back
 
"E quando ci domanderanno
che cosa stiamo facendo,
tu potrai rispondere loro:
Ricordiamo.
(...) perché, non c'era dubbio, essi erano ben là,
ad accertarsi che molte cose fossero al sicuro
dentro di loro.
Montag sentiva il lento rimuoversi delle parole,
il loro pigro ribollire"
Ray Bradbury, Fahrenheit 451
 
 Orientamento
di Alessandra Bacci
 
 
La prima volta che ho fatto orientamento:
Ho in mano il Libretto Scolastico che mi ha accompagnato attraverso le Scuole Elementari e le Medie Inferiori (1964-1972), e nel quale è riportato il "Profilo finale della personalità dell'alunno con particolare riguardo alla preparazione, alle attitudini ed alla formazione raggiunta".
Scorro quelle parole, quei giudizi applicabili a chissà quanti altri dei miei compagni: seria, volenterosa, rispettosa, corretta nel comportamento, difficoltà in quelle discipline che richiedono capacità logiche, si consiglia l'Istituto Magistrale.
Perché, gentile professoressa di Lettere, mi consiglia l'Istituto Magistrale? Si ricorda come riesco bene nel salto in lungo e nella pallavolo? Si ricorda che ho una bella voce e mi piace molto cantare? Si ricorda che canto nel coro della scuola e ho scelto musica anche se è una materia facoltativa, così come ho scelto il latino? E quando mi fa leggere in classe o recitare poesie perché le interpreto così bene, si ricorda? E quando sono stata assente per quasi tre mesi per malattia, si ricorda com'è stato difficile riannodare quei fili?
Mi aiuti a dare un senso a tutto questo.      
C'era una volta...e ora?
Le attività d'orientamento stanno ormai assumendo un ruolo di considerevole importanza non solo come momenti di facilitazione di una scelta (in ambito scolastico o professionale), ma anche, e soprattutto, come percorsi di formazione tesi al riconoscimento del valore delle proprie esperienze di vita e ad uno sviluppo delle proprie capacità di comprendere ed interagire con i mutamenti della società e quelli personali. La costante diversificazione dell'offerta formativa e le riforme del sistema scolastico, i mutamenti delle figure professionali, dei mestieri e le novità introdotte da nuove tipologie di lavoro, sempre di più tendono a disegnare una geografia delle opportunità formative, dei mestieri e delle professioni, fortemente instabile, che determina spesso in chi accede a quel mondo sensazioni di spaesamento e spesso disorientanti.
Per quanti s'inseriscono per la prima volta o intendono reinserirsi nel mondo del lavoro (perché si sono ritirati in momenti particolari della loro vita o perché hanno perduto il lavoro), o per chi già lavora ma intende cambiare attività o riqualificarsi, le attese di un'occupazione che si configuri come il "posto fisso", vengono sempre più deluse, mentre si assiste all'incremento di rapporti di lavoro, quali: missioni (lavoro interinale), Co.Co.Co. (collaborazioni coordinate continuative), formazione e lavoro, apprendistato, stage, collaborazioni occasionali, etc.... Alcune figure professionali, nel tempo, sono diventate obsolete, così come obsoleti sono diventati alcuni mestieri (l'introduzione della tecnologia ha sollevato i lavoratori da molte mansioni, quello che una volta si riparava, ad opera d'artigiani, sempre di più oggi è distrutto secondo la logica dell' "usa e getta", etc..) da qui la paura della perdita del lavoro, che spesso si accompagna ad un senso di precarietà, anche quando questo non accade.
La perdita del lavoro, così come l'inoccupazione, pone sicuramente non solo comprensibili problemi di sostentamento ma anche, e sempre più spesso, d'identità personale, di percezione di sé.
Così scriveva, nel 1995, l'economista Jeremy Rifkin: "Dovunque la gente è preoccupata del proprio futuro. I giovani hanno iniziato a dare sfogo alle proprie frustrazioni e alla propria rabbia con comportamenti sempre più antisociali. I lavoratori più anziani in bilico tra un passato prospero e un futuro incerto, paiono rassegnati e si sentono sempre più intrappolati da forze sociali sulle quali hanno poco o punto controllo. Tutto il mondo è pervaso dalla sensazione che sia in corso un inarrestabile cambiamento tanto ampio nel suo raggio da renderci quasi incapaci da ipotizzarne l'impatto. La vita, così come la conosciamo viene modificata nei suoi aspetti fondamentali" (Rifkin, 2000, p. 26) e ancora: "La maggior parte dei lavoratori si sente assolutamente impreparata ad affrontare la radicale trasformazione in corso" (Idem, p. 37).
Come succede per il mercato del lavoro, una più ampia offerta formativa, che, oltre ai percorsi d'istruzione scolastica e di specializzazione universitaria, include opportunità di formazione professionale, in aula e non, come la FAD (formazione a distanza), se da un lato apre orizzonti all'interno dei quali le persone in formazione possono trovare contenuti ed azioni più rispondenti alle proprie caratteristiche peculiari, dall'altro, sia per una scarsa consapevolezza delle proprie caratteristiche sia per un'insufficiente informazione su tali percorsi, può generare reazioni da una parte contrastanti: situazioni d'incertezza, indecisione e conflitto intrapersonale, ma anche sensazioni di poter riuscire in qualunque campo. E' a questo punto che si fa urgente la sospensione della decisione: "Determinante diventa allora non fornire risposte risolutorie all'adolescente, cioè la conclusione espressa ad esempio con le parole "iscriviti a questa scuola", ma sollecitare la riflessione intorno alla consapevolezza delle proprie caratteristiche (intese come potenzialità, capacità e limiti) ed offrire criteri perché egli possa considerare utilizzabili tali informazioni su di sé al fine di effettuare lui la scelta assumendosene la responsabilità" (Ghidelli, 2000, p. 82).
Ma chi sono i potenziali clienti di un percorso d'orientamento? Donne e uomini, adolescenti, giovani e adulti, cittadini immigrati, etc..., in buona sostanza ogni persona, ciascuna con esperienze, condizioni di vita e aspettative diverse, il che pone non pochi interrogativi su come procedere, perché appare chiaro che non si può intendere un modello d'orientamento standardizzato e che vada bene per tutti, una volta per tutte. Questo sta a significare che un'attività d'orientamento che intenda essere "al servizio" del cliente non potrà non tenere conto della complessità di un intervento personalizzato, e non riguarderà più soltanto la ricerca di una professione o di un percorso formativo, ma dovrà fare i conti con tutta una gamma d'emozioni, di storie di vita, in altre parole con quella "irrinunciabile unicità", che il cliente porterà nella relazione con l'operatore, fin dal momento del loro primo incontro. Quell'unicità di cui non c'è spesso consapevolezza, quasi si trattasse di singoli frammenti di vita, separati gli uni dagli altri, qualcosa di sconosciuto che poi inizierà a ri-prendere forma, conferendo al processo orientativo un'azione d'empowerment e di benessere.
Fare orientamento vuol dire costruire un percorso che tenga conto di quella particolare persona, in quel particolare momento della sua vita, in modo tale che sia il percorso d'orientamento ad adattarsi alla persona e non viceversa. Anche per questi motivi i contributi alla riflessione e le ricerche riguardanti le pratiche d'orientamento assumono crescente importanza e non solo in ambito locale, per quanto riguarda le politiche attive per il lavoro, ma, e in special modo, a livello di Governo Europeo e vedono coinvolti professionisti delle più varie discipline. Per un approfondimento degli interventi della Regione Toscana su questi temi, si veda la Legge Regionale N. 32 del 26 luglio 2002, recante: "Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro".
Sempre nuovi orizzonti si aprono quindi per le pratiche d'orientamento e appare evidente che: "Oggi dunque orientare non può avere il significato di compiere un'azione tramite la quale viene "consegnato" un "prodotto finito" ad una persona, cioè una direzione, una scelta, il superamento di un problema, il traghettamento al di là di una transizione, ma significa trasferirgli competenze di autorientamento, con la finalità di scelte (il plurale è d'obbligo) immediate o future, in direzione di una decisione o per la lettura più appropriata di un contesto esistenziale e/o professionale, per progettare un percorso formativo o per migliorare la percezione di sé in direzione di un'efficacia maggiore nell'azione di soddisfacimento dei propri bisogni, di realizzazione dei propri progetti e desideri, in direzione di una maggiore chiarezza su questi stessi" (Batini, 2000, p. 32).
In questo senso orientare significa anche dotare la persona di "strumenti" affinché possa ri-trovare la sua posizione (la percezione di sé): comprendere in quale punto del suo percorso si trova e cosa significa questo per lui, dove vorrebbe andare, per fare che cosa e a che scopo, con chi altri e come farla. Questi strumenti, già definiti da Batini (cit.) come "competenze di autorientamento", potranno aiutare la persona lungo l'arco della sua vita, nelle situazioni di transizione, di svolta, in ogni caso laddove si renda necessario fronteggiare una "crisi" e non solo in termini di disagio, ma e soprattutto, di opportunità.
La crisi, pur con tutto il malessere, più o meno intenso, che porta con sé, la sensazione di stallo, d'insicurezza, d'impotenza, ci parla di noi, vuole che le diamo ascolto, che prendiamo del tempo per noi, per il nostro pensiero, per le nostre emozioni, è l'occasione (e tante ne incontreremo durante la nostra vita), per raccontarci, e raccontare, chi siamo e per dare un significato a quello che è stato e per ri-progettare quello che sarà, ora. Ne discende che: "La nuova definizione di orientamento ha molto più a che fare con un processo di tutoring, counseling ed accompagnamento continuo che con una funzione informativo-decisionale o motivazionale-attitudinale" (Batini, 2000, pp. 82-83).
La riflessione proposta qui di seguito intende presentare un itinerario attraverso alcuni dei temi del "counseling orientativo individuale" (Pombeni, 1996, p. 9), le cui tappe sono:
 
