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Le parole di Marco Aurelio

 

Al mattino comincia sùbito a dire con te stesso: avrò da fare con gente che mette il naso negli interessi altrui; con ingrati; con violenti; con furbi; con malevoli; con gente non socievole. Tutto questo accadde a costoro per ignoranza del bene e del male.
Io, invece, che già ho potuto meditare sulla natura del bene e apprendere che esso è bello; e del male, che è brutto; meditare sulla natura di colui che sta commettendo il male e apprendere che quell'uomo è mio affine, non certo per identità di sangue o di seme, bensì in quanto partecipe d'una mente e d'una funzione che è divina; apprendere che non posso venir danneggiato da qualche difetto di altri (in realtà nessuno mi potrà implicare nella sua bruttezza); io non posso adirarmi con un mio affine e neppur sentirmi a lui nemico.
Siamo nel mondo per reciproco aiuto, come piedi, come mani, come palpebre, come i denti di sopra e di sotto in fila; in conseguenza è contro natura ogni azione di reciproco contrasto.
Ed è contrasto l'ira e la reciproca avversione.

Fatti venire a mente da quanto tempo continui a rimandare questa decisione; e quante volte, pur avendone ricevuta l'opportunità dagli Dei, non sei stato capace di approfittarne.
Ma ormai è necessario che tu capisca di qual mondo sei parte; chi sia colui che governa il mondo e che di lui tu sei emanazione; che un limite di tempo è stato a te prescritto. E se non saprai approfittarne per fare in te serenità e luce, quel limite passerà e tu pure passerai e non ti sarà concesso ripetere.

Ti distraggono forse le impressioni provenienti dall'esterno? Concedi a te stesso il modo d'aggiungere qualche nuova cognizione che sia buona, e cessa da questo tuo continuo andare errabondo.
Ma c'è un'altra cosa da cui ti devi guardare e che è motivo di distrazione: ed è, stolta e vana, l'azione di tanta gente stanca della vita, senza scopo e senza meta alcuna verso cui dirigere ogni sforzo, e una volta per sempre, il pensiero.

In realtà, chi è dominato dall'ira dimostra evidentemente di abdicare alla ragione, in quanto gli si fanno compagni rincrescimento e segreto rimorso. Al contrario, chi si lascia trasportare da concupiscenza, vinto com'è dall'allettamento del piacere, appare indubbiamente più sfrenato e più effeminato nella sua colpa.

Come rapidamente tutto scompare e svanisce! Nella scena del mondo, gli individui col loro aspetto e il loro corpo; nel vortice del tempo, ogni ricordo di quelli. Tale il genere di tutte le cose che il senso percepisce e soprattutto di quelle che adescano col piacere o rattristano col dolore, quelle che l'ambizione celebra col suo plauso; ebbene, quanto sono vili, quanto spregevoli, quanto sporche, corruttibili e senza vita!

Niente è più misero di colui che in giro ogni cosa va indagando; di colui che, dice il poeta, gli abissi della terra esplora; di colui che i segreti pensieri nell'anima del prossimo va per congettura penetrando; e non si accorge intanto costui che basta una sola cosa: perseguire attento e venerante con entusiasmo il dèmone che è dentro in lui e a quello solo attendere. E attento e venerante lo potrà perseguire se si mantiene puro da passioni, da futili vanità; lontano da critiche, non più malcontento di ciò che proviene da parte degli Dei e degli uomini.

L'anima dell'uomo fa grave torto a se stessa, soprattutto quando diventa, per quanto sta in lei, quasi sarcoma o tumore del mondo.
Per esempio, quando si fa i difficili e ci si tormenta eccessivamente, si procede allora a ribellione contro quella natura che le altre singole nature tutte avvolge, in quanto ne fanno parte. Ancora: quando l'anima nutre sentimenti di antipatia per qualcuno o gli si lancia contro con l'intenzione di fargli danno. In questa condizione è l'anima di chi si lascia trasportare dall'ira.
Terzo grave torto l'anima fa a se stessa, quando si lascia vincere da piacere o da dolore.
Quarto, quando discende a simulazioni e a finzioni e senza sincerità, offendendo il vero, procede a qualche azione e si mette a parlare.
Quinto, quando lascia andare la sua opera o determinazione senza meta alcuna e agisce a caso e senza discernimento, mentre anche le più piccole nostre azioni debbono compiersi in rapporto a un fine.
E gli animali ragionevoli hanno un unico fine; perseguire obbedienti la ragione e, la legge della città più veneranda e il suo governo.

Il tempo della vita umana è un punto; la sua sostanza materiale, un perenne fluire; la sensazione, tenebra; la compagine di tutto l'organismo, immancabile corruzione; il principio vitale, l'aggirarsi di una trottola; la fortuna non si può indagare; la gloria, cieca. Diciamo in breve, le funzioni dell'organismo sono un fiume; quelle dell'anima, sogno e vanità; ed è guerra la vita, viaggio d'un pellegrino, oblio la voce dei posteri.
E adesso, a che cosa ti puoi affidare?
A una sola cosa; a un'unica cosa: l'amore di sapere.
E questa cosa ti permetterà di conservare l'interiore dèmone senza violenza o danno; signore dei piaceri; capace d'agire senza intraprendere nulla a caso; immune da menzogna e da simulazione; libero dal bisogno che altri faccia o no qualche cosa. Ancora, questo dèmone, dovrà accettare gli eventi e tutto quello che gli capita, convinto che tutto viene di là, da un luogo misterioso da dove egli pure un giorno è venuto. Ancora e soprattutto questo dèmone attenda la morte con sereno pensiero, convinto che si tratta di una semplice cosa; dissoluzione degli elementi che compongono ciascun essere vivente.
E se per questi elementi presi singolarmente non c'è motivo di terrore nel fatto che ciascuno singolarmente trapassa senza posa dall'uno all'altro; per qual motivo si dovrà temere una trasformazione e una dissoluzione che si compia per tutti in una sola volta?
Del resto, è un fatto che avviene secondo natura; e nulla è male secondo natura.

