Le nuove direttive europee, in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro, accompagnato da
una sensibile attenzione alle problematiche relative alla prevenzione dei danni
lavorativi, ha portato ad allineare il nostro Paese alle più moderne politiche
internazionali del "Welfare", che propongono al centro dell'interesse della
tutela la piena salute del lavoratore. La tutela della salute del lavoratore va intesa nel
suo più ampio significato di completo benessere psicofisico. Nell'ambiente di lavoro
devono essere evitate non solo le possibili fonti di rischio alla integrità fisica ma
anche quelle situazioni dalle quali può derivare un disagio psicologico.
Il grande interesse al benessere del lavoratore coincide con un periodo in cui c'è un
sensibile mutamento della tipologia lavorativa, condizionata dal passaggio verso una
tipologia economica influenzata profondamente da un mercato verso la globalizzazione , che
trovando approvazione dalla così detta new economy, sta portando ad una frammentazione
terziaria del mondo del lavoro.
Questo cambiamento del nuovo modo di lavorare è stato oggetto di studio da parte delle
Commissioni Lavoro della Camera e del Senato che nel 1997 ha condotto un'indagine
conoscitiva sull'igiene e sicurezza del lavoro nel nostro Paese.
La relazione conclusiva di tale indagine afferma l'esistenza di "nuove fonti di
rischio" rapportabili sia alle condizioni socio-economiche del lavoratore
caratterizzate dal pendolarismo, immigrazione, doppio lavoro femminile, sia dalle
condizioni di precarietà determinate dalle nuove forme di lavoro come il part-time,
collaborazioni coordinate e continuative ecc. e dai processi di fusione e riorganizzazione
aziendale in grado di dare origine a reazioni psicologico-emotive che proprio in relazione
al disagio che ne deriva possono evolversi in vere e proprie psico-patologie.
Certi stimoli molto forti possono condizionare risposte emotive e comportamenti che
possono generare eventi lesivi per il normale funzionamento psichico chiamato
"Mobbing".
Il fenomeno di mobbing è definito in letteratura quale sorta di terrorismo psicologico
praticato nell'ambito del rapporto di lavoro ed il suo scopo è quello di allontanare la
"vittima" dal posto di lavoro con ripercussioni a chi ne è oggetto in un danno
alla salute psichica che spesso non viene immediatamente inquadrato come tale.
Con i mezzi di informazione il mobbing è stato conosciuto dal nostro paese soltanto di
recente portando a degli approfondimenti conoscitivi di indubbio valore preventivo.
La parola "mobbing" è il participio presente del verbo inglese "to
mob" che tradotto significa "assaltare insieme, aggredire in massa".
E' stato lo studioso tedesco Heinz Leymann che ha introdotto il termine mobbing nella
medicina del lavoro in seguito a degli studi condotti in Svezia su questo problema. Nel
1994 il governo promulgò una legge sul mobbing con la quale, oltre che adottare misure di
prevenzione, riconobbe il danno psichico come malattia professionale. Lo studioso Leymann
con il termine mobbing vuole indicare quei comportamenti messi in atto sul posto di
lavoro, caratterizzati da una violenza psicologica, spesso molto sottile, che portano
all'annientamento della vittima designata. Mobbing, quindi, equivale a terrorismo e
persecuzione psicologica sul posto di lavoro.
La vittima che è soggetta a questo tipo di aggressione riporta, oltre la grave lesione
dei propri diritti, una serie di disturbi psichici o psicosomatici che sfociano nei casi
estremi in una vera e propria patologia psichiatrica.
La caratteristica del mobbing è che si manifesta con una serie di azioni ripetute
frequentemente, per un lungo periodo di tempo, compiute da una o più persone per
danneggiare qualcuno con uno scopo ben preciso. E' un lungo processo diluito nel tempo che
porta all'estromissione della vittima dal mondo del lavoro.
Le azioni che possono essere messe in atto nel mobbing sono prevalentemente di tre tipi:
- Viene attaccata la possibilità di comunicare: la comunicazione con il lavoratore viene bruscamente interrotta oppure può essere limitata soltanto ad un tono duro, freddo e scortese.
- Si attacca la reputazione del lavoratore mettendo in giro voci , si fanno dei pettegolezzi, si può passare a delle offese in modo da umiliare in tutti i modi la vittima.