* il counseling quale metodo d'intervento teso alla comprensione delle problematiche di sviluppo personale, connesse ai mutamenti delle condizioni di lavoro o formative delle persone, e che ripone la sua fiducia nella partecipazione attiva del cliente, vero centro di gravità, nel processo della relazione d'aiuto e nell'acquisizione di una maggior consapevolezza nelle proprie capacità di gestire ed organizzare il cambiamento;
* la narrazione che il cliente ri-costruisce, a partire dalla sua storia personale (auto-biografia), della sua formazione, delle sue esperienze lavorative, dei temi ricorrenti nella sua vita e la comprensione del loro significato;
* la modalità di lavoro: il colloquio e la scrittura. Alcune narrazioni.
 
Questo cammino si conclude con una bibliografia di riferimento, che potrà rappresentare una prima base di partenza sia per approfondire modelli e azioni di conseling orientativo, con un'attenzione particolare all'approccio auto-biografico, praticati in Italia e all'estero, sia per organizzare percorsi operativi.
 
Dimenticavo: non mi sono iscritta all'Istituto Magistrale e, più avanti, ho preso parte ad altri percorsi d'orientamento.
 
 
 
Il Counseling
 
Il counseling è una relazione d'aiuto, un intervento professionale, breve e circoscritto nel tempo, che utilizza la parola, che punta l'attenzione sul "qui e ora" rispetto ad un problema specifico e le cui finalità, che cosa fare insieme, così come gli obiettivi, sono definite nel contratto che il cliente (che sarà stato informato sulle caratteristiche di un intervento di counseling) e il counselor stipuleranno (comprendente anche il numero e la durata degli incontri, le informazioni sulle tecniche usate, etc...) dopo aver evidenziato il problema su cui lavorare. Per fare questo potranno rendersi necessari anche un paio d'incontri preliminari.
In ogni caso le finalità sempre implicite in ogni intervento di counseling sono quelle di "(...) offrire alla persona che fruisce dell'intervento l'opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari gli schemi di pensiero e di azione, per vivere più congruentemente, vale a dire aumentando il proprio livello di consapevolezza, facendo un uso migliore delle proprie risorse rispetto ai propri bisogni e desideri e pervenendo ad un grado maggiore di benessere" (Di Fabio, 1999, p. 159).
E' necessario a questo punto, mettere a fuoco gli elementi distintivi e fondanti su cui si basano la metodologia e le finalità di un intervento professionale di counseling.
Per quanto attiene alla metodologia essa è informata dalla capacità controllata e intenzionale (da parte del professionista), ovverosia dalla "abilità di comunicazione", di porre in essere una "relazione d'aiuto" professionale a partire dalla conoscenza delle "linee guida per la costruzione di una relazione d'aiuto" su cui è costruito il colloquio tecnico di comprensione/chiarificazione. L'accento sulla consapevolezza del counselor rispetto alle sue conoscenze e capacità relative alla metodologia è condizione necessaria, perché non s'incorra nell'errore di ritenere che l'intervento di counseling si costruisca solo attraverso lo spontaneismo e la predisposizione del professionista che intende qualificarsi nell'ambito della "relazione d'aiuto".
Uno dei contributi teorici, e metodologici, più significativi nella definizione delle linee guida per la costruzione di una relazione d'aiuto è rappresentato dal lavoro di Carl Rogers soprattutto nel suo testo "La terapia centrata sul cliente", 1970:
 
* Il Contatto psicologico. Tra chi usufruisce dell'intervento (cliente, clienti o gruppo) e il counselor deve esserci una relazione interpersonale. Il counselor si predispone ad un "ascolto attivo" nei confronti del cliente e del suo racconto, intendendo con questo il contenuto ed i sentimenti espressi verbalmente e fisicamente;
* L'Incongruenza. C'è uno stato di incongruenza (mancanza di autenticità), da parte del cliente, e cioè c'è contraddizione tra ciò che dice e il modo in cui lo dice (linguaggio non verbale: il tono della voce, la postura, etc...);
* La Congruenza. C'è uno stato di congruenza (autenticità), da parte del counselor, e cioè non c'è contraddizione tra il suo linguaggio verbale e quello non verbale. Il counselor monitorizza i suoi sentimenti nei confronti del cliente e del suo racconto e ne comprende il significato per non inviare messaggi contraddittori al cliente;
* La Comprensione empatica. Il counselor comprende le emozioni e i sentimenti del cliente "come se" fossero suoi e presta comunque attenzione a non confonderli con i suoi;
* L'Accettazione positiva e incondizionata. Il counselor non giudica, non analizza, non valuta, non dà consigli, è il cliente che porta la "sua verità";
* La Comunicazione. Il counselor deve accertarsi che il cliente percepisca, e come percepisce, la Comprensione empatica e l'Accettazione positiva incondizionata.
 
