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La coppia del nuovo millennio
 
Dr.ssa  Aniela  Pratesi © 2001
 
 
 
L'uomo è una animale gregario e da sempre, con l'istituzione della coppia e della famiglia, cerca di alleviare il suo senso di solitudine. Ma in questi ultimi anni ci sentiamo disorientati in merito al concetto di coppia, perché fino alla generazione dei nostri genitori eravamo abituati a ruoli tradizionali e consolidati. Oggi è tutto diverso e sono venute meno molte delle credenze e convinzioni che nel passato generavano rapporti stabili, forse anche troppo. Non esiste più il “matrimonio per sempre”, e chi lo contrae adesso non si aspetta che sia per tutta la vita.
Un tempo ci si sposava anche per altri motivi, quali la ricerca di una sistemazione sociale ed economica, la possibilità di avere figli, la garanzia di un appoggio nei momenti difficili. Evidentemente a livello sociale sono intervenuti dei nuovi fattori che hanno messo in crisi questo assetto. La più avvantaggiata dai cambiamenti della società è stata senz'altro la donna, che si è conquistata la possibilità di avere un lavoro, una casa propria, figli se ne vuole, e di frequentare chi le pare senza essere considerata una peccatrice. Se guardiamo bene, uno dei principali motivi della mutazione del costume sociale è proprio la sua nuova posizione, mentre l'uomo, impreparato davanti a un cambiamento che lo ha colto di sorpresa, cerca di adattarsi al nuovo corso degli eventi.
Stiamo assistendo a un curioso fenomeno: il maggiore interesse per il legame stabile da parte di un maschio, che dopo secoli in cui dispensava, facendolo, pesare, il fatidico "si" ha ora davanti una compagna libera e indipendente che non ha alcun bisogno del suo appoggio per cavarsela. Egli, dalla mamma in poi oggetto di mille vezzeggiamenti, ha dovuto imparare a cucinare, lavare i calzini e a gestire la piccola ma bizzosa azienda domestica per potersi presentare a testa alta  alla sua partner e convincerla che, in fondo, in due non si vive così male. E la donna come reagisce? E' lusingata, ma teme di perdere i suoi nuovi privilegi, faticosamente raggiunti, e rimanda la decisione nonostante le  insistenze del fidanzato che la vorrebbe tutta per sé. E' già soddisfatta della vita da single in cui può dedicarsi, oltre a lui, alle proprie amicizie e interessi.
La donna odierna ha meno voglia di realizzarsi come moglie e madre (come si può dedurre anche dall'intenso calo delle nascite) e vuole scoprire chi è; tutta la corrente New Age ha spinto in questa direzione, alla ricerca della propria interiorità e del senso di una vita che va compresa e vissuta intensamente prima che sia tardi.
Anche l'uomo sta rivendicando i suoi spazi e rinuncia volentieri al ruolo di pater familias;  non meraviglia che i ragazzi aspettino fino a 30-35 anni per sistemarsi; anch'essi risentono della nuova cultura che mette il singolo al centro del mondo e vogliono più tempo per divertirsi e fare esperienze prima di mettere su casa e figli. Chi, fra loro, propende per una scelta omosessuale non è più costretto a nascondersi e può dichiararla al mondo, magari scegliendo di convivere con la persona amata anche nei paesi di cultura cattolica come l'Italia. Sono apparse nuove situazioni, un tempo impensabili, come la coppia omosessuale, il matrimonio tra persone che vivono in città diverse (o in case diverse nella stessa città), la proposta dei matrimoni a scadenza rinnovabile, i single. Certo, da noi le cose si avverano più lentamente, se pensiamo che la coppia omosex, sia maschile che femminile, all'estero esiste da tempo, ma se il nostro paese ha ben superato il trauma del divorzio (1973) possiamo sperare che ci sarà posto per le scelte di ognuno.
Tutte questi tentativi di rinnovamento sono l'espressione di un bisogno: avere una felicità continua. Dalla coppia vogliamo le cose belle: un affetto sicuro, la gioia di condividere, la soddisfazione sessuale. I motivi attualmente addotti in tribunale per le cause di separazione sono del tipo: "non siamo più felici, non comunichiamo, non abbiamo più attrazione reciproca". Pensate che 50 anni fa sarebbero stati ritenuti validi? Neanche per sogno…le parole d'ordine erano "dovere e sacrificio" e solo per gravissimi motivi ci si sentiva autorizzati a separarsi. Molti oggi temono la regolarizzazione perché, se le cose dovessero andare male, sarà più difficile – e costoso- lasciarsi.
L'estinguersi della felicità coniugale era ritenuta un fatto prima o poi inevitabile che non poteva mettere in crisi tutta una struttura familiare. Eh si, perché il matrimonio era considerato un punto di appoggio, la base sulla quale costruire il proprio dignitoso futuro mentre adesso ognuno cerca di ottenere da solo indipendenza e soddisfazione; ciò che era una necessità è diventato un lusso da concedersi dopo che si è conquistata la propria autonomia. Non deleghiamo più all'altro il compito di vivere al nostro posto ciò che ci manca: vogliamo farlo noi. Ma non dobbiamo neanche cadere nella visione utopistica di essere del tutto indipendenti e bastanti a noi stessi; vogliamo un rapporto evolutivo, una base solida dalla quale le singole persone possano fare più cose, diventare più creative ed aperte verso il resto del mondo. Quello che non va più è la coppia che isola, soffoca la libertà e la relazione con l'esterno. Se non ci rende felici siamo pronti a separarci e formarne una nuova.
 
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