Corpo, anima, mente: del corpo è proprio il sentimento; dell'anima, gli impulsi; della mente, il pensiero. [...]
E adesso: se tutto questo è comune con le categorie da noi già enumerate, l'unica cosa che rimane a chi è buono, come propria caratteristica, è l'amore, l'atteggiamento di un'anima serena e tranquilla che accolga gli eventi a lei destinati.
Inoltre rimane la cura di non sporcare il dèmone che ha preso dimora nel nostro petto, la cura di non turbarlo con impressioni confuse e molteplici; di mantenerlo sereno e benigno, tributandogli rituale onore come a un dio; e non dire nulla che sia contrario al vero; non far nulla contro giustizia.
Che se poi gli uomini tutti non volessero credere che si vive con semplicità, con modestia, con animo sicuro e deciso; ebbene, non ci si arrabbierà con nessuno di quegli uomini, non si devierà dal sentiero che conduce a consunzione della vita, a quel punto ove è necessario giungere puri, tranquilli, veloci, conformati al proprio destino, senza riluttanza o violenza.

Morte è simile a nascita, mistero di natura, composizione di elementi che si dissolve in quegli stessi elementi: insomma non è cosa di cui ci si debba formare cattiva opinione. Non si tratta infatti di un evento che ripugni alla natura dell'animale intelligente né contrario alla sua costituzione.

Togli il giudizio della tua mente e sarà tolto il "sono stato offeso"; togli il "sono stato offeso" e sarà tolta l'offesa.

Non devi giudicare le cose nel modo secondo il quale le giudica un uomo violento e malvagio o nel modo che costui vorrebbe che tu le giudicassi. Tu devi guardar le cose come sono, secondo verità.

Non ti devi sviare, ma in ogni aspetto della tua attività devi far giustizia e in ogni tuo giudizio mantenere comprensione.

Non vivere come se ti fossero concessi diecimila anni o più. Il momento fatale incombe su di te; finché ti dura la vita, diventa buono.

Ama quel po' di abilità che hai nella tua arte, e cerca di trovare pace in questa. E quanto ti resta della vita cerca di trascorrerlo convinto di avere affidato agli Dei con tutta l'anima intera le cose tue tutte quante, tu che non hai reso te stesso né tiranno né schiavo di nessun uomo.

Pensa un po', per esempio, ai tempi di Vespasiano; vedrai tutte queste cose: gente che si sposa, che alleva figli, si ammala, muore, fa la guerra, fa festa, fa il mercante, il contadino; gente che adula, che presume di sé, tende insidie, sospetta, fa voti perché altri muoia; mormora per ciò che avviene, ama, raccoglie tesori, agogna il consolato e il regno.
E intanto la loro vita è del tutto cancellata.
Adesso, passa ai tempi di Traiano.
Un'altra volta le stesse cose, tutte. E anche quella vita è morta.
Allo stesso modo considera altri periodi di tempo, tutte intere le nazioni, e guarda: genti senza numero dopo tanti sforzi, in breve, sono cadute; e trovarono dissoluzione negli elementi.
Ma soprattutto considera quelli che tu stesso hai conosciuto, gente inquieta per vana ricerca di cose da nulla, gente che aveva trascurato di agire secondo la legge della propria interiorità e a quest'impresa non aveva rivolto ogni sforzo, senza cercare altre cose. E ricorda quando ti impegni in qualche operazione, tieni conto che ciascuna ha un proprio valore e che si deve attendere alle singole cose secondo un proporzionato grado di valore. In tal modo non avrai motivo di rincrescimento se non ti sarai occupato più di quanto conviene di cose da poco.

Tutto dura un giorno, e chi ricorda e chi è ricordato.

Osserva ininterrottamente gli eventi come avvengono per via di alterna mutazione. E devi abituarti a pensare una cosa: la natura universale nulla ama tanto, come il mutare le cose per alterna vicenda e farne poi altre uguali ma nuove. Vedi, bene che ogni cosa è in certo qual modo seme di un'altra cosa che da quella dovrà provenire. E tu intanto immagini che siano semi unicamente quelli che vengono sparsi sulla terra o sulla matrice; ma questa è una teoria un po' banale.

Il tuo male non risiede nel carattere d'un altro uomo e neppure indubbiamente in qualche cambiamento o trasformazione degli eventi che ti circondano. Dove dunque? Dove esiste in te quella facoltà che pronuncia un suo giudizio sul male. Allora sospenda questa il giudizio, e tutto andrà bene.

Tu sei una fragile anima, che regge e trasporta un morto. Così diceva Epittéto.

Nulla v'è di male se si subisce mutazione; neppur male, del resto, per ciò che è prodotto da mutazione.

La totalità dei tempi è quasi fiume, formato dagli eventi; corrente che a forza travolge. Non vedi? Le singole cose, appena vedute, già sono trasportate via; un'altra cosa viene trasportata. E anche questa sarà portata via.

Quanto accade è così abituale e familiare come in primavera la rosa e nell'estate il raccolto.

Come se qualcuno degli Dei ti avesse detto che domani morirai o al massimo dopodomani, non avresti più, fatto gran conto che ci fosse un giorno di più o uno di meno, a meno d'essere una creatura ignobile (che cosa rappresenterebbe, infatti, quel po' di tempo messo in più?); allo stesso modo devi ritenere piccola la differenza tra molti anni e domani..

Devi pensare continuamente quanti medici già sono morti; medici che avevano spesso aggrottato le ciglia presso gli ammalati; quanti indovini che credevano di dire cosa molto importante quando segnalavano prima del tempo la morte degli altri; quanti filosofi che avevano steso lunghi sermoni in quantità indicibile a proposito di morte e d'immortalità; quanti eroi che hanno ucciso tanta gente; quanti tiranni che avevano fatto uso del loro potere sulle vite altrui con tremendo cipiglio, ritenendosi immortali. E ancora quante città tutte intere, per così dire, sono già morte: Elice, Pompei, Ercolano e altre senza numero. Persegui pure quanti conosci uno dopo l'altro: costui ha dato sepoltura all'amico e poi è morto; e un altro ha fatto lo stesso. Il tutto, in breve corso di anni.
La conclusione? devi volgere lo sguardo sulle umane vicende, consapevole della loro precarietà, del loro scarso valore; ieri, tanta boria; domani, mummia o cenere.
Bisogna trascorrere quindi questo breve istante del tempo secondo natura e partirsene poi tranquilli. Così sarebbe, se l'oliva divenuta matura cadesse benedicendo colei che l'ha portata, e memore di riconoscenza per l'albero che l'ha prodotta.

A quale meta dunque tende l'uso che io faccio dell'anima mia? Di momento in momento si deve rivolgere la domanda a se stessi su questo punto e fare in proposito attenta indagine.

È follia il perseguire le cose impossibili; invece è impossibile che i malvagi non facciano cose come queste.