I principi di conduzione del colloquio tecnico di comprensione/chiarificazione sono improntati a queste sei condizioni necessarie e all'uso di riformulazioni, in altre parole la messa a fuoco, attraverso la restituzione verbale, di ciò che il cliente dice, del sentimento che il cliente esperisce mentre dice certe cose e del "come" le dice (linguaggio non verbale). Esaminando le finalità del counseling indicate da Di Fabio (cit.) si comprende come il counselor debba: facilitare, permettere e favorire il racconto di una storia, quella del cliente, e l'apertura ad altri possibili racconti. Il perché si parli di storia e di racconti, sarà più chiaro nel corso di questa riflessione.
Ritornando alle strategie e alle finalità del counseling si tratterà, come meglio indicato da Robert Carkhuff nel suo testo "L'arte di aiutare", 1987, di: prestare attenzione, rispondere, personalizzare, iniziare, al fine di rendere possibile il coinvolgimento del cliente nel processo di esplorazione, di comprensione, d'azione, rispetto al problema e alla sua gestione, intendendo con questo anche l'individuazione di obiettivi da raggiungere e la loro pianificazione attraverso tappe intermedie e di verifica. Nella fattispecie, per quanto riguarda un intervento di counseling orientativo individuale, si tratterà, per il cliente (specie se adulto), con l'aiuto del counselor, di esplorare, nel qui e ora, qual è la situazione che si trova ad affrontare, le proprie esperienze di vita, formative e/o lavorative al fine di comprenderne la portata, in termini di: emozioni e immagine di sé, attività svolte, contesti di vita, motivazioni, sogni, soddisfazione personale, risultati, possibili incongruenze e vincoli, limiti.
Questa ricognizione servirà a gettare le basi per un'attribuzione di significato alla propria storia (il riconoscimento del suo valore) e la messa a fuoco delle competenze sviluppate nel corso d'ogni esperienza e poter così individuare, per ciascuna di esse: il sapere (conoscenze), il sapere-fare (capacità, intesa anche come "capienza" e cioè quant'altro è possibile contenere, sviluppare, imparare, apprendere), il sapere-essere (caratteristiche personali). Soffermandosi sulle capacità si evidenzieranno quelle che possono essere "trasferibili", in altre parole essere utilizzabili in contesti diversi, ed altre che invece sono "trasversali", e stanno ad indicare il "valore aggiunto", che il cliente porta con sé, lungo il corso della sua vita ed assomigliano molto alle sue caratteristiche personali tali da rappresentare un'importante risorsa. Alla fine si valuterà, con il cliente, come, e dove, utilizzare le sue conoscenze e le sue capacità: un percorso di studi o formazione? un lavoro? la necessità di un aggiornamento o un maggior approfondimento di alcune di esse? Si valuterà l'effettiva percorribilità di questi percorsi sia in ambito lavorativo sia formativo, in altre parole si valuterà, insieme al cliente, la coerenza di questi ultimi con il suo capitale umano.
In questa fase dovrà essere posta attenzione alla costruzione di un progetto che comprenda la riflessione del cliente su quello che è il suo desiderio e le reali possibilità, sul momento o in futuro, di renderlo concreto, pianificando le azioni necessarie per questo progetto che rappresenta un investimento. Si renderà necessaria la raccolta d'informazioni relative agli ambiti individuati con il cliente, anche attraverso altri servizi (centri per l'impiego, agenzie formative, associazioni di categoria o professionali, etc...) e professionisti presenti sul territorio e sarà importante per il cliente, sostenuto dal counselor (che dovrà conoscere la rete dei servizi), effettuare in prima persona questa sorta d'indagine conoscitiva poiché: "La persona che non si sente artefice della propria esperienza sviluppa progressivamente un atteggiamento passivo che può indurre un orientamento generale verso l'insuccesso" (Pombeni, 1996, p. 34).
Le informazioni raccolte saranno oggetto d'ulteriori ri-flessioni, per apportare le necessarie correzioni al progetto, che quindi si costruisce in itinere, attraverso chiarimenti sempre più puntuali e correzioni di rotta:
 
* chi sono io?
* quale progetto ho in mente?
* quali azioni sono necessarie?
 
in questo senso la metodologia del counseling, come uno dei possibili modelli ispiratori, può offrire ottime opportunità d'intervento nel campo dell'orientamento, poiché: "La competenza messa in atto dall'operatore non è misurabile tanto dal suo livello di conoscenza del problema portato dal cliente, quanto dalla sua capacità di far emergere i residui di competenza che la persona stessa può mettere in gioco per affrontare positivamente quel problema" (Pombeni, 1996, p. 15). Non si tratta, infatti, di offrire consigli, di suggerire alla persona come comportarsi o che cosa fare, in altre parole il counselor non si sostituisce a chi richiede il suo intervento: le azioni sul da farsi saranno concordate insieme e il counselor favorirà "il parto" del cliente, quasi fosse una levatrice. In fin dei conti quello a cui si assiste in ogni processo di counseling è un cambiamento di atteggiamento, di prospettiva, in altre parole si è partecipi di una nascita.
Altre possibilità vengono alla luce a partire da situazioni critiche sia che si tratti del passaggio dalle scuole medie inferiori a quelle superiori o da queste ultime agli studi universitari, sia che si tratti della scelta del lavoro dopo l'obbligo scolastico o l'obbligo formativo, oppure il passaggio da un percorso di studi ad un altro. Ma altre situazioni critiche possono essere rappresentate da: l'abbandono scolastico, il passaggio da un contesto lavorativo ad un altro, il rientro al lavoro dopo un periodo d'inattività, la disoccupazione. In particolare e per ciò che attiene alle esperienze formative e lavorative: "La consulenza orientativa si configura come un intervento di supporto alla persona nel fronteggiamento delle difficoltà connesse ai compiti di sviluppo propri delle situazioni di transizione dell'esperienza formativa e lavorativa e come strategia di prevenzione nei confronti di esperienze individuali di insuccesso e disagio" (Pombeni, 1996, p. 35).
Il counseling in orientamento si presta ad essere un intervento volto al riemergere d'energie, esperienze, risorse, competenze (anche residue) proprie del cliente e che lo stesso può utilizzare nelle situazioni critiche, ma non solo, "(...) può diventare anche un'azione di prevenzione finalizzata allo sviluppo e alla crescita della persona in alcuni momenti significativi del suo processo di socializzazione al lavoro" (Pombeni, 1996, p. 16) ed è proprio per questi motivi che viene riconosciuto agli interventi di counseling la valenza d'empowerment, il potenziamento della capacità di assumere, in maniera creativa e personale, un atteggiamento proattivo nei confronti delle proprie vicende. Atteggiamento ben diverso dalla reazione immediata, quasi si trattasse di un "botta e risposta", raramente ponderata ma subito agìta, dove non c'è spazio per un pensiero riflessivo e dove la sensazione sperimentata è quella di sentirsi in balia degli eventi o, peggio ancora, di altri e non quella di sentirsi "negoziatori" attivi in situazioni critiche.
Ma come emergono le energie, le esperienze, le risorse, le competenze, etc...?
Un po' a caso e come capita, oppure, prendendo ad esempio la grammatica della musica, individuando il tema/soggetto di una composizione musicale? e cioè individuando "(...) una melodia o un frammento di essa, di netta individualità tale da essere il protagonista o il nucleo generatore di una composizione (...)" ? (Karolyi, 1969, p. 111).
Riprendendo le parole del musicista Otto Karoly, se utilizziamo la musica quale metafora, è possibile intendere la vita di una persona come una composizione musicale all'interno della quale cercare, insieme, e attribuire significato ai temi ricorrenti. Questo è possibile quando la vita (di una persona) si fa largo come la "storia" (di quella persona), attraverso gli interrogativi:
 
