Fermare
la diffusione delle malattie a trasmissione sessuale: un problema
culturale?
Dr.ssa Aniela Pratesi ©
Le relazioni sessuali tra le persone sono molto cambiate negli ultimi anni. Ogni
generazione ha i suoi problemi da risolvere, un tempo c’era quello delle
gravidanze indesiderate, che i mezzi di contraccezione più sicuri
dissiparono, consentendo una sessualità più libera. Ma certo non bastò
l'impedimento a concepire per sciogliere la complessa rete di emozioni, spesso
negative, che accompagnano l'inizio di una storia. Paure antiche si
riaffacciano: il timore dell'abbandono, dell'essere usati, del non essere amati.
Cosa può placare l'inevitabile preoccupazione dei primi momenti, quelli in cui
non conosciamo bene la persona che ci attrae? Poche cose, ma una in particolare:
l'aver cura l'uno dell'altro, il proteggersi reciproco. Solo ripetute
dimostrazioni di questa intenzione riescono a farci mettere da parte le
preoccupazioni e fare qualche passo verso l'altro.
Perciò non sono le parole romantiche, né un senso di salvezza a calmarci, ma il vedere le piccole cose che l'amato fa per noi. Certo, se abbiamo sofferto negli affetti saremo affascinati più facilmente da chi viene a prendere senza dare, da chi confermerà le nostre peggiori paure. Ma se riusciremo a guardare oltre la spessa corte dell'angoscia potremo vedere veramente chi abbiamo accanto e quanto si impegna verso di noi. E’ l'impegno inteso come cura, disponibilità, esserci.
"Mi asterrò dalla sessualità disgiunta dall'amore e dal
reciproco impegno. Considererò i rapporti sessuali in relazione alla sofferenza
che potrebbero provocare. Rispetterò la libertà e gli impegni assunti dagli
altri, per preservarne la felicità...
Una persona che ne protegge un’altra dovrebbe fare attenzione a non trasmettere o ricevere malattie.
Nella società contemporanea ci sono i mezzi affinché certe patologie possano scomparire, invece sono in aumento. Perché? E’ un argomento sul quale c'è una incredibile disinformazione di ritorno, infarcito di credenze popolari più che scientifiche, di atteggiamenti scaramantici che poco contano nel momento del bisogno.
"Ma per chi mi hai preso? Non sono una persona a
rischio"
"Che cosa orribile, hai tolto tutta la poesia al nostro incontro"
"Mi sento bene, non ho sintomi, perchè
dovrei farlo?"
"Frequento gente perbene, non è mai successo nulla"
"Se fai le analisi è perchè sei una persona spregiudicata che ha molte
avventure, e mi consideri una di esse".
"Mi vergogno a fare un prelievo in un ambulatorio dove potrei incontrare
qualcuno che conosco"
"I medici e gli infermieri cosa penseranno di me?"
"La mia privacy verrà tutelata, specie nel caso in cui le analisi mi
portino brutte notizie?"
e così via...
E' interessante notare che diverse di queste affermazioni sono le stesse che la
gente faceva al tempo in cui si iniziava ad usare il profilattico come
contraccettivo. Tanta gente si vergognava ad acquistarlo in farmacia, ed a
proporne l'uso al partner; penso a quanti bambini non voluti sono nati per
questo motivo.
In un mondo dove l’informazione scientifica è quotidiana e diffusa, l’ambito sessuale sembra rimasto all’età della pietra; molti si stanno chiedendo quali implicazioni culturali determinino ciò. Strane vergogne, timori, timidezze la fanno da padrone nei momenti in cui dovremmo stare ben attenti a non rischiare la vita. Pochi si butterebbero da un viadotto con un elastico, molti sono disposti ad avere rapporti sessuali con persone di cui non conoscono la storia clinica.
Non mi riferisco solo all’AIDS, ma alle tante altre patologie di cui poco si parla, che pur non essendo mortali possono rovinare la qualità della vita per diversi anni o forse per sempre (epatite, sifilide, mononucleosi…). Senza contare il rischio di trasmetterle ai familiari.
Davanti a una tale evidenza non resta che ammettere che la profilassi dalle malattie a trasmissione sessuale, almeno, in Italia, è un problema difficile da trattare, non per mancanza di educazione sanitaria ma per complessi fenomeni culturali che rendono vane le conoscenze che abbiamo mentre siamo “in situazione”.
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