Devi considerare più volte la rapidità con cui ogni cosa esistente e tutto ciò che diviene è portato via e scompare. Ogni sostanza infatti è come un fiume in perpetua corsa; e le azioni incessanti tramutano; e cause ricevono infiniti aspetti e determinazioni; quasi nulla c'è che sia senza movimento. Ma subito ti incalza l'abisso infinito nel quale ogni cosa svanisce, l'abisso del tempo passato e del futuro! Come allora non è pazzo chi in tale condizione si gonfia, si dà affanno, si lamenta, come se dovesse durare a lungo il tempo in cui avrà da soffrire?

Vivere in compagnia degli Dei. E vive in compagnia degli Dei colui che ininterrottamente mostra la propria anima lieta dei loro decreti, un'anima pronta a fare tutto quello che il dèmone vuole; quel dèmone che Zeus ha dato a ciascuno come signore e guida, staccandolo da se stesso. E questo dèmone è la mente e la ragione di ciascuno.

Non attore tragico, ma neanche prostituta.

Non ti preoccupare se ti tocca compiere il tuo dovere e intanto il freddo o il caldo ti tormentano; se la testa ti cade pesante di sonno o se invece hai dormito a sufficienza; se mala voce ti accompagna oppure coro di lodi; se stai affrontando pericolo di morte o sei in qualche altra condizione diversa. Del resto anche questa è una delle azioni che la vita comporta, questa appunto, quest'azione per cui si viene a morire. Anche in punto di morte basta dunque che si disponga bene dell'istante presente.

Ottimo sistema di difesa; non farsi uguale all'offensore.

Ogni qualvolta ti perturbano nel profondo eventi che intorno ti si addensano, veloce ritorna in te stesso; e più di quanto necessità ti costringe, non ti allontanare da un'ordinata e armoniosa dignità d'azione. Oh! sarai più valente nella scienza del ritmo e dell'armonia se ininterrottamente ad essa ritorni.

Per il fatto che qualche impresa riesce a te difficile, non devi ritenere che si tratti di un'impresa impossibile per l'uomo. Bensì se c'è qualche cosa possibile e propria dell'uomo, la devi considerare anche aperta a te.

Nelle esercitazioni ginnastiche qualcuno, può succedere, ci graffia, e trasportato dal suo impeto ci dà un colpo sulla testa. Ma non ci facciamo caso, non ci sentiamo offesi, né guardiamo con sospetto la persona, quasi come se ci tendesse insidia. Magari ce ne guardiamo ma non come da un nemico né con sospetto, ma con un riguardo benevolo.
Una cosa simile devi cercare anche negli altri momenti della vita. Suvvia, lasciamo correre; c'è molta gente che fa come quelli che si esercitano con noi. Effettivamente ci si può scansare, come dicevo, non riempirsi di sospetti e non ritenere ognuno un nemico.

Considera quanti fatti, nello stesso istante, avvengano contemporaneamente in ciascuno di noi, fatti fisici e fatti spirituali. E così non sorgerà in te alcun senso di meraviglia se fatti in numero molto più grande (anzi tutti i fatti che via via avvengono) hanno luogo in quell'unico e totale organismo che noi chiamiamo mondo.

Brutta cosa che l'anima provi stanchezza e sazietà di fronte alla vita, prima del corpo che non ancora è stanco.

Il giorno in cui vorrai trovare un po' di conforto osserva i pregi nel carattere di chi ti è vicino. Per esempio, costui è operoso; un altro è rispettoso; un altro, liberale; un altro ha qualche altra dote. Bada che nulla conforta tanto, quanto le sembianze di virtù espresse nel carattere di chi ci vive accanto, e frequenti il più possibile e quasi in un cumulo. Quindi devi tenere pronte nel tuo ricordo queste sembianze.

L'uomo ambizioso ritiene bene personale un'attività che non è la propria; l'uomo che ama il piacere, l'esaltazione delle proprie passioni; l'uomo che ha una mente, l'azione rivolta alla propria interiorità.

Abìtuati a prestare attenzione diligente per qualche cosa che altri ti dica e a avvicinarti il più possibile verso l'anima del tuo interlocutore.

Che cos'è la malvagità? Quella cosa che tante volte hai visto. E per ogni fatto che via via ti accade, devi aver pronta la definizione: è quella cosa che tante volte hai visto.
Puoi star sicuro, in su e in giù sempre troverai le medesime cose, quelle di cui sono piene le storie dei tempi antichi, dei tempi meno remoti, dei nostri tempi più vicini; quelle di cui ai giorni nostri sono piene città e case. Nulla di nuovo: ogni cosa, sempre quella; e insieme ogni cosa rapidamente trapassa.

Anche se ti si aiuta non devi aver vergogna. Un compito a te è assegnato e lo devi fare come soldato all'assalto di un muro. Supponi, tu sei zoppo: cosa c'è di male se, dato che da solo non riesci a salire quel muro, potrai invece finire il tuo còmpito con l'aiuto di un altro?

Non ti turbi l'avvenire. Riuscirai, vedi, in quegli intenti, se sarà necessario, portando con te quegli stessi principi dei quali ti servi oggi per le vicende presenti.

Ogni sostanza corporea viene in modo molto rapido cancellata e svanisce nella sostanza universale; e ogni causa viene assorbita rapidissimamente nella universale ragione; e il ricordo d'ogni cosa rapidissimamente sepolto nell'abisso dei tempi.

Comunque altri con parole o con azione si comporti, io debbo essere buono. Allo stesso modo come se l'oro o lo smeraldo o la porpora sempre ripetessero questa frase: "Comunque altri con parola o con azione si comporti, io debbo essere smeraldo e avere il mio colore".

La facoltà sovrana non produce mai turbamento a se stessa. E voglio dire, non si lascia travolgere a concupiscenza, e se altri riesce a infondervi terrore o dolore, faccia pure; quella, procedendo per via razionale, non si lascerà rivolgere a simili passioni.
Questo nostro corpo ci pensi lui a non provare sofferenza, se ci riesce; e dica se qualche cosa lo fa soffrire. In quanto al principio vitale, principio che propriamente teme, che sente dolore, se la facoltà designata a pronunciare giudizio non lo viene formulando, non c'è pericolo che quello provi sofferenza; lui certo non ha attitudine a simile giudizio. La facoltà sovrana, invece, non manca di nulla, per quanto sta in lei, salvo che non venga meno a se stessa; parimenti è immune da turbamento e da qualsiasi inciampo, a meno che non produca a se stessa turbamento e inciampo.

È proprio dell'uomo amare chi sbaglia. E questo potrai fare se tieni presente una considerazione: sono tuoi simili, e l'errore è dovuto a un non sapere certo involontario. In ogni modo ben presto l'uno e l'altro sarete morti; soprattutto poi il suo errore non ti ha recato danno.
In realtà non ha reso la tua facoltà sovrana peggiore di quanto era prima.