- Si interviene attaccando le prestazioni cioè alla vittima gli viene tolta ogni tipo
di attività lavorativa e per umiliarlo gli vengono affidati incarichi molto al di sotto
della sua qualifica personale oppure talvolta per screditarla gli vengono affidati
incarichi molto al di sopra delle sue capacità o qualificazioni.
In Svezia come in altri paesi europei, quale la Germania e la Norvegia, il fenomeno è
stato ampiamente studiato e regolamentato. Nel 1993 L'Ente Nazionale per la salute e la
sicurezza svedese emanava le disposizioni relative alle misure da adottare contro forme di
persecuzioni psicologica degli ambienti di lavoro.
Questa problematica si è diffusa in maniera rapida in tutta Europa e secondo alcune stime
condotte nel 1999 sembra che il Regno Unito abbia il numero più alto di vittime, intorno
al 16% dei lavoratori.
IL MOBBING IN ITALIA
In Italia il primo ricercatore ad interessarsi del mobbing è stato Herald Ege intorno
agli anni '90 e lo definiva: "una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro
esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti da parte dei colleghi
e superiori". La presenza del fenomeno mobbing in Italia ha una frequenza intorno al
6% dei lavoratori.
La vittima scivola progressivamente verso una condizione di estremo disagio di isolamento
e terrore psicologico che con il passare del tempo danneggia irreparabilmente l'equilibrio
psico-fisico.
La modalità dell'aggressione deve essere frequente, pressochè quotidiana e deve
protrarsi per un periodo di almeno sei mesi.
Il mobbing si può manifestare in diversi modi:
- Verticale quando la violenza psicologica viene fatta da un superiore nei confronti di un
subordinato o viceversa messa in atto da un gruppo di dipendenti che ha lo scopo di
vittimizzare il superiore.
- Orizzontale quando l'azione del fenomeno avviene tra pari grado e la vittima designata diventa il capro espiatorio di gelosie, tensioni e discriminazioni di gruppo.
- Collettivo quando il fenomeno viene attuato nei confronti di un intero gruppo di persone e molto spesso attuato come strategia aziendale con lo scopo di ridurre o razionalizzare gli organici.
Nel suo studio Ege ha modificato il modello dello svedese Leymann proponendo sei fasi che hanno origine da una condizione zero dove può iniziare il mobbing. La fase condizione zero può risentire dei fattori intrinseci ed estrinseci presenti nel mondo lavorativo. I fattori estrinseci sono rappresentati da fattori personali quali gelosie, ambizioni, antipatie, mentre i fattori intrinseci sono situazioni legate al mercato del lavoro come la precarietà lavorativa, il continuo ringiovanimento degli organici e così via. Le fasi proposte da Ege sono:
- Condizione zero: Conflitto fisiologico: rappresenta la situazione iniziale dove c'è la conflittualità generalizzata, normalmente presente, che non viene percepita come pericolosa. Conflittualità generalizzata, competitività esasperata, volontà di emergere costituiscono sicuramente un terreno fertile per generare il fenomeno mobbing.
- Conflitto mirato: è la fase in cui viene individuata la vittima ed è presente la coscienza più o meno di voler distruggere l'avversario.
- Inizio del mobbing: la vittima avverte la sensazione di disagio sempre più crescente e si instaura nei rapporti con i colleghi un inasprimento.
- Inizio dei disturbi psicosomatici: la vittima inizia ad avvertire l'insorgenza di problemi digestivi, insonnia, senso generale di insicurezza. Questi disturbi possono essere avvertiti nel tempo e può essere un periodo molto lungo e porta il soggetto ad assentarsi dal lavoro per malattia.
- Errori ed abusi dell'Amministrazione del Personale: la situazione conflittuale è ormai a conoscenza di tutti e le assenze per malattia diventano sempre più frequenti e prolungati nel tempo. Le prestazioni lavorative della vittima subiscono un calo sia qualitativo che quantitativo.
- Peggioramento dello stato psicofisico della vittima: la vittima è in uno stato di disperazione, lamenta disturbi di tipo depressivo.
- Esclusione dal mondo del lavoro: la vittima esce dal mondo del lavoro con le dimissioni volontarie, il licenziamento.
La vittima scaricherà inizialmente tutti i suoi disagi e le sue sofferenze nella
famiglia che inizialmente sarà comprensiva, ma poi anch'essa tenderà nei casi estremi ad
isolare l'individuo realizzando quello che è stato definito "Doppio mobbing".
La vittima nel corso delle diverse fasi del mobbing svilupperà un sentimento di
autocolpevolizzazione cercando la causa del fenomeno nei propri comportamenti.
