Il buon uso dell'"oggetto transizionale" di Winnicott
di Giovanni Rotiroti (2002)
A Sabina, madre di Masanwi
Come si sa il neonato passa quasi tutto il tempo che intercorre tra una poppata e
l'altra dormendo. La sua vita è scandita da questi intervalli. Col trascorrere del tempo
il sonno del bambino subisce dei cambiamenti. Questi cambiamenti sono dovuti a due
fattori: alla maturazione del sistema nervoso e al progressivo adattamento del bambino
alla realtà che lo circonda. L'aumento progressivo dei tempi di veglia rispetto a quelli
del sonno pone dei problemi di ordine educativo ai genitori e agli educatori, ovvero il
problema di quanto tempo il piccolo debba dormire. Come indicazione generale si può
affermare che con il lattante è importante rispettare i suoi tempi e i suoi ritmi senza
forzarlo. Con la crescita il piccolo imparerà a dormire e a riconoscere i tempi, i luoghi
e le persone a lui preposte. L'imporre da parte degli adulti degli orari per il sonno
quando il bimbo è ancora piccolo può determinare una forzatura condizionante che va ad
intaccare quelli che sono i suoi rapporti relazionali e di attaccamento con gli adulti. È
quindi necessario entrare in sintonia con lui fin da quando questi è lattante,
assecondando i suoi ritmi ed imparando a distinguere gli aspetti abituali e straordinari
del suo sonno. Una ricognizione attenta dei bisogni di riposo dei bambini può fornire
indicazioni preziose sul loro stato di salute psicofisica o l'insorgere di qualche
disagio. L'adulto può, in questo caso, aiutare il bambino a rilassarsi in vari modi, ad
esempio attraverso il gioco, fornendogli un oggetto a lui caro (l'"oggetto
transizionale" di Winnicott), cantandogli una ninna-nanna, stringendoselo tra le
braccia, facendogli ritrovare il suo rituale. Gli oggetti transizionali sono le bamboline,
gli orsacchiotti, i pezzi di stoffa, qualcosa di caldo e di morbido, che il bambino
investe di una forte carica affettiva. L'oggetto transizionale, oltre a ricordare i primi
contatti con la mamma, ha per il bambino un valore particolare in quanto è la prima
ricchezza che egli possiede. È quasi sempre qualcosa che nelle mani del piccolo si anima
di una vita propria e di un potere magico capace di diffondere fiducia, protezione e
sicurezza, nei momenti cruciali. Questo oggetto, sul quale il bambino mostra odio ed
amore, ha un ruolo insostituibile per il suo sviluppo affettivo e sociale. L'oggetto
transizionale è un ponte che aiuta il bambino ad entrare in contatto con la realtà
permettendogli di adattarsi ai cambiamenti e di superare le difficoltà. Ogni bambino crea
quindi il proprio oggetto transizionale nel momento in cui investe qualcosa di
significativamente affettivo e personale.
Via via che il bambino cresce, il rapporto tra veglia e sonno subisce una sensibile
variazione. Il fatto che il periodo di veglia diventi sempre più lungo comporta che il
bambino sia sempre più interessato al mondo che lo circonda. Pertanto viene meno la
voglia di dormire. Che il piccolo provi il desiderio di rimanere sveglio più a lungo
dovrebbe compiacere i genitori in quanto ciò rappresenta una crescita sana e vivace del
bambino. Questo desiderio di rallentare i ritmi del sonno comincia già a manifestarsi
all'inizio del secondo semestre di vita. Sulla base di alcune resistenze che il bambino
può apporre alla sua "andata a letto", possono nascere dei conflitti con gli
adulti. Molto spesso il desiderio di vivere in relazione con gli altri e di esplorare
continuamente la realtà circostante fa percepire al bambino il momento del sonno come un
momento in cui l'adulto lo estromette dalla sua vita relazionale. Dal punto di vista
psicanalitico il bambino durante gli ultimi mesi del suo primo anno di vita sviluppa una
certa ansia che, se non giustamente interpretata, potrebbe compromettere la sua ricerca di
autonomia ed indipendenza, in quanto il bimbo andando a dormire avverte una paura di
separazione, il timore cioè che possa perdere il rapporto affettivo con gli adulti e con
il mondo circostante. Come gli oggetti reali "scompaiono" dal suo mondo
percettivo quando non sono più presenti, per lo stesso motivo il bambino teme la perdita
dell'oggetto d'amore. Inoltre bisogna tener presente che il bimbo non si avvicina al
sonno, né si addormenta a comando, ma è necessario creare una situazione intermedia di
preparazione e di rilassamento che trasporti piano piano il piccolo alla ricerca del
riposo. Quindi l'educatore o il genitore deve preparare situazioni che meglio facilitino
il rilassamento del bambino. Per esempio, se il piccolo si trova impegnato in un gioco che
richiede tutte le sue energie fisiche e mentali, una volta terminato il gioco, il genitore
o l'educatore può richiamare la sua attenzione ed aiutarlo a rilassarsi leggendogli una