Quando qualcuno commette nei tuoi riguardi qualche errore, devi sùbito pensare qual era secondo lui, nel momento che commetteva l'errore, il criterio del bene e del male. Se arriverai a veder questo punto, avrai compassione di quell'uomo; non sentirai più meraviglia, non proverai più sentimenti d'ira.
Potrebbe darsi ancora che tu stesso giudicassi come lui un bene quella medesima cosa o un'altra del genere. In conclusione non resta che compatire.
È possibile invece un altro caso: cose di quel genere tu non le giudichi più buone e cattive. E allora non ti riuscirà difficile esser più mite con chi ha preso tale abbaglio.

Raccogliti in te stesso. La facoltà razionale e sovrana ha una dote per natura: basta a se stessa, quando la sua condotta è giusta. E trova bonaccia in questo fatto appunto.

Cancella dal pensiero ogni fantasma; arresta gli impulsi dell'istinto; circoscrivi il presente; comprendi quanto a te accade oppure a un altro; distingui e dividi ogni fatto che ti si presenta, in un elemento dovuto alla causa e uno dovuto alla materia; considera l'ora estrema; lascia che l'errore commesso da quell'uomo rimanga dove l'errore è sorto.

Devi fare in modo che la tua intelligenza si rivolga attenta man mano che ti si espone qualche cosa. Devi far penetrare la tua mente in ciò che in questo istante avviene e si fa.

Effettivamente chi studia gli uomini deve guardare anche le cose della terra come dall'alto di qualche luogo, volgendosi in giù: turbe di gente, eserciti che combattono, lavori dei campi, nozze, divorzi, nascite, morti, fragore di tribunali, luoghi deserti, nazioni barbariche di tutti i tipi, feste, funerali, mercati; un miscuglio enorme di cose e un ordine ottenuto nel mondo dal gioco dei contrari.

In ogni modo e sempre dipende da te adattarti agli eventi del momento con spirito di religiosità profonda; così pure trattare con gli uomini che ti sono compagni, seguendo giustizia; anche sorvegliare con cura e con perizia ogni tua impressione, in modo che non vi si insinui nulla di malamente compreso.

E davvero è cosa giusta questa. La facoltà razionale è infatti formata naturalmente per servirsi di quelle.
Terzo dovere, in un essere razionale, il non dare l'assenso senza riflettere, per evitare la possibilità di cadere in inganno.
Quindi, attenendosi a tali considerazioni, la nostra facoltà sovrana proceda diritta al suo compito, otterrà così tutto quello che le è dovuto.

Come un uomo giunto ormai al punto di morte, un uomo la cui vita fosse durata fino a questo momento; ebbene, per l'avvenire devi vivere secondo natura i giorni che ti rimangono.

Amare soltanto quelle vicende che a te accadono, quello che è tessuto insieme col filo stesso della tua vita. Che cosa di più conveniente?

Scava nella tua interiorità; dentro di te sta la fonte del bene, suscettiva di zampillare sempre in su, qualora sempre tu proceda in questo lavoro di scavo.

Un'arte che ti insegna a vivere è più simile alla lotta che non alla danza, se si considera la necessità di trovarsi pronti a colpi subitanei e imprevedibili, saldi sempre e in piedi.

Sta attento: non devi avere contro le persone di scarsa umanità gli stessi sentimenti che questa gente di scarsa umanità nutre contro gli uomini.

La natura non ha confuso insieme col corpo la mente, in modo tale, che quella non possa agognare a cingersi per conto suo di limiti distinti e sicuri e a svolgere la sua attività per proprio conto. [...]
Ecco le caratteristiche d'una perfezione nel carattere: trascorrere i giorni nella convinzione che ciascuno sia il giorno estremo; non agitarsi; non stare inerte a dormire; non simulare.

Nessuno si stanca di ricevere un beneficio. La beneficenza è operazione conforme a natura. Dunque non ti devi stancare nel beneficare te stesso, proprio in questo che fai un beneficio agli altri.

Qualunque cosa farai, interroga te stesso: "Ciò che io sto facendo in che rapporto è con me? Dovrò forse pentirmene? Piccolo tempo, poi sono morto. E tutto è finito. Ma che cosa cerco in più se questa mia attuale impresa è opera d'uomo intelligente, sociale, che gode di leggi eguali a quelle di Dio?".

Prima di tutto, non ti agitare. Non vedi? Tutto accade secondo l'universale natura. E poi, fra tempo breve: sarai nessuno in nessun luogo, come Adriano e Augusto.
In secondo luogo rivolgi attento lo sguardo in questa cosa che tanto ti turba, osservala bene e tieni in mente che necessariamente devi esser buono, quindi dà attuazione, senza volgerti indietro, a quanto domanda la natura dell'uomo. Prendi la parola per parlare in quel modo che ti sembra giusto, purché sempre con benignità, con rispetto, con sincerità.

Ogni natura basta a se stessa, quando procede sulla retta via. E una natura razionale procede sulla retta via, quando non dà il suo assenso a immaginazioni menzognere e oscure; quando dirige i propri impulsi alle sole opere che hanno quale meta il bene comune; quando ricerca o evita quelle cose sole che sono in nostro potere; quando ama tutto quello che le viene assegnato dalla comune natura.
Ogni singola natura è parte di quella comune, a quella guisa che natura di foglia partecipa alla natura della pianta; con la sola differenza che in questo caso natura di foglia è parte di una natura insensibile, irrazionale, e che può subire coercizione; invece natura d'uomo è parte d'una natura che non ammette coercizione, intelligente e giusta, dato che distribuisce ai singoli, con eguale criterio e secondo il merito, parte di tempi, di sostanza, di causa, di attività, di vicende.
E devi compiere la tua osservazione non isolando per ogni fatto un singolo particolare, rispetto a un altro particolare eguale, ma considerando nel loro complesso particolari di un singolo, fatto e in relazione a quelli d'un altro, pure nel loro complesso.

Non ti si concede di attendere a letture; ma, respingere violenza, ti si concede; ma essere superiore a piacere e a dolore, ti sì concede; ma procedere per via più alta di quella della gloria, ti si concede; ma non arrabbiarti contro gli stolti e gli ingrati, anzi prenderti cura di loro, ti si concede.

Questo fatto che cosa è mai in se stesso nella sua particolare costituzione? Quale il suo aspetto formale, quale la sostanza? Quale causa vi è in lui? E nel mondo, quali conseguenze produce? Per quanto tempo può durare?