* chi (che cosa)?
* perché? (a che scopo?)
* quando?
* dove?
* come?
 
Questo renderà possibile immaginare alternative, altre storie di vita ancora da narrare in un fluire, così come in musica, entro cui il tema "(...) si disfa, si forma, si deforma, si trasforma e quindi si riforma: (...)" (Jankélévitch, 1998, p. 80).
 
 
 
TINA
Tema Identità Narrazione Auto-Biografia
 
L'attenzione deve essere posta nel cercare e comprendere il tema (o temi), o "(...) filo rosso (...)" (Batini, 2000, p. 29), o, ancora, la "(...) trama motivazionale prevalente, (...)" (Jervis, 2001, p. 129), e il "(...) tema dell'identità, (...)" (Idem, p. 128) ed è nel continuum e nella memoria di ogni vita che si ritrova quel tema, nel tempo e nella durata, nella "(...) biografia, (...)" (Idem, p. 74), è prestando un ascolto attento che si rintraccerà quel tema anche con variazioni, con un qualche elemento modificato, starà poi alla persona decidere "(...) se vale la pena seguirlo ancora o reciderlo per tesserne un altro, conservando comunque il filo già tessuto" (Batini, 2000, p. 29).
E' necessaria un'azione facilitante, che agevoli la persona nel "narrare" la sua storia e creare quelle condizioni di fiducia, un'alleanza, perché ciò possa verificarsi: "Orientare vuol quindi dire, (...), lavorare sull'identità di una persona, con la coscienza di non poter e non voler dominare i mutamenti concrescenti nelle vite di ognuno. Le modalità per suscitare una coscienza identitaria completa, che si componga di questi momenti viene individuata nella modalità narrativa" (Batini, 2000, p. 83).
Il counselor deve facilitare la narrazione, accompagnare la persona nella ri-lettura del suo narrare, aiutarla a comprendere come si situa nel suo contesto (ad esempio, lavorativo) e a ritrovare il senso di sé, del suo capitale umano per meglio individuare ed attuare le azioni necessarie per scelte più consapevoli e autonome: "E' soprattutto attraverso le nostre narrazioni che costruiamo una versione di noi stessi nel mondo, ed è attraverso la sua narrativa che una cultura fornisce ai suoi membri modelli di identità e di capacità d'azione (agency)" (Bruner, 2001, p. 12).
Raccontarsi e raccontare la storia della propria vita (in questo caso ponendo particolare attenzione alle esperienze formative e lavorative), con e ad un'altra persona che faciliti questo processo, permette di riflettere sulle proprie esperienze, sulle proprie risorse, sul perché si sono fatte certe cose, dove, quali forze ci hanno mosso, tenendo presente i propri valori, quello che ci piace e i sogni, gli interessi, i bisogni, le aspirazioni, i vincoli, i propri limiti. Permette di dare un senso a tutto ciò. In particolar modo, il raccontarsi scrivendo la propria autobiografia, permette alla persona di imparare "(...) a pensare in modo alternativo, a variare il proprio sguardo per comprendere e comprendersi ed è proprio quella creatività che gli consente di portare avanti la ricerca di sé nella realizzazione della sua personalità" (Bolzoni, 1999, p. 45).
Si tratta quindi, e a tutti gli effetti, di un'attività formativa, la persona impara a creare, a dare origine a scenari nei quali poter esprimere il suo essere attraverso la sua esperienza:
 
* che cosa ho imparato da quello che ho fatto?
* che cosa so e che cosa so fare?
* come ho fatto ad imparare quello che ho imparato e che so fare?
* come, e dove, posso applicare quello che ho imparato e che so fare?
* che cosa potrei imparare a fare?
* quale contributo penso di poter dare alle mie relazioni e alla società?
* che cosa mi aspetto?
* che cosa provo?
 
Così, Germaine Krull, fotografa e corrispondente di guerra, polacca, apre la sua autobiografia "La vita conduce la danza", 1992:
 
"Mi hanno detto che sono nata di lunedì. Il 28 novembre 1897, a Wilda, un piccolo sobborgo dell'ultima città di frontiera tra la Polonia e la Germania.
La mia "discesa" su questo pianeta non era prevista né in quella data né in quel luogo. Posnan era la stazione ferroviaria che mio padre aveva scelto per poter assistere, tra un treno e l'altro, a una riunione, prima di raggiungere il suo posto d'ingegnere capo della Bosnia"
 
Ed è così che la scrittrice inglese Daphne du Maurier esordisce nel suo libro autobiografico "Cornovaglia magica: Immagini e ricordi ", 1993:
 
"Sono nata il 13 maggio 1907 per entrare in un mondo di finzione e di immaginazione. Un anno prima mio padre, all'età di trentatré anni, aveva riscosso il suo primo grande successo come attore nella parte di Raffles, il garbato giocatore di cricket diventato scassinatore che tanto dilettava il pubblico edoardiano"
 
Questi due esempi, presi a pretesto, aprono una finestra, un lampo nel buio, nella storia di queste due donne, mentre leggiamo le loro parole siamo obbligati a sentire "come se" fossimo loro stesse e sentiamo e pensiamo a quelle vite, a quando e dove hanno avuto inizio, ai loro cari, etc..
In questo modo hanno preso posto sulla scena, da ora in poi questa si animerà dei luoghi e del tempo che hanno abitato, delle persone e delle relazioni con esse, in un incessante andirivieni per affermare il proprio punto di vista, il proprio sentire e il proprio pensare a quello che, secondo loro, è accaduto, secondo il principio che " (...) è lo scrivere la più vera finestra dell'interiorità di ciascuno e l'interiorità di ciascuno è dissimile da tutte le altre che la precedono, le sono parallele, la seguiranno. (...). Lo scrivere ci obbliga e obbliga chi accetti di condividere un percorso di lavoro sulle parole, a pensare e non solo a parlare. Se infatti è vero che possiamo narrare dimenticandoci del pensiero (di quel che stiamo dicendo), la scrittura ci costringe a riflettere e comunque a dubitare di quel che si è scritto" (Demetrio, 1999, pp. 71-72).
 
