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Il contesto sociologico del counseling

di Pietro Caterini

Il presente lavoro è stato relazionato dal Dott. Pietro Caterini al IV Congresso Nazionale della S.I.Co. - Società Italiana di Counseling il 21 giugno 2003. Tratto da : http://www.vertici.com/rubriche/approfondimenti/template.asp?cod=4664

 

L'intervento si propone di presentare l'articolazione della domanda di counseling in riferimento alla Scuola di Psicoterapia Comparata, istituto privato. Viene posta l'attenzione sui cambiamenti sociali rispetto alle esigenze dell'individuo nel passaggio tra modernità e post-modernità, ed esposta una ipotesi di lavoro di una ricerca in progress della Scuola di Psicoterapia Comparata.

La Scuola di Psicoterapia Comparata è presente sul territorio fiorentino dal 1981 e, nelle sue diverse fasi di sviluppo è stata, ed è, un'agenzia di riferimento sia per la formazione degli operatori nella relazione di aiuto, psicologi, medici, psicoterapeuti, counselor, mediatori familiari, sia per chi, in un contesto sociale in continuo mutamento, chiede aiuto.

La Scuola di Psicoterapia Comparata, in collaborazione con il Mo.P.I. e con Vertici, è in grado di offrire una risposta di aiuto su tutto il territorio nazionale essenzialmente in due modi: attraverso questo portale (www.vertici.com n.d.r.), o attraverso il numero telefonico della Scuola. Nel sito di Vertici vi è una sezione apposita chiamata "Rete di psicoterapia", organizzata per regioni e città, alla quale chiunque può accedere, cercare un operatore vicino alla propria residenza, sceglierlo in base a una nota descrittiva e contattarlo direttamente. Questa modalità di accesso agli operatori della relazione di aiuto è relativamente nuova in Italia e presenta due sostanziali vantaggi: il primo vantaggio è che l'utente viene informato di quali sono, chi sono e cosa fanno gli operatori presenti sul territorio e liberamente può scegliere senza nessun tipo di filtro; il secondo vantaggio è che l'utente si assume dal suo primo atto, dal primo "click" potremmo dire, la responsabilità della propria guarigione. Autonomamente e nella propria riservatezza chi è in disagio sceglie con chi interloquire. Questa modalità di lavoro, ad oggi, presenta un limite per il ricercatore: poco si riesce a sapere di cosa il cliente va cercando, di cosa ha bisogno.

Qualcosa di più veniamo a sapere dal contatto telefonico. Se la Scuola viene contattata telefonicamente un operatore, counselor o psicologo, ascolta la domanda e raccoglie alcuni dati, informa il richiedente che verrà ricontattato dall'operatore stesso, che nel caso fornirà il nominativo della persona più vicina e adatta a lui, oppure che sarà contattato direttamente dal professionista. La "domanda" a questo punto viene portata in équipe durante la riunione settimanale e analizzata per trovare una risposta possibile, un operatore adeguato. La Scuola, in questo senso, funziona come uno sportello unico, dove la richiesta viene vagliata e poi fatto l'invio. Ci capita di ascoltare molte domande, diverse tra loro, e tra queste, oggetto del nostro discorso di oggi, domande di counseling.

Il counseling è una realtà in Italia, e noi siamo qui a testimoniarlo, ma i suoi confini sono ancora labili, la sua essenza non è ancora chiara nella mente degli utenti. Ci siamo chiesti: qual è la domanda di counseling? A cosa corrisponde nel contesto della Scuola di Psicoterapia Comparata, che è un istituto privato e che dispone di servizi e professionisti che devono essere retribuiti dal singolo richiedente? Ad oggi disponiamo di numerose osservazioni empiriche, ma non ancora di una ricerca sistematica, che ci proponiamo di fare entro breve e magari esporvi al prossimo congresso della S.I.Co.

Ne "Il disagio della civiltà", Sigmund Freud sostiene la tesi che la vita dell'individuo si articoli necessariamente nella dialettica tra la propria libertà personale e la necessità di sicurezza. Freud ci dice che "la nostra civiltà è edificata sulla repressione delle pulsioni": maggiori sono le offerte di sicurezza del sistema sociale, maggiore la regolamentazione a cui viene sottoposta la libertà dell'individuo. L'istituto del matrimonio, l'assistenza sanitaria, il sistema pensionistico, l'obbligo scolastico, sono delle garanzie per l'individuo ma richiedono di svolgere alcuni compiti in modi prescrittivi, riducendo di fatto la sua libertà. Sono passati 78 anni dalla stesura di questo testo e la società è grandemente cambiata, ma il paradigma freudiano, libertà vs. sicurezza, regge ancora, sebbene in un contesto completamente capovolto. Se ai primi del '900 fino quasi alla fine degli anni '60, era l'istanza superegoica "tu devi" a governare la società, nella forma dell'"amor patrio", del "dovere coniugale", del "rispetto per l'autorità costituita", dei "credi religiosi", dagli anni 70 in poi è l'istanza dell'Es che ha prepotentemente preso spazio con un'unica prescrizione: "fai quello che ti piace". E' questo il confine nel quale si articola il passaggio tra modernità e post-modernità secondo Zygmunt Bauman. Nessuno al giorno d'oggi si sogna di mettere in discussione il diritto di divorziare, a parte la Chiesa, o il diritto di cambiare lavoro o il percorso di studi, in breve il diritto di perseguire la propria felicità personale.