Con chiunque ti incontri, comincia subito a dire con te stesso: costui quali princìpi ha sul bene e sul male? Che cosa vuole! Se sul piacere e sul dolore e sulle cose che possono dar origine a questo o a quello; se sulla gloria e sulla mancanza di essa, sulla morte e sulla vita ha certi princìpi e così determinati, non c'è ragione ch'io mi debba meravigliare o ch'io debba trovare strano se le sue opere sono press'a poco queste e di tal fatta.
Dovrò piuttosto ricordare che costui deve per necessità agire in tal modo.

Ricòrdati che è segno di libertà il poter mutare opinione e tener dietro a chi te ne fa opportuno avvertimento. Tua infatti è l'azione che si viene compiendo sotto l'impulso della volontà, del giudizio e del calcolo della mente.

Ciascuna cosa, cavallo, vigna, è stata formata per un certo scopo. Perché te ne meravigli? Anche il sole dirà: "Per qual motivo sono stato formato?". E così pure gli altri Dei.
E adesso concludendo: tu, a quale scopo sei stato creato? Per il piacere? Osserva se il concetto d'uomo ammetta questa conclusione.

Cancella ogni impressione dicendo senza posa a te stesso: ora dipende da me che in quest'anima non ci sia nessuna malvagità; nessun desiderio insomma, nessun motivo di confusione. Bensì, tenendo fisso lo sguardo su tutti questi fatti e considerandoli nel loro essere, debbo far uso di ciascuno secondo il loro valore.
Di questo potere che natura ti concede devi essere memore sempre.

Prendere senza illusioni, lasciare senza difficoltà.

Non ti turbi il pensiero di quale potrà essere la tua vita tutta quanta; non cercare quali prove e quanto gravi hai già purtroppo sostenuto. Bensì rivolgi a te stesso domanda nel momento in cui qualche cosa ti avviene: "Qual è l'aspetto insopportabile e intollerabile in questa faccenda?".
Certo, avrai vergogna ad ammettere una simile conclusione.
In secondo luogo, tieni presente che né il futuro né il passato possono più arrecarti noia; solo il presente può far questo. E questo presente si riduce a ben poca cosa, qualora si arrivi a limitarne i confini e qualora si rivolga domanda alla propria mente se davvero non sia in grado di resistere di fronte a cosa tanto meschina.

Se sei in grado di vedere acutamente, usa di questo tuo sguardo, giudicando nel modo più sapiente.

E perché debbo io tormentare me stesso? io che neppure un altro, per quanto stava in me, ho voluto tormentare?

Ma vale forse la pena che io tormenti l'anima mia per questo? Che l'anima mia sia avvilita, fatta peggiore di se stessa? travagliata da desideri? legata al corpo, atterrita? E c'è forse cosa che possa valere simile prezzo?

Nulla può accadere a. nessun uomo che non sia vicenda pertinente all'ordine umano. Del resto a un bove nulla può accadere che non sia bovino; a una vigna nulla che non appartenga all'ordine delle viti; né a una pietra cosa estranea all'ordine petrigno.
Conseguenza: se a ciascuna cosa accade sempre quello che rientra nell'ordine suo normale e nell'ordine naturale, per qual motivo dovresti tu fare il difficile?
Vedi bene che la comune natura non intende arrecarti nulla che tu non possa sopportare.

Se provi dolore per qualche cosa che è fuori di te; non questo fatto singolo precisamente ti turba, bensì il giudizio che tu vieni facendo su quello.
E dipende da te cancellare senz'altro quel giudizio.
D'altra parte, se si tratta di cosa proveniente dalla tua, interiore condizione, e questa ti porta dolore; certo nulla impedisce di rettificare il corrispondente giudizio. Facciamo un caso analogo: tu provi un senso di dolore perché non ti riesce di fare una certa cosa; e questa cosa per te aveva tutte le apparenze, di esser buona; perché, allora, piuttosto di buttarti in braccio al dolore non ti metti all'opera?
" Eh, ma vi si oppone contro cosa più forte!"
Allora non devi soffrire; non è in tuo potere la causa che ti impedisce d'agire.
"Sì ma non vale la pena di continuare la vita, se quest'impresa non viene attuata".
Allora puoi partire, tranquillo lascia questa vita (non vedi che anche chi trova modo d'agire, muore lo stesso?), tranquillo e benigno verso tutto ciò che pur ti ha recato impedimento.

È aspro quel cocomero! Buttalo via. Spine sul cammino? Evitale. Non basta? Ma non aggiungere con la parola: " E perché mai debbono esserci nel mondo queste cose? ". Vedi, sarai deriso da chi studia le leggi della natura, a quel modo che saresti deriso anche da un falegname o da un calzolaio se ti scandalizzassi che nella loro bottega ci sono i trucioli e gli avanzi - dei lavori prodotti. "Eh già! ma questi uomini hanno un luogo dove gettare tutto questo. Invece per la natura universale non c'è luogo che sia fuori di lei ".
Ma il miracolo dell'arte sua è appunto questo: la natura ha posto quale condizione a se stessa che in se stessa si tramutino le cose che, stando all'impressione esterna,. si corrompono, invecchiano, diventano inutili. Miracolo, che appunto da queste cose esauste la natura produca altre cose rinnovellate. Così natura non ha bisogno d'una sostanza, che provenga dal di fuori, come nemmeno sente necessità di un luogo ove gettare le cose ormai corrotte.
Insomma, natura è contenta dello spazio suo, contenta della materia sua e dell'arte a lei propria.

Nell'azione non esser disordinato e tumultuoso; quando parli non esser confuso; non lasciarti trasportare qua e là dalle impressioni della mente; negli affetti dell'anima evita del tutto lo scoraggiamento e l'eccessiva esaltazione; non attendere a troppe cose nella tua giornata.

Non soltanto d'ora in poi devi respirare collaborando con quest'aria che tutto ti circonda, ma devi anche pensare collaborando con l'universa intelligenza che tutto abbraccia. Osserva che la potenza di una mente si diffonde da ogni parte, e penetra in guisa che chi è in condizione ne può attingere; e questa effusa presenza si offre non meno dell'elemento aereo per chi è in grado di attrarlo a sé col respiro.

Gli uomini sono nati l'uno per l'altro; conseguenza: o li rendi migliori con insegnamento oppure sopportali.

Cerca di penetrare nella facoltà sovrana di ciascuno, e di concedere a ognuno di penetrare nella tua facoltà sovrana.