fiaba, guardando insieme delle figure, cantando delle melodie tenendolo in braccio, e poi
preparando l'ambiente sonno (cioè posizionando la luce, prendendo l'oggetto preferito,
sistemando le lenzuola, ecc. ). Tutto deve avvenire facendo partecipare attivamente il
bambino in modo tale che egli stesso predisponga l'ambiente mettendo in atto un rituale
come crede meglio e secondo i propri desideri. In pratica il bambino non deve sentirsi
mettere a letto come un "sacco di patate" perché gli adulti lo hanno stabilito,
ma è lui stesso che organizza questo momento così importante. Può capitare comunque che
qualche volta il bimbo incontri difficoltà a rilassarsi, soprattutto se non si sente
completamente sicuro, perché abbandonarsi al sonno è per lui una sorta di atto di
fiducia nel confronti dell'ambiente. Per facilitare l'addormentamento è opportuno
riconoscere quali sono i comportamenti che precedono il sonno, quali sono le cose da fare
insieme al bambino. Fin dai primi mesi di vita i bambini mettono in atto una serie di
comportamenti che li rassicurano e li introducono delicatamente nelle situazioni più
difficili. Il lattante di pochi mesi sa già inventare dei rituali di
"autoconsolazione" che lo dispongono e facilitano al sonno. I bambini di un anno
mostrano indubbiamente rituali molto meno elaborati dei bambini più grandi, tuttavia
tutti questi comportamenti sono molto significativi e meritano attenzione, comprensione e
rispetto. I rituali sono in pratica delle azioni o delle sequenze di azioni che vengono
ripetute ogni volta che si ripresenta la necessità di superare un momento difficile. In
questo caso si tratta di lasciare il mondo delle esperienze diurne per entrare in quello
misterioso del sonno e del buio. In genere il bambino nel mettere in pratica questi
comportamenti, si avvale di oggetti speciali ("transizionali") che, essendo
carichi affettivamente, facilitano l'adattamento alle situazioni temute. Pertanto
troveremo bambini che si succhiano il pollice e si rigirano tre volte nel letto, altri che
richiederanno la melodia di una dolce ninna-nanna, altri ancora che salutano
affettuosamente il proprio bambolotto per poi rigirarsi con la pancia in giù. Ogni
bambino è un "mondo" a sé e vive il suo rapporto con il sonno secondo schemi
comportamentali del tutto individuali. Si deve quindi lasciare agire il bambino come è
abituato a fare, al fine di non compromettere quelle sicurezze affettive così
delicatamente costruite o inventate. Nel condurre i bambini a dormire e nel farli
addormentare non bisogna né forzare né accelerare le situazioni e i tempi del bambino.
Alzare la voce o dire al bambino di sbrigarsi produce un effetto controproducente per lo
scopo che si vorrebbe ottenere. È necessario invece assecondare il piccolo offrendogli la
disponibilità di soddisfare le sue richieste in questi momenti. Altrettanta importanza
deve essere data al momento del risveglio rispettando le abitudini del bimbo e
permettendogli di vivere questi istanti come meglio crede secondo i propri desideri.
Winnicott introdusse l'"oggetto transizionale" per indicare un qualsiasi oggetto
di tipo materiale (la classica coperta di Linus, l'orsetto, un pupazzo, un nastro dei
capelli o un golf di lana della mamma o di chi si prende cura del bambino) che acquista un
valore elettivo tale per cui, per il bambino tra i quattro e i dodici mesi, ma talvolta
anche in età successiva, sarà impossibile separarsene, soprattutto al momento di
addormentarsi. "Quando parliamo di un oggetto transizionale, pensiamo a un bambino di
almeno cinque mesi, e più probabilmente di uno o due anni e a quest'epoca dello sviluppo
infantile c'è, nel bambino sano, una versione interna della madre che può essere
riesportata in termini di oggetto transizionale". Si tratta quindi di un oggetto che
il bambino succhia o stringe a sé, che serve a proteggerlo dall'angoscia di una rottura
che si rende inevitabile al momento del sonno, e quindi di una perdita, e che sta a
significare che tramite esso è possibile porre riparo a un'assenza che viene avvertita
come minacciosa e distruttiva. Questo fenomeno indica la fiducia che il bambino, il quale
sa che la madre è affidabile, può avere nell'unione con lei: questo oggetto da lui
creato ha in sé una molteplicità di valenze affettive. Winnicott rileva anche come molti
bambini non siano particolarmente attaccati a un oggetto particolare ma rivelino una
particolare sensibilità a suoni, luci o immagini e come queste possano comunque avere la
stessa funzione e soddisfare la rappresentazione di qualcosa relativo alla madre, del
possesso e dell'unione con essa: si tratta di un oggetto paradossale in quanto è un
oggetto creato e trovato allo stesso tempo.