 
 
Ascolto e Racconto : Colloquio biografico
 
"L'autobiografia ha una curiosa caratteristica. E' un resoconto fatto da un narratore nel "qui e ora" e riguarda un protagonista che porta il suo stesso nome e che è esistito nel "là e allora", e la storia finisce nel presente, quando il protagonista si fonde con il narratore" (Bruner, 1992, p. 117).
Il counselor d'orientamento (e non solo) potrà personalizzare il proprio intervento anche grazie al contributo offerto dal "metodo autobiografico", tenendo presente che: "L'approccio autobiografico, pur nella ricchezza e nell'articolazione metodologica che ne fanno un approccio flessibile e adattabile ai diversi contesti, non può prescindere innanzi tutto dall'utilizzo del metodo del colloquio, che anzi rappresenta lo strumento principale al quale affidare la narrazione di sé e l'ascolto da parte dell'intervistatore-biografo" (Castiglioni, 1999, p. 85).
E' qui che il counseling e l'autobiografia si incontrano e in questo senso, le indicazioni fornite dal lavoro di Rogers e Carkhuff, sono estremamente importanti perché si possano creare quelle condizioni determinanti nell'indurre "un'alleanza": l'interesse nei confronti del cliente (da parte del counselor) ed il coinvolgimento di quest'ultimo nell'esplorazione e comprensione della sua storia e dei suoi bisogni e, successivamente e per tappe, la definizione di obiettivi e, conseguentemente, delle azioni e delle verifiche che saranno necessarie per il raggiungimento degli stessi.
Il counselor informerà il cliente (in sede di contratto) circa:
 
* la necessità (per il counselor) di prendere appunti;
* la scrittura (da parte del cliente) della propria autobiografia (formativa e/o lavorativa) su cui lavorare insieme negli incontri successivi.
 
n.b. Nel caso che il cliente non sappia leggere e scrivere, o in altri casi in cui ci sia un impedimento, di qualsiasi natura, all'uso della forma scritta, sarà necessario, dopo averlo concordato con il cliente, l'uso di un registratore. Sarà poi il counselor/ biografo, a trascrivere e restituire, al cliente, la storia della sua vita.
 
Nei primi incontri sarà quindi importante gettare le basi per favorire la narrazione e la scrittura.
In altre parole, affinché la storia di quel particolare cliente "venga alla luce", sarà opportuno formulare domande che:
 
* incoraggino e sostengano il racconto di ciò che è accaduto e di ciò che il cliente ha fatto, quando e dove;
* permettano di comprendere perché, a che scopo sono state fatte certe cose, la loro importanza e come sono state fatte;
* facilitino il ricorso ad esempi (simboli, immagini, analogie e figure);
* inizino la persona a ri-pensare a questi eventi, in termini d'azioni future e d'opportunità verso il cambiamento.
Così come sarà opportuno utilizzare la tecnica della riformulazione, in pratica restituire al cliente, con altre parole, il contenuto di quello che dice, ma anche il sentimento che lo accompagna (quali sentimenti accompagnano il racconto?) così che il cliente stesso possa confermare, o no, se si riconosce in quella restituzione o se si tratta di un'interpretazione da parte del counselor e che per questo va corretta. In questa maniera, sia il cliente sia il counselor procedono nella direzione comune della comprensione e della chiarificazione di quanto accade durante l'incontro e del problema che porta il cliente, favorendo, progressivamente, la messa a fuoco ed una maggior consapevolezza di quello che accade, di ciò che viene detto, degli obiettivi. Questa tecnica sarà utile anche tutte le volte che si renderà necessario fare il punto della situazione.
Potrà essere una buona pratica l'utilizzo di alcune attività come la "Bacchetta magica" o altri materiali come quelli presentati da Federico Batini e Renato Zaccaria nel testo "Per un orientamento narrativo", 2000, così come quelli proposti da Duccio Demetrio nel libro "Il gioco della vita", 1997.
L'orientamento è un ambito molto creativo, sul quale esiste una ricca letteratura, italiana e straniera, inserito com'è nella trama delle nostre vite: questo ne fa una pratica multidisciplinare che può costantemente arricchirsi di contributi provenienti dalle varie attività umane. La "Bacchetta magica" può essere utilizzata rispetto ad un tema preciso (che sarà stato concordato con il cliente), ad esempio: "il lavoro che svolgo", "la scuola (o il corso) che frequento", "un'attività che faccio" (al di là del lavoro o della formazione), etc.... Si propone al cliente, nel qui e ora, di utilizzare la bacchetta magica (n.b. si vedano le Narrazioni in conclusione), in un giorno (dal lunedì alla domenica) di un mese, da lui stesso indicati, per raccontare, al presente, come sviluppa quel tema durante quella giornata particolare, di immaginare l'obiettivo (vision), che si prefigge e quali sono le azioni e le strategie (mission) che sono necessarie per raggiungerlo. Non sappiamo quale uso farà il cliente della bacchetta magica: confermerà quello che già sta facendo? Darà voce ad altre opzioni desiderate ed esplorerà altre possibilità?
Lo scopriremo insieme.
Attraverso il racconto, come nel caso della "Bacchetta magica", il cliente ri-pensa a sé stesso, a quello che fa (e/o che potrebbe fare), opera già delle scelte, immagina altri scenari, attribuisce significato alle sue azioni, si interroga, ha già degli obiettivi e delle strategie, getta dei semi di cui prendersi cura e far crescere, ha un suo stile. E' il preludio all'autobiografia, alla storia di vita, al suo significato, a quello che si pensa sia stato e a quello che si pensa sarà, ma può essere anche la modulazione all'interno del discorso autobiografico già avviato: il momento di passare ad altro, di esplorare.
Nel qui e ora si incontrano memoria e futuro: "Il dovermi raccontare mi costringe ad operare una selezione degli eventi formativi, professionali, esistenziali, maggiormente significativi e tramite questo processo io sostanzio la mia autopercezione identitaria di elementi sui quali, forse, non mi ero mai soffermato" (Batini, 2000, p. 84). In un intervento di counseling orientativo individuale, la ricostruzione sia delle tappe scolastiche, formative e/o lavorative sia delle attività svolte per se stessi, di autoformazione, per il proprio nucleo familiare, per gli amici, per la comunità, nel tempo libero, faciliterà, come indica Duccio Demetrio nel testo "L'educatore auto(bio)grafo: Il metodo delle storie di vita nelle relazioni d'aiuto", 1999, la comprensione di:
 
* quando? sono accadute certe cose e in quali fasi della vita;
* come? sono state affrontate;
* dove? sono accadute certe cose, quali sono stati i luoghi significativi;
* chi? ho incontrato: presenze, persone importanti o negative in determinati tempi e luoghi;
* che cosa? ho fatto, ho imparato;
* perché? quali erano le mie aspettative;
* quali sentimenti ho provato e sto provando?
Quando si passerà alla lettura della storia di vita sarà importante, seguendo ancora le indicazioni di Demetrio (cit.), prestare attenzione agli interrogativi che vengono sollevati. Potremo domandarci se ci sia qualcosa sullo sfondo da portare in primo piano:
 
* eventi fondamentali;
* significati;
* miti personali;
* tematiche ricorrenti;
* metafore.
 