Non disprezzare la morte ma adàttati con animo tranquillo, ritenendolo uno dei fatti che natura esige. È effettivamente non diverso dal diventare giovani, oppure vecchi, crescere, raggiungere maturità, mettere i denti, la barba, avere i capelli canuti; seminare figli, essere in stato di gravidanza, partorire e altre simili operazioni naturali, quante ne portano i tempi della tua vita. E di questo genere appunto è anche il processo che dissolve il tuo organismo.
In conseguenza anche questo è segno d'uomo illuminato: un atteggiamento di fronte alla morte che non sia eccessivo, che non sia violento, che non sia superbo; si dovrà bensì attenderla come si attende qualsiasi altra naturale operazione.
E come ora attendi che dal grembo della donna tua esca alla luce la creatura nuova, ebbene: così devi accettare l'istante in cui la tua anima uscirà fuori da questo involucro.
Se hai desiderio di una cura volgare, di un impiastro che ti sostenga il cuore, indubbiamente ti potrà rendere tranquillo di fronte alla morte il considerare le cose dalle quali ti devi allontanare e la compagnia di gente che non avrà più modo d'inquinare l'anima tua.
E non intendo certo che tu debba prendertela con loro, questo no assolutamente; bensì devi prendertene cura e sopportarli con mite cuore; comunque devi pur tenere presente che la dipartita non avviene certo da uomini che abbiano la medesima tua visione. Oh! davvero questa sola cosa avrebbe potuto fra tutte trattenerti nella vita e agire in senso contrario se ti fosse stato concesso di vivere con persone capaci di procurare a se stessi una visione della vita simile alla tua.
Al contrario, ora vedi quanto grande sia il peso, quanta la fatica per questa tua vita in comune, così divergente da quella degli altri.
"Oh! possa tu, o morte, venire al più presto; non vorrei davvero perdere ogni speranza in me stesso". Così mi trovo costretto a dire.

Cancella le impressioni false; trattieni ogni impulso; spegni ogni troppo violento desiderio; mantieni indipendente la facoltà sovrana.

Tutto si tramuta; e tu pure incessantemente ti trasformi; un processo, in certo senso, di dissoluzione. E il mondo tutto quanto.

Una colpa, che sia di altri conviene lasciarla in quel luogo.

Ecco, questo è il perenne cielo delle cose del mondo; in su, in giù; un'età, un'altra età. E sono possibili due risoluzioni: la mente universale provvede coll'impulso del suo volere ai singoli fatti (il che se avviene, tu devi accogliere il decreto del suo volere); oppure una volta per sempre quella volontà ha provveduto, e il successivo svolgersi degli eventi dipende da quella prima determinazione. E che cosa c'è di diverso allora, in certo senso, se ci fossero veramente gli atomi e le singole parti della materia?
Insomma se vi è un Dio, tutto procede bene; se un caso, ebbene non procedere tu pure a caso.

Ciò che si crede perduto è soltanto trasformato; niente di più. Di quest'operazione si compiace l'universale natura; per quest'operazione così ogni cosa si svolge; in modo eguale si svolse in una durata senza fine; e altre cose saranno eguali nell'infinito futuro.
E adesso, per qual motivo vieni a dire che non solo le cose andarono male, ma che tutte sempre andranno male e che evidentemente non fu trovata mai presso gli Dei, in numero così grande, una potenza suscettiva di correggere questo male del mondo? Che il mondo è stato condannato, dunque, a essere oppresso da un male che non ha termine ?

Epicuro dice: "Durante la mia malattia, le condizioni del debole organismo mio non formavano argomento di conversazione, e con chi mi veniva a visitare non parlavo mai di cose dei genere. Bensì continuavo a indagare sui problemi capitali che la natura ci presenta, tutta la mia attenzione era rivolta particolarmente a questo punto: in qual modo la mente, pur partecipando a taluni determinati movimenti organici, possa mantenere l'imperturbabilità perseguendo il proprio bene particolare. D'altra parte non davo modo ai medici di mostrarsi superbi, convinti di un potere nelle loro operazioni; in ogni modo la mia vita trascorreva bene e senza affanno ".
Concludiamo: tieni lo stesso contegno di lui circa la malattia, qualora in malattia dovrai cadere, e così pure in qualsiasi altra evenienza. Bada bene, il non staccarsi dall'amore di sapere, qualunque sia il genere degli eventi; il non mettersi a chiacchierare stoltamente insieme con lo stolto e con l'uomo ignaro d'ogni legge di natura, sono caratteristiche comuni d'ogni scuola.

Ogni accidente accade o in modo che tu, data la tua natura, lo possa sopportare; oppure in modo che la tua natura non ne consenta la sopportazione.
Dunque: se accade cosa che la tua natura sia in grado di sopportare, non far difficoltà, ma portane il peso secondo la tua naturale costituzione. Se invece si tratta di cosa contraria alla tua natura, parimenti non far difficoltà. Oh! prima di te, finirà certo quella cosa.
In ogni modo ricorda che la natura tua ti consente di sopportare tutto quello che il giudizio della tua mente può rendere sopportabile e tollerabile. E ciò l'impressione della mente può fare, rappresentandoti la cosa nel suo aspetto utile, oppure rappresentandotela come un dovere.

Cerca d'acquistare un metodo che ti consenta di vedere come ogni cosa vicendevolmente tramuta, ininterrottamente attendi a questa meditazione e fa' continuo esercizio su quest'argomento. Bada, non vi è altra cosa parimenti suscettiva di produrre alto pensiero.
Quest'uomo si spoglia quasi del corpo, e quando ha concepito fermamente che ben presto dovrà partirsene dalla scena del mondo, che dovrà abbandonare tutte queste cose; ebbene, in questo momento, l'uomo affida se stesso tutto intero in seno a giustizia per quanto concerne ogni sua azione; invece, per quanto gli può accadere, tutto intero all'universa natura.
Che cosa vuoi che altri possa dire? che cosa possono pensare su lui? che cosa fare contro lui? Quest'uomo non bada affatto; gli bastano queste due cose soltanto: compiere per conto suo con piena giustizia l'opera alla quale nel presente momento egli attende; amare quello che nel presente momento gli viene assegnato. D'altra parte ogni cura, ogni distrazione egli allontana. Una sola cosa desidera: trovar la via più diritta e su quella andare sino in fondo e seguire Colui che va sino in fondo per via diritta: Iddio.