"Ho introdotto i termini oggetto transizionale e fenomeno transizionale per designare
l'area intermedia di esperienza tra il pollice e l'orsacchiotto, l'erotismo orale e la
vera relazione d'oggetto, l'attività primaria creativa e la proiezione di ciò che è
già stato introiettato, l'inconsapevolezza primaria e il riconoscimento dell'essere
debitore", scrive Winnicott, che espose le sue idee sull'oggetto transizionale nel
1953, nell'articolo Oggetti transizionali e fenomeni transizionali, in cui descrisse
clinicamente questo comportamento osservato spesso nel bambino. Questi oggetti vengono
dunque ad assumere un significato affettivo molto intenso, diventando una parte quasi
inseparabile del bambino e costituiscono anche il primo "possesso di qualche cosa che
non è l'Io" (not me possession). Questa zona intermedia che fa da ponte tra soggetto
e oggetto è una sorta di compromesso in quanto l'oggetto non è ancora riconosciuto come
esterno e altro da sé, ma non è più totalmente interno o parte di sé: è un ponte tra
l'incapacità di riconoscere la realtà e la crescente capacità di poterla riconoscere,
tra l'esperienza di sé e l'esperienza di dipendenza totale dalla madre. Si tratta di un
fenomeno del tutto normale, che consente al bambino di effettuare la transizione dalla
prima relazione con la madre alla relazione oggettuale: un fenomeno che va quindi molto al
di là del semplice oggetto in sé, in quanto designa "l'area intermedia di
esperienza situata tra il pollice e l'orsacchiotto". Un'area che si trova a metà
strada tra oggettivo e soggettivo. L'oggetto viene dall'esterno, ma non è concepito come
tale e non viene neanche dall'interno e quindi non è un'allucinazione. Winnicott lo
definisce un campo neutro di esperienza che non verrà mai contestato e che potrà durare
prolungandosi per tutta la vita. Tale oggetto manterrà a lungo la sua funzione anche se
costituisce soltanto un momento di passaggio, un transito. Non è un caso del resto che
esso riappaia soprattutto nei momenti di maggiore sconforto. Winnicott fa rientrare in
quelli che definisce fenomeni transizionali anche certi gesti e attività orali come
balbettii e mormorii o la ricomparsa nel bambino più grande del vecchio repertorio di
filastrocche. È un oggetto che è "sogno e realtà insieme", che costituisce
una buona difesa contro l'angoscia ed è perciò consolatorio oltre che creatore di un
certo spazio mentale tra madre e figlio, condizione indispensabile perché il bambino
diventi un soggetto che abita il linguaggio. Rappresenta la transizione del bimbo da uno
stato di fusione con la madre a uno di rapporto con la madre-ambiente: indica perciò il
passaggio dal bisogno al desiderio. Quando il bambino si stringe al suo orsetto oppure si
accarezza il viso con il lenzuolino o la copertina sa benissimo che questi oggetti non
sono la mamma, anche se egli li utilizza considerandoli mamma.
Alcune indicazioni sulle qualità particolari dell'oggetto transizionale così come sono
definite da Winnicott.: l. "Il bambino assume tutti i diritti sull'oggetto", e
noi dobbiamo convenire con lui su questo assunto. 2. "L'oggetto è trattato con
affetto, e al tempo stesso amato" con forte eccitazione. Egli lo può anche mutilare,
seviziare, massacrare; lasciamo questa libertà al bambino. 3. Non bisogna mai cambiare di
nostra iniziativa l'oggetto, "a meno che non venga cambiato dal bambino stesso".
