back

Le parole di Socrate

Nel momento in cui stavo per attraversare il fiume, mi è successo di avvertire il mio solito segno demoniaco - che mi trattiene sempre da quanto sto per fare - e mi è parso di udire una voce proveniente da esso che mi vietava di andarmene ... Io sono certo un indovino, ma non molto bravo, anzi come quelli che valgono poco in fatto di lettere dell'alfabeto, sufficiente soltanto per quanto riguarda se stesso.(Fedro, 242 b-c)

Perché è veramente propria del filosofo questa situazione, il provare meraviglia, né altra che questa è l'origine della filosofia. (Teeteto, 155 d)

Un uomo non cerca ciò che sa, perché lo sa e non ha affatto bisogno di cercarlo, né cerca ciò che non sa, perché non sa neppure cosa cercare. (Menone, 80 e)

Per questo potremmo dire che anche quelli che sono già sapienti non amano più la sapienza, siano dèi o uomini; né d'altra parte amano la sapienza quelli che hanno una tale ignoranza da essere cattivi, perché nessun cattivo e ignorante ama la sapienza. Restano quelli che hanno questo male, l'ignoranza, ma per opera sua non sono ancora diventati stolti o ottusi e ritengono ancora di non sapere ciò che non sanno. (Liside, 218 a)

Per questo sono amanti della sapienza quelli che non sono ancora né buoni né cattivi, mentre i cattivi non amano la sapienza e neppure i buoni, perché nei ragionamenti precedenti ci è apparso che né il contrario è amico del contrario né il simile del simile ... Noi diciamo che, si tratti dell'anima o del corpo o di ogni altra cosa, ciò che non è né buono né cattivo è amico del bene per la presenza del male. (Liside, 218 b-c)

Nessuno degli dèi filosofa né desidera diventare sapiente - perché lo è già - né chi altri è sapiente filosofa. Neppure gli ignoranti, d'altra parte, filosofano né desiderano diventare sapienti, perché proprio questo ha di grave l'ignoranza, che chi non è né eccellente né intelligente crede di averne a sufficienza. E chi non si considera bisognoso, non desidera ciò di cui non crede di avere bisogno ... Filosofi sono quelli a metà fra questi due e di essi fa parte anche Amore. La sapienza, infatti, fa parte delle cose più belle e Amore è amore del bello, sicché è necessario che Amore sia filosofo e, in quanto filosofo, sia in mezzo fra il sapiente e l'ignorante. E anche di questo è causa la sua nascita, perché è di padre sapiente e pieno di risorse, ma di madre priva di sapienza e di risorse. (Simposio, 204 a-b)

Ogni volta gli astanti credono che io sappia le cose su cui confuto un altro. Ma forse, cittadini, realmente sapiente è solo il dio e con il suo oracolo egli intende dire che la sapienza umana vale poco o nulla. Sembra che parli di Socrate, ma si serve del mio nome solo come di un esempio, come se dicesse: "O uomini, tra voi il più sapiente è chi, come Socrate, ha riconosciuto di non valere veramente nulla in fatto di sapienza". Perciò ancora oggi vado in giro a cercare e a esaminare, secondo l'indicazione del dio, chi posso credere sapiente fra i cittadini e i forestieri. E se mi pare che non lo sia, coadiuvo il dio dimostrando che non è sapiente. Questa occupazione mi ha tolto il tempo di fare ogni altra cosa degna di menzione per la città e per la mia casa, anzi, per questo servizio al dio, vivo in estrema povertà. (Apologia dí Socrate, 23 a-c)

Se la torpedine fa intorpidire gli altri perché è intorpidita anch'essa, allora io le assomiglio; altrimenti, no. Se faccio cadere gli altri in difficoltà non è perché io stesso sia sicuro, ma perché sono in difficoltà più di tutti. Anche ora, a proposito della virtù, non so che cosa sia; tu forse lo sapevi prima di entrare in contatto con me, ma adesso assomigli proprio a chi non sa. Nondimeno, voglio esaminare e cercare con te che cosa sia. (Menone, 80 c-d)

Esito dunque a confutarti, perché temo che tu supponga che nella discussione io desideri non chiarire la questione, ma contraddire te. Se anche tu sei un uomo della mia specie, ti interrogherò volentieri; altrimenti, lascerò stare. Ma io di che specie sono? Sono di quelli che si lasciano confutare volentieri, se dicono qualcosa di errato, ma confutano anche volentieri, se qualcuno fa un'affermazione errata, senza tuttavia considerare più spiacevole l'essere confutati che il confutare. Ritengo l'essere confutati un bene maggiore, nella misura in cui essere liberati dal massimo male è bene maggiore che liberarne un altro. Nessun male, credo, è tanto grande per l'uomo quanto una falsa opinione sulle cose di cui ora discorriamo. (Gorgia, 457 e-458 b)

Dico che il bene massimo per l'uomo è discorrere ogni giorno della virtù e delle altre questioni su cui mi sentite discutere, esaminando me stesso e gli altri, e che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.(Apologia di Socrate, 38 a)

Dissi allora: "Protagora, non credere che io voglia discutere con te per uno scopo diverso che non sia l'indagine su quelle cose che cacciano anche me in difficoltà. Credo che sia importante quello che dice Omero:

quando due procedono insieme, uno può vedere prima dell'altro.