Chi fugge dal suo signore è servo fuggitivo. Signora, la legge; chi la trasgredisce, servo fuggitivo. Così è chi s'addolora, chi s'adira, chi teme, e non vorrebbe che qualche cosa o fosse avvenuta, o avvenisse nel presente o nel futuro; qualche cosa tra quelle che sono state disposte in ordine da colei che tutto governa: la legge che distribuisce quanto a ciascuno compete.
In conseguenza chi teme, chi si addolora, chi si adira, è servo fuggitivo.

L'uomo introduce nella matrice il seme, poi se ne va; e subito un'altra causa ne prende il porto; la ora e produce il neonato nella sua compiutezza. Ancora il neonato introduce cibo attraverso la gola: sùbito un'altra causa interviene e ne produce sensazioni, impulsi, insomma vita, forza, altre simili cose.
Considera dunque attentamente questo e medita su tali fatti che si svolgono sotto un velo così misterioso; la loro potenza segreta devi vedere in una luce non dissimile da quella con cui vediamo la potenza che fa pesanti i corpi o li trasporta in alto. Certo, gli occhi non la vedono, ma non minore è la chiarezza.

Quando ti senti contrariato per gli errori di qualcuno, sùbito rientra in te e osserva quale tuo errore sia simile a quello; per esempio, in quanto tu giudichi il denaro cosa buona, oppure il piacere o la gloria, secondo il tipo del singolo errore che ti si propone. Se volgi attenzione a questo, presto dimenticherai l'ira; ti si presenterà un'altra considerazione, che cioè quell'uomo è costretto a far cosi. In realtà che cosa potrebbe fare? Oppure, se ti riesce, togli via questo potere che costringe quell'uomo.

Ho fatto qualche cosa di buono per la comunità umana? E allora ne ho avuto un personale vantaggio. Il che io dico allo scopo che tu possa tener presente sempre questo pensiero. E non desistere mai.

Quale l'arte tua? Esser buono. E questa meta come puoi raggiungere se non per mezzo d'una preparazione intellettuale, uno studio profondo sull'universale natura, uno studio sulle caratteristiche proprie della costituzione umana?

La sfera dell'anima si può considerare perfetta, nel momento in cui non si protenda verso qualche cosa esterna, nel momento in cui non si muova, ansiosa, verso l'interno, non si disperda, non si accasci, bensì brilli di luce per mezzo della quale vede l'universale verità e quella che in lei ha dimora.

Qualcuno nutrirà ai miei riguardi sensi di disprezzo? Ci penserà lui. Io invece penserò ad agire in modo che non mi si scopra mai mentre compio o dico cosa degna di disprezzo.
Nutrirà sensi di odio? Ci penserà lui. Ma io tranquillo e con benevole cuore sarò pronto a chiarire per qualsiasi persona e persino per lui l'errore commesso, non certo con offese o dimostrando la mia sopportazione, ma cortesemente e con mite atteggiamento, come, a meno che non simulasse, quel famoso Focione. In realtà è la parte interna di noi che deve presentarsi fornita di queste qualità, e gli Dei debbono scorgere un uomo il cui carattere non si lascia trasportare da inconsulti sdegni e che non prende sul tragico tutto quello che gl avviene.
Pensa un po'! Che male rappresenta per te, se in questo momento tu vieni compiendo quello che è proprio alla tua natura? se accogli quanto in questo momento alla natura universale sembra conveniente?
D'altra parte, tu sei uomo proteso a compiere, comunque sia, il bene dell'umana comunità.

Primo precetto: rifletti quale sia il mio rapporto di fronte agli altri; che per reciproca utilità siamo nati e inoltre che io sono nato per esser guida di costoro, come al gregge l'ariete e come il toro alla mandria. Da questo principio devi salire in alto: se non vi sono gli atomi, vi è una natura che le universe cose governa. E se questo è, le cose meno perfette sono nate per quelle superiori, e queste, poi, per reciproco aiuto.
Secondo precetto: rifletti come costoro si presentano a tavola, a letto, in altre condizioni; ma soprattutto, date le loro credenze, a quali azioni necessariamente siano condotti, e queste poi con quale presunzione vengano compiendo.
Terzo precetto; se nelle loro azioni si comportano come si deve, non c'è ragione. d'adirarsi; se d'altra parte non si comportano bene, è evidente che lo fanno contro volere e per ignoranza, Oh! nessuna anima mai vorrebbe trovarsi priva del vero, come pure della possibilità d'agire secondo giustizia per ogni singola cosa. Ed effettivamente non gradiscono esser chiamati ingiusti, ingrati, avidi o colpevoli in qualsiasi altro modo verso il prossimo.
Quarto precetto: anche tu in molte occasioni sbagli e pur sei uno di loro. E anche ammesso che tu ti tenga lungi da taluni errori, in ogni modo hai una disposizione che ti porterebbe a compierli. È viltà, è desiderio d'ostentazione, è qualche altra brutta cosa del genere che ti trattiene dal macchiarti di colpe eguali a quelle degli altri.
Quinto precetto: nemmeno sai con precisione se davvero la colpa è stata da loro commessa; veri, ci sono molti fatti che avvengono anche a scopo di bene. E comunque è necessario prima sapere molte cose, se si vuoi fondatamente esprimere un giudizio sulle altrui azioni.
Sesto precetto: quando profondo è il tuo risentimento o grande il tuo disagio, ricordati che comunque l'umana vita è, brevità fugace e tutti fra poco saremo sotterra.
Settimo precetto: non sono le loro azioni a recare a noi sì grande turbamento; non vedi? quelle sono nascoste entro la loro mente; sono le nostre impressioni, i nostri giudizi che arrecano profondo turbamento. Dunque togli via, e non aver riguardo di sopprimerlo, il tuo giudizio personale concepito nella convinzione che si tratti di cosa terribile: ogni impeto d'ira è sfumato. E allora come scacciarlo, questo giudizio? Calcola che non si tratta, in ultima analisi, di cosa tanto vergognosa. In realtà se il male non consistesse unicamente nella vergogna che ne deriva, inevitabilmente anche tu commetteresti le tue colpe, e non poche, e diventeresti assassino e altre simili cose.
Ottavo precetto: ricorda di quanto più gravi conseguenze siano causa questi impulsi iracondi; queste suscettibilità; conseguenze più gravi che non lo siano i fatti stessi, in seguito ai quali sfoghiamo i nostri impulsi d'ira e ci dimostriamo tanto suscettibili.
Nono precetto: invitta è benevolenza, purché non sia un falso sorriso del volto, non sia simulata e gioco d'ipocrisia. Pensa a che cosa mai potrebbe farti anche l'uomo più violento e insolente nel caso che tu persistessi con lui in un atteggiamento benevolo e, se necessario, persino gli facessi con mite parola qualche esortazione; se, avendone l'opportunità, proprio nel momento in cui egli cerca di farti del male, procurerai di farlo ricredere dalla sua opinione. Gli dirai allora: " Ma no, figlio! A ben altra meta natura ci ha formati! Del resto, il danno non è mio; tuo, bensì, figlio!". E gli mostrerai chiaramente e con dati diffusi che così veramente stanno le cose; che nemmeno le api fanno questo e nemmeno tutti gli animali per natura suscettivi di formare una comunità. E devi procedere senza ironia, senza offese, bensì con profondo amore; e il morso del risentimento non turbi l'anima tua. E non con la pedanteria d'un maestro di scuola né certo allo scopo che altri, presente, abbia modo d'esprimerne la propria ammirazione, ma, si capisce, da solo a solo e, nel caso che ci siano testimoni al tuo colloquio...
Di questi nove precetti devi sempre tener vivo il ricordo, ritenendo d'averli ricevuti in dono da parte delle Muse; e comincia finalmente ad esser uomo, finché vita ti si concede.
Devi del resto guardarti dall'ira verso i tuoi simili come pure dalle adulazioni. L'una e l'altra cosa è avversa all'umana società e arreca danno. Nei momenti d'ira ti sia accanto il pensiero che non è, no, l'adirarsi segno di virile carattere, bensì ne è segno mitezza e dolcezza; né soltanto segno di più alta umanità, ma anche di più completa forza virile. Oh! vigore e dominio sui propri nervi è proprio retaggio di costui; e non dell'uomo in continua ebollizione, malcontento e iracondo. Di quanto, infatti, questo contegno presenta caratteri più affini alla tranquilla impassibilità, di tanto è anche più affine alla forza. Senza dubbio, del resto quel malcontento e quell'iracondo rimangono profondamente colpiti e si dànno prigionieri.
Inoltre, se vuoi, prendi un decimo precetto, quale dono del Dio che guida le Muse: è follia la pretesa che i malvagi non commettano colpe. Desiderio impossibile veramente! D'altra parte, ammettere che questi malvagi si dimostrino tali verso gli altri e pretendere poi che non commettano il male nei tuoi riguardi è cosa sciocca e che dimostra pretese da tiranno.