4. L'oggetto "deve sopravvivere all'amore, e anche all'odio", istintuale del
bambino anche se fosse una "caratteristica" che si mostra nei tratti della
"pura aggressività". 5. Al bambino deve sembrare che "l'oggetto dia
calore, o che si muova, o che abbia un suo tessuto, o che faccia qualcosa che provi
l'esistenza di una sua propria vitalità o realtà". 6. L'oggetto "proviene
dall'esterno" secondo il punto di vista dell'adulto, "ma non secondo quello del
bambino". Esso però non "viene neanche dall'interno", perché "non è
un'allucinazione". 7. "Il suo destino è che gli venga gradualmente concesso di
essere disinvestito" affettivamente, "in modo tale che nel corso degli anni non
diventi tanto dimenticato quanto, piuttosto, relegato nel limbo" dei ricordi. Con
questo, si vuole dire che di norma l'oggetto transizionale "non viene dimenticato e
non viene rimpianto. Perde valore e ciò è per via del fatto che i fenomeni transizionali
si sono diffusi, si sono sparsi sull'intero territorio intermedio tra la "realtà
psichica interna" e il "mondo esterno come viene percepito tra due persone in
comune", vale a dire sull'intero campo culturale".
Winnicott ha sempre sottolineato l'importanza del gioco e della creatività nei propri
scritti. Il gioco è il luogo di una tensione tra l'interno e l'esterno, cioè quell'area
intermedia, senza netti confini, dove l'esperienza della vita ha il sopravvento. Nel gioco
il corpo e la psiche entrano in un dialogo continuo, esperienza ed esistenza si
intrecciano. Il primo rapporto che ha il bambino con la madre è di tipo creativo. La
madre crea il bambino non solo fisicamente nel suo corpo ma anche nei suoi pensieri,
affetti, fantasie; il bambino, a sua volta, si crea attraverso la madre compiendo
l'esperienza del suo esistere, crea cioè l'oggetto che aspetta di essere trovato come
"capacità di essere solo in presenza della madre". La funzione socializzante
del gioco non inizia solo con il gioco di gruppo, ma, a parere di Winnicott, già con gli
oggetti transizionali che hanno la caratteristica di non essere più parti del corpo, come
può essere il dito da succhiare, e quindi costituiscono la prima esperienza di
separazione tra Io e non-Io, tra realtà interiore e realtà esterna. Nell'oggetto
transizionale Winnicott vede l'origine del gioco come esperienza illusoria di rapporto
oggettuale sostitutivo del rapporto privilegiato con la madre, e come concretizzazione di
fantasie che vengono proiettate all'esterno su oggetti consueti e familiari. L'oggetto
transizionale, pur costituendo un momento di passaggio verso la percezione di un oggetto
nettamente separato dal soggetto, non perde la sua funzione nel periodo successivo, dove
riappare specialmente in occasione dei momenti di angoscia. Secondo Winnicott, l'oggetto
transizionale appartiene a quel campo intermedio dell'esperienza che è il campo
dell'illusione i cui contenuti non sono riconducibili né alla realtà interna, né alla
realtà esterna. Essa costituisce la parte più importante dell'esperienza del bambino e
il suo protrarsi nell'età adulta è alla base della successiva vita immaginativa. Per
Winnicott "la fantasia è l'elaborazione immaginativa della funzione fisica".
Nella fantasia (fantasy) si incontrano l'immaginario con il reale, mentre nel fantasticare
(fantasying) è il pensiero puro che si presenta come il fuori del sogno e della vita.
Dell'area transizionale fanno parte il gioco, la creatività e il sogno, ovvero tutto
"il campo culturale". La realtà e il processo del valore simbolico dell'oggetto
transizionale mette in grado il bambino di accettare le differenze e le somiglianze,
assicura la "continuità dell'essere" come continua domanda. Come scrive
Winnicott: "Gli oggetti transizionali e i fenomeni transizionali appartengono al
regno dell'illusione che è alla base dell'inizio dell'esperienza. Questo primo stadio
dello sviluppo è reso possibile dalla speciale capacità della madre di adattarsi ai
bisogni del suo bambino, concedendogli così l'illusione che ciò che egli crea esista
realmente. Quest'area intermedia di esperienza, di cui non ci si deve chiedere se
appartenga alla realtà interna o esterna (condivisa), costituisce la maggior parte
dell'esperienza del bambino, e per tutta la vita viene mantenuta nella intensa esperienza
che appartiene alle arti, alla religione, al vivere immaginativo ed al lavoro creativo
scientifico. Un oggetto transizionale di un bambino diventa di norma gradualmente
disinvestito specialmente man mano che si sviluppano gli interessi culturali. Ciò che
emerge da queste considerazioni è l'ulteriore idea che un paradosso accettato può avere
un valore positivo".