed evitare qualsiasi forma di contrasto con gli altri. Nel breve termine
questo tipo di atteggiamento è utile per ridurre l'ansia, ma finisce col limitare
notevolmente la capacità dì azione della persona. Alla base di questo atteggiamento vi
sono spesso sensi di colpa associati ad una forte componente ansiosa.
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- I livelli dell'assertività
- La struttura concettuale dell'assertività è basata sulla funzionalità di cinque
livelli ognuno dei quali ne definisce un aspetto. Il primo livello è costituito dalla
capacità di riconoscere le emozioni, il cui obiettivo riguarda l'autonomia emotiva e la
percezione delle emozioni senza il coinvolgimento negativo legato alla presenza di altre
persone (arrossire, balbettare, vergognarsi, ecc.). Il secondo livello: la capacità di
comunicare emozioni e sentimenti, anche negativi, attraverso molteplici strumenti
comunicativi rappresenta il secondo livello che riguarda la libertà espressiva, ovvero il
controllo delle reazioni motorie senza che queste siano alterate o inibite dall'ansia e
dalla tensione. Al terzo livello troviamo la consapevolezza dei propri diritti nel senso
di avere rispetto per sé e per gli altri. Esso ha un ruolo centrale nella teoria
dell'assertività in quanto la distinzione tra i comportamenti aggressivi, passivi e
assertivi si fonda sui diritti e sul principio di reciprocità. Il quarto livello è
rappresentato dalla disponibilità ad apprezzare se stessi e gli altri. Questo implica la
stima di sé, la capacità di valorizzare gli aspetti positivi dell'esperienza con una
visione funzionale e costruttiva del proprio ruolo sociale. L'ultimo livello è relativo
alla capacità di auto-realizzarsi e di poter decidere sui fini della propria vita. Per
raggiungere tale obiettivo è necessario possedere un'immagine positiva di se stessi,
fiducia e sicurezza personale. Il possedere tali caratteristiche comporta una maggiore
capacità di autocontrollo, di intervento sulle situazioni e di soluzione dei problemi, un
"ambiente interno" rilassante che permette di percepire le difficoltà non come
occasioni negative di frustrazione, ma come ostacoli da superare abilmente. Gli obiettivi
dei vari livelli vengono raggiunti intervenendo sia sull'aspetto concettuale, di
contenuto, sia sull'aspetto tecnico, riguardante il modo di agire e di comunicare.
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- Le abilità comunicative
- La comunicazione verbale e non verbale è composta da singole abilità che sono apprese.
Non sempre le utilizziamo in modo appropriato e talvolta neppure le possediamo, nel senso
che non fanno parte del nostro repertorio comportamentale. La comunicazione è un processo
complesso e articolato che comprende sia gli aspetti verbali sia quelli non verbali.
Quelli verbali comprendono le parole e quelli non verbali i gesti e qualsiasi altro
elemento che possa dire qualcosa di noi.
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- Comunicazione non verbale
- L'importanza della comunicazione non verbale è tale che se vi è incongruenza tra gli
elementi verbali e non verbali si dà più credito alla comunicazione non verbale. Gli
elementi abilità della comunicazione non verbale sono: * Contatto oculare * Spazio
corporeo * Tono e volume della voce * Mimica facciale * Gestualità * Postura * Contatto
corporeo * Sincronizzazione
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- Comunicazione verbale
- La comunicazione verbale è la forma di comunicazione più espressiva e più potente di
cui si può servire l'uomo. Le singole abilità della comunicazione sono quelle relative
all'avviare e mantenere una conversazione, al parlare in pubblico, a formulare e a gestire
la critica. La capacità nell'avviare e mantenere una conversazione è composta da più
abilità: * Formulare domande aperte/chiuse, ad imbuto, ecc. * Auto-apertura * Libere
informazioni
- Parlare in pubblico, significa fare relazioni, tenere conferenze o esprimere le proprie
opinioni, le abilità necessarie sono: * Essenzialità concettuale * Utilizzare le regole
attraverso esempi * Proprietà di linguaggio * Scorrevolezza * Ritmo, enfasi e brevità *
Gestione del silenzio
- La capacità di formulare, accettare e o difendersi dalle critiche comprende: *
Asserzione negativa * Disco rotto (la ripetizione) * Annebbiamento (la confusione) *
Ignorare selettivamente * Separare gli spunti * Disarmare la collera * Fare inchiesta
negativa
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- Aspetti cognitivi implicati nella comunicazione
- Oltre agli aspetti verbali e non verbali della comunicazione, sono importanti anche gli
aspetti cognitivi implicati nella stessa. Essi sono: * L'autostima L'autostima corrisponde
alla misura con la quale una persona si accetta e si approva. Per migliorare l'autostima
è necessario riconoscere le proprie idee irrazionali e saperle criticare, riconoscere i
diritti assertivi e farli propri. * La critica alle idee irrazionali Con il termine
"Idee irrazionali" Ellis (1975) indica "l'insieme dei pregiudizi,
preconcetti, sentimenti di colpa. ecc che uno possiede nei diversi contesti sociali".