In Italia sono presenti diversi centri di ascolto dedicati a coloro che ritengono di
essere vittima del mobbing e sono a Firenze, a Bologna, a Roma ed a Milano.
Nella città di Firenze il 15 dicembre 2001 si è svolto il primo congresso sul mobbing
con la partecipazione di oltre ben 10 relatori che hanno esposto il fenomeno nella realtà
toscana sotto tutti i punti di vista ; legislativo, previdenziale, medico-legale,
sindacale, psicologico, sociale, curativo e preventivo.
Per la realizzazione del fenomeno mobbing occorre la presenza di un soggetto chiamato
mobber che attraverso una dinamica vessatoria aggredisce la sfera psichica di un altro
soggetto, chiamato mobbizzato, che subisce la violenza psicologica. Nel mobbing c'è una
routine di azioni conflittuali fra colleghi o tra superiori e collaboratori, in cui la
persona bersaglio degli attacchi è messa in una posizione di debolezza e di mancanza di
difesa.
Le azioni mobbizzanti, frequenti e protratte nel tempo, si caratterizzano per il loro
potere di estromissione, reale o virtuale della vittima dal posto di lavoro.
Considerandolo un male non evitabile la relazione redatta dalla Dr.ssa Lucia Astore
illustra come combattere, curare e prevenire il mobbing. Chi è vittima del mobbing non
deve stare in isolamento, ma deve uscire, cercando degli alleati rivolgendosi a dei
sindacati o associazioni come quella istituita a Firenze, a scopo preventivo, che prende
il nome di Associazione Moby Dick .
Per combattere il mobbing occorre adottare delle misure di prevenzione per evitare
situazioni di grave aggressività, di emarginazione e di declassamento. Occorre, per
ottenere ciò, che ogni azienda, ogni organizzazione lavorativa prenda coscienza del
problema ed esprima la volontà di evitarlo attraverso una adeguata azione di prevenzione.
Quando il mobbing viene utilizzato come strategia aziendale finalizzata ad un incremento
della produzione, esso si rivela per l'azienda come un'arma a doppio taglio. Lo stress ed
il disagio che derivano da azioni di mobbing incidono negativamente non solo sulla salute
psicofisica del lavoratore ma anche sulla qualità e quantità del prodotto lavorato e sul
clima organizzativo dell'azienda.
La presenza di figure professionali che riescono a cogliere i primi segni di disagio e che
mettono in atto una strategia di intervento preventivo è di fondamentale importanza. La
presenza di figure professionali possono essere i Comitati di Pari Opportunità, dato che
hanno un ruolo di mediazione all'interno dell'azienda.
L'Associazione Moby Dick si propone di prevenire il fenomeno mobbing attraverso le
seguenti fasi:
- Opera di sensibilizzazione pubblica attuata attraverso corsi specifici per far conoscere
il mobbing, per parlarne e per comprenderne le conseguenze negative per il lavoratore e
per l'azienda.
- Programmi di formazione aziendale con corsi rivolti ai datori di lavoro per informare
come comportarsi e come non cadere nell'errore.
- Seminari e consulenze individuali che sono rivolti alla vittima per aiutarla ad uscirne
.
- Pubblicazioni e ricerche sul tema del mobbing.
Il mobbing viene evidenziato anche come un sistema di regole condivise e la sua esistenza è dovuta perché ci sono persone che lo tollerano. Combattere il mobbing significa conoscerlo, parlarne e capirne le conseguenze per poi pianificare azioni per difendersi e vincerlo.
La sede dell'Associazione Moby Dik è a Firenze in Via Pietrapiana n. 16 e svolge funzione di centro ascolto. Chi si sente vittima del fenomeno mobbing può rivolgersi a questa associazione che fornisce delle consulenze con figure specializzate. Ci si può avvalere di colloqui medico-legali e psichiatrici che valuteranno la possibilità di riconoscimento del danno biologico, oltre che psichico. I colloqui legali, inoltre, aiutano anche a orientarsi meglio in ambito giudiziario e ci permettono di saperci difendere se siamo veramente le vittime designate dal mobbing.
Bibliografia
Oltre agli atti del convegno fiorentino "Mobbing e trasparenza nella
realtà toscana" mi sono avvalsa per questo articolo di "MP Rassegna di Medicina
legale Previdenziale", rivista trimestrale dell'Istituto Nazionale della Previdenza
Sociale IV trimestre anno 2000.