Le parole di Céline
È cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente. È Arthur Ganate che mi ha fatto parlare.
Non è semplice restare un'ora senza dirsi niente, faccia a faccia, a guardarsi,
specialmente quando è scuro e che si è un po' agitati gli uni con gli altri.
Tuttavia, se fossimo restati così, arrabbiati, ma ciascuno per conto suo, niente sarebbe
capitato. E ancor oggi la mia opinione, quando ci ripenso.
Tutto sommato è per colpa mia che ci siamo rimessi a parlare e la discussione allora è
ricominciata sùbito e di quelle belle. Con le parole uno non sta mai abbastanza in
guardia, hanno un'aria di niente le parole, non un'aria pericolosa di sicuro, piuttosto
dei venticelli, piccoli suoni buccali, né caldi né freddi, e facilmente assorbiti quando
arrivano attraverso le orecchie all'enorme noia grigio molle del cervello. Uno non fa
attenzione a loro, alle parole, e la disgrazia arriva.
Di parole, ce ne sono che si nascondono in mezzo alle altre, come dei sassi. Non si
riconoscono a prima vista e poi eccole lì che però ti fanno tremare tutta la vita che
hai, tutta intera, e nel suo debole e nel suo forte... Allora è il panico... Una
valanga... Resti lì come un impiccato, sopra le emozioni... È una tempesta che è
arrivata, che è passata, troppo forte per te, così violenta che non l'avresti mai
creduta possibile solo con dei sentimenti... Dunque, non si diffida mai abbastanza delle
parole, è quel che concludo.
Avevi appena il tempo di vederli sparire gli uomini, i giorni e le cose in quella verzura, quel clima, il caldo e le zanzare. Tutto ci finiva, era schifoso, a pezzi, a frasi, a membra, a rimpianti, a globuli, si perdevano al sole, fondevano nel torrente di luci e colori, e il gusto e il tempo insieme, tutto ci finiva. Non c'era che angoscia scintillante nell'aria.
Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione. Tutto il resto è delusione e
fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza.
Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un
romanzo, nient'altro che una storia fittizia. Lo dice Littré, lui non si sbaglia mai.
E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi.
È dall'altra parte della vita.
(da Viaggio al termine della notte, trad. E Ferrero)