Tutti insieme, noi disponiamo di maggiori risorse per ogni azione, discorso o pensiero. "Ma se uno ha pensato da solo", va subito in cerca, finché non lo trovi, di qualcuno a cui poter mostrare ciò che ha pensato e con cui poterlo stabilire solidamente". (Protagora, 348 c-d)

Sei davvero amante di discorsi e davvero buono, Teodoro, a credere che io sia come un sacco pieno di ragionamenti e che mi sia facile pescarne uno e dire che queste cose non stanno così. Tu non ti rendi conto di quel che avviene, che cioè nessun ragionamento viene fuori da me, ma sempre da chi discute con me, mentre io non so in più che una piccola cosa: assumere le ragioni date da un altro che sia sapiente e accoglierle convenientemente. Anche adesso proverò a fare questo con lui, non a dire io stesso qualcosa. (Teeteto, 161 a-b)

Perché anch'io dico ciò che dico non perché lo so, ma cerco insieme a voi, sicché, se mi sembrerà che il mio contraddittore dica qualcosa di serio, sarò il primo ad ammetterlo. Dico questo, nel caso che vi paia necessario portare a termine il discorso; ma se non lo volete, lasciamo pure stare e andiamocene. (Gorgia, 506 a)

Tu, Crizia, ti rivolgi a me come se io affermassi di sapere ciò su cui faccio domande e, se lo volessi, potessi essere d'accordo con te. Ma non è così, anzi indago sempre insieme a te ciò che si presenta, perché anch'io non so. Dopo un esame accetto di dire se sono d'accordo o no. Ma aspetta che io abbia esaminato. (Carmide, 165 b-c)

Teeteto - Sappi, Socrate, che sovente ho tentato di investigare questo punto, sentendo riferire le domande che tu ponevi. Ma il fatto è che né so convincere me stesso di essere capace di rispondervi in modo soddisfacente, né di poter sentire altri rispondere nel modo che richiedi, ma d'altra parte neppure di rinunciare a interessarmene.
Socrate - È perché hai le doglie, caro Teeteto, dato che non sei vuoto, ma gravido.
Teeteto - Non lo so, Socrate. Ti dico tuttavia ciò che provo.
Socrate - Ma come ... non hai sentito dire che io sono figlio di una levatrice assai eccellente e rigorosa, Fenarete? ... E anche che esercito la sua stessa tecnica, l'hai sentito dire?
Teeteto - Per niente.
Socrate - Sappi invece che è così; ma tu non rivelarlo agli altri. Infatti, caro amico, essi non si rendono conto che io possiedo questa tecnica e, poiché non lo sanno, dicono di me non questo, ma che sono il più bizzarro e che caccio gli altri nell'incertezza. (Teeteto, 148 e-149 a)

Poiché anch'io ho questo in comune con le levatrici: sono sterile di sapienza e il rimprovero che già molti mi hanno mosso, di interrogare gli altri, ma di non manifestare personalmente nulla su nessun argomento, per il fatto di non essere in possesso di nessun sapere, è un rimprovero vero. E la causa è questa: il dio mi costringe a fare da levatrice, ma mi ha vietato di generare. (Teeteto, 150 c-d)

Questa tecnica maieutica io e mia madre l'abbiamo avuta in dono da un dio, lei per le donne, io invece per i giovani nobili e per quanti sono belli. (Teeteto, 210 c-d)

Da parte mia, dunque, non sono affatto sapiente, né di mio esiste qualche scoperta che sia tale e sia parto della mia anima; tra quelli che mi frequentano, invece, da principio alcuni appaiono anche del tutto ignoranti, ma proseguendo a frequentarmi, tutti quelli a cui il dio lo conceda ne traggono un profitto straordinario, com'è opinione loro e degli altri. E questo è evidente, che essi da me non hanno mai appreso nulla, ma da sé hanno trovato e generato molte e belle cose. Tuttavia il merito dell'avere partorito spetta al dio e a me. (Teeteto, 150 d-e)

Quelli che mi frequentano si trovano anche in questo nella stessa situazione delle partorienti: hanno le doglie e sono pieni di incertezze notte e giorno molto più di quelle. E la mia tecnica ha il potere di destare e placare queste doglie... Ma con altri, Teeteto, che non mi sembrano gravidi, rendendomi conto che non hanno affatto bisogno di me, cerco assai benevolmente di sposarli altrove e, con l'aiuto di dio, riesco a individuare in maniera assai soddisfacente quelli dalla cui compagnia possono trarre vantaggio. (Teeteto, 151 a-b)