(per esempio: "devo piacere a tutti; se le cose non sono perfette è una catastrofe).
Le idee irrazionali non ci permettono di riconoscere i nostri diritti assertivi. * Diritti
assertivi I diritti assertivi comprendono il rispetto di se stessi, delle proprie
esigenze, sentimenti e convinzioni, (ad esempio: "ho il diritto di rifiutare senza
sentirmi in colpa" "ho il diritto di chiedere aiuto", ecc.). Tali diritti
sono necessari per costruire connessioni positive come la fiducia e la familiarità.
Riconoscerli e rispettarli significa anche riconoscerli e rispettarli negli altri. *
Problemsolving Il Problemsolving consiste nel saper identificare un problema e scomporlo
in parti più facilmente affrontabili ricercando le possibili soluzioni per risolverlo.
Fatto ciò è possibile scegliere la soluzione più adeguata e verificarla.
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- La prevenzione del fenomeno del bullismo
- Per quanto riguarda gli interventi i soggetti interessati sono, oltre agli alunni, gli
insegnanti e i genitori. Questi possono farsi carico di questi problemi attivando una
programmazione contro le prepotenze e promovendo interventi tesi a costruire una cultura
del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti. Si è
evidenziato che l'intervento con bambini e ragazzi, deve essere preventivo rispetto a
segnali più o meno sommersi del disagio e rispetto alle fisiologiche crisi evolutive.
Risulta poco utile agire sul disturbo e sulla psicopatologia ormai conclamata. La
specificità di un intervento preventivo è quindi rivolto a tutti gli alunni e non
direttamente ai "bulli" e alle loro vittime, perché, alfine di un cambiamento
stabile e duraturo, risulta maggiormente efficace agire sulla comunità degli spettatori.
È importante sottolineare questo punto perché, come indicato in letteratura, è
inefficace l'intervento psicologico individuale sul "bullo". Infatti il
"bullo" non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono
percepite da lui come un problema, e queste sono un problema soltanto per la vittima, gli
insegnanti e il contesto. L'intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini
individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del
"bullismo". Quella vittima cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà
presto un'altra nel medesimo contesto. Per questi motivi è necessario attuare un
programma di intervento pluriennale di carattere preventivo e diretto al gruppo
classe/scuola. Questo intervento rappresenta un'occasione di crescita per il gruppo classe
stesso che, attraverso un maggiore dialogo ed una maggiore consapevolezza di pensieri,
emozioni ed azioni, diventerà risorsa e sostegno per ciascun membro della classe.
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- Ruolo e coinvolgimento dei genitori
- È inutile sottolineare che per rendere efficace e duraturo questo tipo di prevenzione,
è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino, come modelli e
come soggetti promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l'esempio possa
essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi. Ciò diviene particolarmente
importante se si considera che le competenze sociali acquisite diventano tratti fissi del
carattere, "mattoni della struttura della personalità" (Couvelier, 1998), che
si sviluppa in comportamenti adeguati o disadattati. Il compito degli insegnanti è quindi
quello di intervenire precocemente finché permangono le condizioni per modificare gli
atteggiamenti inadeguati. Per migliorare la collaborazione con le famiglie è importante
che si spieghi anche ai genitori che i loro figli possono assumere diversi atteggiamenti a
seconda degli ambienti in cui si trovano. Questo è utile per prevenire la sorpresa delle
famiglie nello scoprire modalità di comportamento differenti a casa e a scuola.
Dall'osservazione e dalla formazione nelle competenze sociali gli stessi insegnanti
possono imparare a scoprire le proprie modalità relazionali, anche inaspettate. Questo
può migliorare la qualità dei rapporti con le persone che li circondano, superiori,
colleghi, partner e figli, aumentando la propria soddisfazione personale e professionale.
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