"Fiori sui banchi di scuola"
ovvero, come vi racconto una storia
di Alessandra Bacci - Versione riveduta, 2003
C'era una volta...
"Mi fa paura!", ho pensato, quando a Settembre dell'anno scorso (1991) mi fu
chiesto di lavorare anche insieme al Gruppo dei ragazzi più giovani: sui i loro impegni
scolastici e nella conduzione settimanale del momento gruppale, per parlare dei nostri
dubbi, le nostre difficoltà, le nostre vittorie.
Mi piace usare l'aggettivo "nostro", e non per indicare una proprietà privata
interdetta ad altri, ma nel senso di "parentela". Quest'umanità vivace, ha
spartito: sogni, incomprensioni, energie, lacrime, provocazioni, tenerezze, cambiamenti.
Ora so, cos'era la paura da affrontare con i ragazzi, un giorno dopo l'altro: la paura
dell'adulto di essere colto in fallo, la fatica di ricominciare come facente parte di
un'umanità e non come una categoria a sé stante; i ragazzi ci chiedono continuamente ed
in molti modi, una cosa. "Vuoi essere dei nostri?".
"Vuoi essere dei nostri, anche quando non avrò voglia di svolgere i compiti perché
ho altro per la testa?
"Vuoi essere dei nostri, anche quando ti provocherò perché ho bisogno di sapere che
ci sei e che io sono importante per te?
"Vuoi essere dei nostri, anche quando dovrai faticare con me su di un compito che mi
provoca frustrazione?
E così, non senza fatica, fatica comune, si ripassano capitoli di storia sulla
Rivoluzione di Ottobre, se ne discute, si parla di Psicologia e della mattinata trascorsa
a fare tirocinio con i bambini, tutti scambiano opinioni con rumore e giocosità.
Lo stesso accade per la Matematica che ci fa perdere la pazienza, con quelle elevazioni a
potenza, mentre risolviamo: alla terza, alla quarta. Alla fine ne usciamo vittoriosi.
Ci "diamo mano" a vicenda e c'è la soddisfazione personale di aver riparato ad
un'insufficienza. Impariamo a collaborare per creare l'ambiente adatto ai fini della
concentrazione, per far si che tutti ci si adoperi per aiutare l'altro nelle sue (che
diventano nostre) difficoltà scolastiche.
Aiutare i ragazzi nello studio vuol dire interrogarsi sul proprio rapporto con lo studio;
è il ricordarsi della propria insofferenza nei confronti dell'istituzione scolastica, dei
conflitti con alcuni professori e della passione verso altri che hanno offerto la materia
come un tesoro, un dono.
Spartire questi ricordi ha significato spesso parlare dell'importanza o meno delle materie
studiate, della loro utilità nel campo lavorativo, degli stimoli che ne potevamo avere.
Possiamo discutere degli argomenti non già per partito preso, ma in base alla conoscenza
(esperienza) che ne facciamo; un quadro, una poesia, una musica, la storia cui
appartengono ed il paese in cui tutto è accaduto, ci fanno partecipi di un grande gioco
di collegamenti (complessità) e noi possiamo scegliere di farne altri, diversi,
improbabili e ci fanno sapere che anche nello studio mettiamo noi stessi (le nostre storie
personali), un seme che raccoglieremo.
A volte ci sentiamo sopraffatti dallo studio, ma stiamo imparando ad usarlo per essere e
fare.
TopoCrono-Legenda:
-Una versione precedente è stata pubblicata in: "Il Seme e l'Albero", Centro Territoriale Diurno USL 10/E Firenze, "Il Guarlone" - Cooperativa CROPS, Numero 4, anno III, Giugno 1992;
-"Il Guarlone", dove ho lavorato come operatrice sociale dal 1991 al 1995, nasceva come progetto di prevenzione, riabilitazione, educazione e lavoro nell'ambito delle problematiche legate alla dipendenza da sostanze, al rischio di emarginazione sociale secondo una prospettiva più ampia di: cultura della partecipazione e della condivisione, apertura alle differenze e collaborazione a rete con il territorio circostante e cittadino e, quindi, anche con giovani, o meno giovani, che non provenivano da esperienze di dipendenza da sostanze;
-Il Gruppo era composto da 4 giovani, 3 ragazze ed 1 ragazzo, iscritti alla Scuola
media superiore; 2 adulti, donna e uomo, con funzioni di: facilitatore e tutor. Il
sostegno scolastico si svolgeva dal lunedì al venerdì mentre il Gruppo si riuniva ogni
martedì della settimana.