Affidati a me, dunque, che sono figlio di una levatrice e ostetrico io stesso, e sforzati di rispondere alle mie domande per quanto ne sei capace. E se esaminando qualcuna delle tue risposte, io la considero immagine e non verità e quindi te l'asporto e la butto via, non infuriarti come fanno le donne al primo parto per i loro bambini. Già molti, mirabile amico, sono stati così mal disposti nei miei confronti, da essere pronti addirittura a mordermi, quando estirpo da loro qualche opinione sciocca, e non credono che io faccia questo per benevolenza, lontani come sono dal sapere che nessun dio è malevolo verso gli uomini, né io faccio nulla di simile per malevolenza, ma che a me non è affatto lecito concedere il falso e occultare il vero. (Teeteto, 151 c-d)

Tu non ti ricordi, caro, che io né so né considero mia nessuna di queste affermazioni, anzi sono sterile di esse, ma aiuto te a partorire e a tale scopo ti faccio l'incantesimo e ti imbandisco, perché le gusti, ciascuna di queste sapienti dottrine, finché non riuscirò a portare alla luce con te la tua opinione. Quando poi sia venuta fuori, allora esaminerò se apparirà una bolla d'aria o vitale. Coraggio, dunque, fatti forza ed esprimi bene e francamente il tuo parere su quanto ti domando. (Teeteto, 157 c-d)

E tu ti meravigli se, dicendo queste cose, i tuoi ragionamenti non stanno fermi e si mettono a camminare e accusi me di essere il Dedalo che li fa camminare, mentre sei tu un tecnico più abile di Dedalo, che li fai girare in cerchio? Non ti accorgi che il nostro ragionamento, dopo avere fatto un giro, ritorna di nuovo allo stesso punto? (Eutifrone, 15 b-c)

Questo ... ha di terribile la scrittura, e davvero simile alla pittura: effettivamente i prodotti della pittura stanno davanti come esseri viventi, ma se fai loro qualche domanda, tacciono solennemente. Lo stesso fanno anche i discorsi scritti: potresti credere che essi parlino come se pensassero qualcosa, ma se tu volendo imparare domandi loro qualcosa ... ti indicano una cosa sola, sempre la stessa. (Fedro, 275 d-e)

Ma tutti i mali e tutti i beni ... provengono al corpo e all'uomo intero dall'anima, dalla quale affluiscono come dalla testa agli occhi: bisogna dunque curare in primo luogo e soprattutto quella, se la testa e il resto del corpo devono stare bene. E l'anima, caro amico, è curata con certi incantamenti e questi incantamenti sono i bei discorsi, dai quali si genera nelle anime la saggezza; e, quando essa si è generata ed è presente, è facile ormai procurare la salute alla testa e al resto del corpo. (Carmide, 156 e-157 b)

Possiamo noi indicare nell'anima una parte più divina di quella in cui risiedono la conoscenza e il pensiero? ... Questa parte dell'anima è simile al divino e, se la si fissa, si impara a conoscere tutto ciò che vi è di divino, intelletto e pensiero, si ha la possibilità di conoscere se stessi nel modo migliore. (Alcibiade primo, 133 c)

Non è forse vero che, come certi specchi sono più chiari dello specchio che è nell'occhio e più puri e più luminosi, così anche il dio è uno specchio più puro e più luminoso di quanto non lo sia la parte migliore della nostra anima? ... Perciò guardando nel dio e, tra le cose umane, nella virtù dell'anima noi ci serviremo dello specchio migliore, e probabilmente riusciremo a vedere e a conoscere noi stessi nel migliore modo possibile ... Il conoscere se stessi è ciò che chiamiamo saggezza. (Alcibiade primo, 133 c)

Mio buon Simmia, temo che non sia uno scambio corretto, a proposito di virtù, scambiare piaceri con piaceri, dolori con dolori, paura con paura, più con meno, come se fossero monete. Forse la sola moneta giusta, con la quale bisogna scambiare tutto il resto, è la saggezza e con questa in realtà si compera e si vende il coraggio, la temperanza, la giustizia e, in generale la vera virtù, cioè con la saggezza, indipendentemente dall'addizione o dalla sottrazione di piaceri, paure e ogni altra cosa simile. Quando queste cose, invece, separate dalla saggezza, sono scambiate le une con le altre, allora temo che tale virtù non sia che una pittura illusoria e una cosa realmente servile, senza nulla né di sano né di vero, mentre la verità è in realtà una purificazione da tutto questo e la temperanza, la giustizia, il coraggio e la stessa saggezza non sono che una specie di purificazione. (Fedone, 69 a-c)

Forse potrà sembrare strano che in privato io vada in giro a dare questi consigli e a occuparmi delle cose altrui, mentre in pubblico non osi presentarmi al popolo per consigliare alla città il vostro interesse. La causa di questo è ciò che mi avete sentito dire sovente in molti luoghi: che in me c'è qualcosa di divino e di demoniaco ... che abita in me fin da bambino, è come una voce che, quando si fa sentire, mi distoglie sempre da ciò che sto per fare e non mi spinge mai a nulla. (Apologia di Socrate, 31 c)

(trad. di G. Cambiano e F. Adorno)

 

http://www.ilcounseling.it