Prestando un ascolto attento si potranno strutturare ulteriori domande di chiarimento e di approfondimento, anche utilizzando la tecnica della riformulazione.
Questo percorso a tappe (che deve essere costantemente, e per tutta la sua durata, informato dalle sei condizioni necessarie per lo stabilirsi di una relazione d'aiuto), così come già indicato nel capitolo "Il Counseling", faciliterà il cliente sia nel definire un progetto relativamente al lavoro e/o alla formazione, sia nel valutare i tempi necessari a questi scopi, tenendo conto di quanto compreso nel corso degli incontri: la sua storia, le competenze, le conoscenze, le capacità che possiede e il suo potenziale, i suoi gusti, le sue motivazioni, i suoi valori, le opportunità offerte dal contesto, i suoi vincoli.
Come più volte richiamato, il percorso intrapreso, permetterà al cliente, anche in seguito, di auto-aiutarsi, di auto-orientarsi: di riciclare questa modalità di riflessione su di sé, sulla propria esperienza di vita e d'attribuzione di significato, per progettare azioni concrete sia per un maggior benessere personale sia nelle sue relazione con gli altri.
Questo non significa immediatamente che ogni difficoltà sarà azzerata, noi conviviamo necessariamente con la fragilità dell'essere donne e uomini, ma è proprio per questo che possiamo apprezzare la possibilità di vedere le cose da altri punti di vista, senza rinnegare i nostri trascorsi, scoprire aspetti che non ri-conoscevamo e successi e piaceri che avevamo dimenticato, imparare a negoziare rispetto a quello che vogliamo per noi, nel nostro ambiente e con gli altri. Rinunce, limiti e insuccessi potranno così davvero rappresentare occasioni di altre possibili conoscenze e di crescita personale.
In questo senso l'azione del counseling orientativo individuale ha una forte valenza emancipatoria e trasformativa e si comprende altresì come attività di questo tipo possano entrare a far parte, e a buon titolo, non solo di attività curriculari all'interno delle istituzioni scolastiche e formative, ma anche in tutti quei luoghi abitati da persone.  
 
  
Narrazioni
 
 
"L'intrepido Gaston, (...),
ha cercato di mettere a frutto l'onda rabbiosa della Moldava (...).
Il disorientamento
(ah, la libertà, che pericoloso affare ha da essere!),
il riordinarsi veloce dei neuroni e dei muscoli
attorno a un progetto di salvezza, (...) :
se la vediamo reggere un urto biocida come quello di un alluvione,
cercare di trasformarlo in viaggio e in sopravvivenza,
non possiamo non riconoscerci in lei,
partecipare alle sorti del suo naufragio,
credere che ci rappresenti,
che sia caduta dalla nostra stessa barca".
Michele Serra, La Repubblica, 21.08.2002
 
 
C'era una volta Gaston, abitava a Praga e aveva dodici anni.
Così ricordano le cronache.
Nell'estate del 2002 le alluvioni mettono la Mitteleuropa sott'acqua e se lo portano via, per sempre, mentre cerca di cavalcarne le onde verso il mare aperto. Gaston era una foca dello Zoo di Praga e mi piace pensarlo come il simbolo di quanti colgono, pur nelle avversità, la promessa e l'opportunità di essere, comunque, interpreti della propria vita. Concludo quindi questa riflessione sul counseling orientativo individuale con alcune narrazioni, raccolte in corso d'opera (in contesti informali), di chi ha voluto dare voce, insieme a me, ai propri sogni.
Ciascun narratore/autore di sé ha usato la bacchetta magica rispetto ad un tema, oggetto di attenzione particolare. Per ciascun narratore è riportato: l'età, il titolo di studio, la professione svolta e la tipologia di rapporto di lavoro, la città di residenza. Al termine della narrazione è stata effettuata la ri-lettura del testo perché ciascun autore potesse riconoscersi e confermare la corrispondenza tra il suo racconto orale e quanto da me trascritto e quindi apportare le necessarie modifiche, senza tuttavia intervenire nella sostanza/contenuto del testo. In un solo caso si è trattato di una narrazione autotrascritta dall'autore in mia assenza.
Rileggere le narrazioni ha portato a sollevare degli interrogativi:
 
* il significato di determinate metafore e di certe espressioni;
* la mancanza di qualcosa d'importante;
* il significato di alcune persone nella propria vita;
* i temi ricorrenti, etc...
 
Ripartendo sia da quello che, per ciascun autore, "potrebbe essere", riguardo al tema specifico, sia dall'obiettivo e dalle strategie, sono scaturite ulteriori narrazioni/riflessioni personali, rispetto a quello che è stato e a quella che è la situazione attuale, intendendo con questo anche una riflessione sugli obiettivi e le strategie adottate fino ad ora.
 
Le successive narrazioni ora sono patrimonio dei proprietari di queste storie.
Ringrazio Alessandro, Alessandro, Sara, Debora, Licia, Riccardo, Amanda, (nomi di fantasia), che mi hanno permesso di condividere e di ascoltare, di riflettere insieme a loro e, infine, di riportare il testo relativo alle loro narrazioni.
 
  
Bacchetta magica.
n. b. "..." = lunga pausa (se non diversamente specificato).
 
* Uomo, 38 anni, licenza di scuola media inferiore, muratore/lavoratore autonomo. Firenze: il lavoro che faccio.
 