E tutto rise il mio profondo cuore.

Sono tre gli elementi di cui sei stato composto: corpo, principio vitale, mente. Di questi elementi i primi due sono soltanto tuoi, sino al punto che il dovere ti impone di averne cura; ma unico il terzo ti appartiene effettivamente. Quindi, se tu stacchi da te stesso (e intendo dal tuo pensiero) le cose che gli altri fanno, le cose che dicono; oppure anche le cose che tu stesso hai fatto o hai detto; e così anche le cose che, in quanto sono attese, profondamente ti turbano; le cose tutte che appartengono al corpo oppure al principio vitale ad esso conferito e che non sono quindi proprie della tua volontà; le cose tutte travolte nel vortice che si muove intorno a te, (e ne conseguirà che, sciolta alfine da vincoli fatali, pura la potenza della mente tua per sé indipendente potrà vivere, operando giustizia, accettando con pieno volere ogni evento, esprimendo soltanto la verità); se dunque tu stacchi da questa tua facoltà sovrana le inutili aggiunte provenienti da interiori appetiti, dal tempo che ti attende, o dalle cose ormai trascorse; se questo avrai fatto, renderai te stesso, come dice Empédocle,

sfera rotonda che posa, tranquilla di questa sua forma.

Allora di un'unica cosa avrai cura particolare: vivere il tempo che veramente vivi. Il tempo presente cioè. E ti sarà possibile trascorrere sino al momento della morte la vita che ti rimane, senza turbamento, tranquillamente e in pace col dèmone tuo.
Le cause bisogna osservarle nude delle loro cortecce; i rapporti delle singole azioni; che cosa sia dolore; che cosa piacere; che cosa morte; che cosa fama; chi è causa di affanni a se stesso; come nessuno viene impedito da un altro; che ogni cosa è opinione.

La nostra condotta è conforme a natura, né devi alzare rimprovero agli Dei. Oh! gli Dei non peccano in nulla né secondo volere né contro volere. E neppure gli uomini devi rimproverare; in ogni loro colpa la volontà non interviene. Conseguenza: non devi rimproverare nessuno.

Se non va bene, non devi agire. Se non è vero, non lo devi dire. L'impulso sia nelle tue mani.

In ogni occasione, bisogna sempre vedere di che cosa si tratta, e svolgere il fatto dividendolo in causa, materia, fine e tempo entro il quale quel certo fatto sarà finalmente terminato.

Accorgiti finalmente che in te stesso possiedi qualche cosa di superiore e di più divino che non le cause, origine di passioni, e che di volta in volta ti muovono con le loro funicelle. Che cosa è ora la mia mente? Forse paura? Sospetto forse? Desiderio? Altra cosa del genere?

Ricorda che fra poco tempo tu sarai nulla in nessun luogo, non sarai neppure qualcuna di queste cose che ora vedi; e neppure qualcuno di costoro che oggi vivono. È legge di natura, infatti, che tutto si muti, tutto si alteri, tutto perisca; cosi altre cose potranno nascere successivamente.

Che cosa cerchi? Una lunga vita? O piuttosto abbondanza di sensazioni? d'impulsi? Una maggiore statura? o invece un limite in questo crescere del corpo, come un'altra volta l'hai avuto? Far uso della parola? Pensare? Quale di questi fatti ti sembra di dover perseguire col tuo desiderio? E se questi non sono degni di conto, rivolgiti, quasi a meta ultima, a seguire la ragione e Dio.
Certo avversario pugnace a perseguire con onore l'una e l'altra meta, è quel morso profondo che ti dà il dolore, quando pensi che una volta morto, per questo motivo sarai escluso da quella e da questo.

Quale piccola parte d'una indefinita durata di tempi smisurati è stata distribuita a ciascuno? E ben presto anche questa minima parte scomparirà nel flutto perenne dei tempi.
E quale piccola parte della sostanza tutta quanta? Quale piccola parte del principio vitale universale? E in quale piccola zolla trascini tu il tuo passo n confronto alla terra tutta?
Rifletti a tutto questo e non concepire pensieri troppo ambiziosi; basta fare come la tua natura richiede; sopportare come richiede la comune natura.

Dai Colloqui con se stesso di Marco Aurelio Antonino (tr. di E. Turolla, con qualche garbata modifica). Ndr.

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