Dicevamo che una maggiore libertà personale implica una minor sicurezza. Assistiamo, nell'epoca post moderna, alla libera concorrenza del mercato, dove chiunque vende merci per chi le può comprare, secondo una logica economica e non nel rispetto dell'individuo. Assistiamo, in nome della mobilità sociale e del lavoro, all'indebolimento delle reti familiari e sociali, e l'individuo si ritrova estraneo nel proprio ambiente, lontano dai propri familiari, tra vicini di casa sconosciuti, in una ragnatela di reciproca diffidenza.

Non è un mistero che in Italia sempre più si sta parlando di privatizzare l'assistenza sanitaria e riformare profondamente il sistema pensionistico: tutto questo viene fatto nel nome della libertà dell'individuo, degli individui. Siamo i protagonisti di un ribaltamento dei valori rispetto alla società dei primi del '900. Non ritengo che fosse meglio prima, ma ritengo che il sommo bene, la felicità, non l'abbiamo ottenuto.

E' cambiato il compito del soggetto: il soggetto è solo, impegnato nella continua costruzione della propria identità. Viviamo in un paese dove l'identità, per nostra fortuna, non è più decisa per nascita. L'identità si costruisce attraverso un progetto. O meglio, si costruiva. Sappiamo ormai fin troppo bene della vita effimera dei progetti a lunga scadenza. Poniamo caso che un nostro figlio, o se preferite un giovane che abbia richiesto un intervento di counseling, ci chieda: "quale università devo scegliere per essere sicuro di trovare un lavoro?" La conoscenza che abbiamo al momento presente, al momento della domanda, non ricopre un periodo di tempo superiore ai 5 anni. Potremmo consigliare: "fai ingegneria gestionale, ad oggi il 97% dei laureati in ingegneria gestionale vengono assunti." Ma tra 5 anni? Tra 5 anni il mercato potrebbe essere saturo, tra 5 anni le competenze di un ingegnere gestionale potrebbero essere disutili.

Gli scenari sociali garantiti dalle istituzioni rischiano di avere una vita più breve del progetto individuale. Se Ulisse partì controvoglia per fare la guerra ai Troiani, una certezza l'aveva: al suo ritorno avrebbe ritrovato Penelope e la sua Itaca. Il moderno Ulisse, anch'egli costretto a partire, non solo non sa che guadagno andrà a fare, ma non è nemmeno certo che al suo ritorno ritroverà Penelope e forse non ritroverà nemmeno Itaca. E,' la libertà del soggetto post-moderno, difficile da sostenere.

Qui si articola, a nostro avviso, la domanda di counseling, che corrisponderebbe circa a queste parole: "come posso (o come faccio) a gestire la mia libertà?" Una richiesta di aiuto volta alla lettura della realtà sociale "oggettiva", nell'articolazione di un sé con pochi riferimenti certi. Le domande che giungono alla nostra attenzione suonano più o meno così: "ho deciso di separarmi da mio marito. E' legittima questa mia esigenza rispetto ai miei figli?" "Mi sono laureato in architettura ma non voglio fare l'architetto. Mi sento in colpa verso la mia famiglia." "Tutte le mie amiche si sono sposate, il mio fidanzato mi vuole sposare, la mia famiglia vuole che mi sposi, ma io non voglio." "Ho fatto tante cose in vita mia, ma non ho capito a cosa mi servono."

Al nostro telefono e nei nostri studi emerge uno scenario dove la questione del soggetto non si gioca nella storicizzazione dell'esperienza dell'individuo, questione psicoanalitica o psicoterapeutica, ma nella possibilità di adoperare la propria esperienza in contesti sempre diversi e mutevoli, slegati sempre di più da un progetto sociale unitario. Come se l'originaria domanda delle isteriche di Freud "come faccio a fare quello che voglio quando voglio?" si trasformasse in "posso fare quello che voglio quando voglio. Che me ne faccio?"

Queste riflessioni non sistematiche che oggi vi ho esposto, non hanno la pretesa di essere un nuovo paradigma, sono solo alcune idee sulle quali stiamo-sto lavorando. Spero che potremo avere in futuro una nuova occasione di incontrarci, con la presentazione di una ricerca sistematica.

 

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