* "Un Giovedì di Settembre, chiaro e fresco, mi appresto a costruire una barca di legno, un galeone, una grande barca per lunghi viaggi, non un transatlantico ma adatta ad un viaggio importante ... grandi mari ... oceani.
Mi alzo alle 7.30, vado nel laboratorio, con gli arnesi. Ho già fatto un progetto per la barca ... sulla base d'indicazioni. Mi interessa essere: un buon artigiano, un buon progettista, un buon ingegnere.
... L'esperienza, è importante il fare.
Riprendo visione del progetto, mi prendo degli spazi di tranquillità: sigaretta, caffè, la radio... e dopo comincio a lavorare: la scelta del materiale, il legno, per forma e proprietà, adatto a ciascuna parte della barca ... ho tutti i legni, anzi di più ... inizio dal primo pezzo e così via, modello con l'ascia e assemblo.
Ho anche il tempo di provvedere alla mia nutrizione.
Poi rimetto a posto, osservo il lavoro fatto e stabilisco se quel che ho fatto è rientrato nei tempi che avevo preventivato - e sarà così!...Finirò verso le 17.30 ... 18.00, spengo la luce, chiudo la porta
Poi andrò a fare altre cose che mi piace fare ... pescare ... io lavoro secondo i ritmi naturali".
(VISION)
"Una persona che non spreca il suo tempo, qualcosa che è servito a qualcuno e che è servito anche a me".
(MISSION)
"Fare un oggetto che mi piace, serve, è utile, è bello, è fatto bene, anche se sarà costoso.
Questo è quello che chiedo alla bacchetta magica, un committente, qualcuno che mi commissioni un'opera".
(narrato il 13 luglio 2002).
 
* Uomo, 36 anni, licenza di scuola media inferiore, elettricista/socio lavoratore. Sieci:
il lavoro che faccio.
 
* "Lunedì del mese d'Aprile è un giorno apparentemente improduttivo ma fondamentale perché impronti tutta la settimana.
Il mese d'Aprile perché comunque è un mese primaverile e dal mio punto di vista, vitale e dinamico.
Mi alzo abbastanza presto, fra le 6.30 e le 7.00 con un po' di margini, cioè questa mezz'ora mi da un margine di tempo per potermi alzare - decido al momento - almeno che non abbia già un appuntamento di lavoro ad un orario prefissato che mi costringe ad un'ora limite.
Prima di alzarmi comunque penso già alla mia giornata ancor prima di mettere i piedi sotto dal letto, il mio umore è influenzato dalla giornata che mi si prospetta, giornata che è condizionata dagli impegni che ho riportato sull'agenda di lavoro.
Quindi penso già alla colazione che è un momento importante di carica ed energia per la mattinata, ma siccome la mattina è la parte più produttiva della giornata, per me è importante fare una buona colazione. Durante la colazione preferisco non pensare al lavoro e se ciò accade è già sintomo di stress.
In due balletti poi mi preparo, monto in macchina e mi avvio al lavoro e quindi accendo la radio e preferisco ascoltare la musica invece che le notizie, perché chiaramente mi distrae di più di un notiziario radio, insomma.
Nel frattempo mi sono riaperto l'agenda per essere certo di avere le idee chiare sulla giornata che mi si presenta e quindi ipotizzare un itinerario da seguire per la giornata. In questo senso vedo che ho due cantieri da avviare, ovvero due lavori da improntare, quindi da descriverli ai ragazzi che dovranno eseguirli sui cantieri. Ho già preparato il personale più idoneo per eseguire i nuovi lavori e quindi arrivo sul primo cantiere.
Appena arrivo mi concedo il caffè assieme a chi c'è sul cantiere, si discute del più e del meno, possibilmente non di lavoro. Quindi poco dopo mi rimbocco le maniche e organizzo quello che posso  nel minor tempo possibile.
Siamo in uno stabilimento dove si producono schede per circuiti stampati, questo stabilimento si sta ampliando e io sono qui per realizzare l'impianto elettrico relativo alla nuova produzione di questa società perché la mia professione è la progettazione e la realizzazione di questi impianti ... sono un socio in un'impresa nel settore elettrico che svolge diverse mansioni, il mio ruolo è quello di occuparmi della produzione esterna, ovvero degli impianti elettrici.
Quindi torno a rimboccarmi le maniche, questo è un momento in cui devo descrivere ai ragazzi che realizzeranno gli impianti, quello che è stato progettato e quindi con loro faccio un sopralluogo per consultarmi sulle possibili architetture necessarie per realizzare il progetto ... siamo a Firenze, zona industriale ... quindi cerco di coinvolgere il più possibile tutti gli operai, per appassionarli al lavoro che dovranno realizzare.
Dopo uno scambio di idee arriviamo velocemente ad individuare la strada migliore per realizzare quest'impianto, con soddisfazione noto che ognuno di loro ha contribuito a trovare la soluzione migliore e sono sicuro che tutti lavoreranno con passione ed ottimi risultati su questo cantiere.
A questo punto ci sono anche gli estremi per un altro caffè, visto che il grosso del mio lavoro è già fatto - per quanto l'impianto sia da iniziare.
Durante questa pausa quindi penso già all'altro cantiere che dovrò avviare e quindi a preparare chi di dovere sul posto di lavoro, utilizzando soprattutto il telefonino. Fortunatamente questo telefonino non mi ha interrotto troppe volte durante questa prima fase e quindi ora l'uso a mio piacere, perché spesso, durante la fase iniziale di ogni cantiere, sono invece interrotto dallo squillo del telefonino.
Quindi oggi è una buona giornata perché il telefono mi ha lasciato lo spazio per lavorare con passione  a quello che dovevo fare.
Riparto un'altra volta con la mia macchina, un po' di buona musica se ce la faccio riesco a staccare momentaneamente dal lavoro e quindi mi sposto da un cantiere all'altro.
Non avendo avuto imprevisti arrivo sull'altro cantiere, come da programma, e qui trovo un'altra squadra di ragazzi che, sapendo che tipo di lavoro siamo ad organizzare, si sono fatti un giro per farsi un'idea, io tiro fuori il progetto relativo a questo nuovo impianto che è da realizzarsi in uno stabilimento che produce materie sintetiche, quindi essendo un luogo con norme di sicurezza speciali, richiede il rispetto di norme molto rigide.
La squadra che trovo sul posto di lavoro è formata da ragazzi competenti ed esperti, che già hanno maturato una loro idea sul da farsi. Confrontiamo, con il progetto alla mano, quello previsto con la loro idea e capisco che loro hanno già la situazione in pugno, quindi senza discutere ulteriormente sulle specifiche di progetto, possono preparare una lista di approvvigionamento materiali per l'impianto.
E' l'ora di pranzo. Rimandiamo al dopo pranzo questi dettagli e usciamo dallo stabilimento per andare a cercare una trattoria. Grazie alle indicazioni della portinaia dello stabilimento ci troviamo un posticino ad hoc. Cucina casalinga, genuina e appetitosa e ci abbuffiamo, sapendo che il dopo pranzo sarà traumatico, ma in questo momento godiamo e basta.
Arrivati al caffè, si comincia a pensare al rientro. La squadra che lascio sa cosa deve fare ed io penso a definire gli ultimi dettagli di entrambi i cantieri, relativi ai materiali e attrezzature necessarie.
Sono le 16.00 ...17.00 di pomeriggio, ci sarebbero ancora un paio d'ore utili per produrre, ma io comincio a pensare al match di calcetto che mi aspetta stasera.
Sono sereno e soddisfatto di quello che professionalmente ho realizzato e mi sento autorizzato a pensare ai balocchi.
Per concludere la giornata e mettere definitivamente a posto la coscienza, aggiorno la mia agenda per il giorno dopo e mi preparo a far festa".
(VISION)
"Lavorare e far lavorare, con soddisfazione economica e professionale".
(MISSION)
"Realizzare l'impianto più soddisfacente e flessibile per il cliente e gratificare i ragazzi che lo realizzano con il loro operato".
(narrato il 23 luglio 2002).
 
* Donna, 57 anni, diploma di maturità magistrale, operatrice addetta all'assistenza di base in struttura di accoglienza/lavoratrice dipendente. Firenze:
il lavoro che faccio.
 
* "Lunedì di Agosto ... prima di tutto finisco di sistemare casa mia - come inizio di giornata - presto la mattina.
Poi telefono all'agenzia e mi organizzo un viaggio.
Poi vado al lavoro e organizzo un incontro con tutti i collaboratori per fare il punto della situazione anche con i capi - mi sa - perché non mi bastano i collaboratori.
In questa riunione pretendo dai responsabili di sapere quello che vogliono farne di questa struttura.
Vado a ... [struttura dove lavora] ed organizzo il lavoro perché io sono un operatore di ... [idem].
Poi organizzo un incontro con quanti vivono a ... [idem] insieme allo staff e in quest'incontro chiedo a tutti come si sentono li dentro - come la vivono e come la vorrebbero.
Dopo di che si passa alla discussione, chiarendo che non si arriverà subito a capirsi ed avere risultati immediati: questo è un primo punto di partenza.
Finito questa cosa, che durerà un bel po' - credo si arriverà al pomeriggio, facilmente - si organizza un bel party, in cui ognuno dà una mano - partecipa - dopo di che ci si saluta, stabilendo la data del prossimo incontro.
E' finito il mio turno e me ne vado a casa.
Mi riposo dopo di che telefono a qualche amica e fisso di andare fuori insieme.
Si mangia qualcosa, si fanno quattro chiacchiere e si va ad un cinema o a teatro ... al Teatro di Fiesole a vedere un balletto.
E la giornata è finita, per me".
(VISION)
"Migliorare la qualità della vita, loro e la mia e di riflesso, della società".
(MISSION)
"Prendermi cura di persone in Aids, che hanno anche problemi d'alcolismo, tossicodipendenza, disadattamento sociale. Prendermi cura fisicamente e psicologicamente".
(narrato il 12 agosto 2002).
 
* Donna, 33 anni, diploma di maturità classica, impiegata amministrativa/lavoratrice dipendente, Vicchio:
il lavoro che faccio.
 
* "Oggi è mercoledì di Novembre, il sole sta sorgendo in questa giornata d'autunno inoltrato, sono le 7.15.
Faccio una bella colazione con mio marito - mi dico non c'è nessuna fretta. Cosa fondamentale non uso più la sveglia per alzarmi, non ho più un orario fisso, mi alzo quando voglio - non proprio quando voglio - ultimamente sempre fra le 7.00 e le 8.30.
Mi sento molto felice di questo mio traguardo.
All'interno della nostra (mia e di mio marito) casa, un bell'appartamento a pochi chilometri dal centro di Vicchio, mi sono ritagliata una piccola stanza.
Ha una finestra su un giardinetto che nei momenti più liberi riesco anche a mantenere; una scrivania lunga tutta la stanza, ho bisogno di molto spazio, per appoggiare e lavorare - sono molto confusionaria.
Questa mia stanza mi serve per svolgere molteplici attività. Ho aperto un'attività di servizi multipli: attività di consulenza del lavoro, attività di consulenza e rendicontazione non profit e anche attività d'organizzazione di piccole manifestazioni tipo conferenze, incontri e anche mostre d'arte.
Sembrano molte tutte queste attività, ma purtroppo non è facile per una piccola "imprenditrice" come me, senza dipendenti e senza "lancio", concentrarsi su una sola di queste attività.
Non sono poi concentrate tutte in tutti i periodi dell'anno. Ci sono momenti più intensi ed altri meno.
La consulenza del lavoro la svolgo per uno studio commerciale di Borgo San Lorenzo, faccio le paghe e alcune pratiche per i dipendenti. Oggi, infatti, verso le 9.00 devo andare, almeno parte della mattina, presso lo studio - ho due appuntamenti - le paghe sono già elaborate nei giorni scorsi.
Non pagano moltissimo ma almeno quest'attività è assicurata tutto l'anno.
Mi hanno chiamato ieri l'altro da una nuova cooperativa, mandata dal consorzio con cui sto lavorando ormai da un anno - non ho capito bene di che cosa si occupa, il settore, credo di progetti europei per l'ambiente - e mi hanno chiesto se li aiuto un po' - venendo pagata naturalmente.
Sono tornata dallo studio. Ho fatto abbastanza veloce. Sono tornata verso le 12.00. Ho fatto alcune commissioni e ho rimesso in casa, pranzato.
Mi sto ripreparando per andare all'appuntamento in cooperativa - è verso le 15.00. Ci siamo accordati per un pomeriggio alla settimana. Io avverto il lunedì d'ogni settimana il giorno preciso che vado. Il lavoro è seguire contabilmente e amministrativamente un corso europeo. Va bene così - non so cosa fare: torno a casa? Si. Decido di tornare a casa e stare un po' con mio marito.
E' abbastanza presto. Chiacchieriamo un po', con mio marito, poi mi metto nella mia stanza - sta calando il sole - è quasi buio. Decido di mettermi a fare delle ricerche in Internet e fare delle telefonate. Ho preso un altro impegno. E' quasi la prima volta: devo organizzare per Natale, una mostra d'arte. Diciamo un pittore alle prime armi, ma già completo come struttura pittorica.
Il luogo l'ho già individuato e prenotato in una bellissima villa a Borgo San Lorenzo. Il catalogo e accessori sono quasi pronti. Devo invitare alcune persone e sistemare altre cose.
Per oggi ho finito la mia giornata lavorativa e decidiamo, io e mio marito, di andare al cinema.
Un po' di relax - anzi non direi - per ora mi rilasso anche lavorando".
(VISION)
"Ho cercato con molta fatica di arrivare a questa mia situazione lavorativa, naturalmente si può migliorare ed ottenere molto di più non solo sul lavoro.
Sono una persona molto emotiva e ansiosa, mi stresso moltissimo soprattutto nei rapporti con le persone, e quindi nel lavoro sto cercando e spero di ottenerlo sempre di più, un rapporto autonomo, di non sudditanza, ma anche di gratificazione. Questo è solo l'inizio. La tensione e lo stress sono un brutto male difficile alcune volte da controllare. Non sono una persona che si fa valere molto sul lavoro. Avendo più autonomia e dovendo gestire ogni giorno la mia attività - anche solo perché se no non si mangia - sto crescendo e vorrei arrivare a far valere tutta la mia persona.
Preciso che non sono e non farei mai la "casalinga" (accudire la casa), ma uno degli obiettivi che vorrei raggiungere è anche dedicarmi di più alla famiglia, alla consuetudine casalinga, alle amicizie e a me stessa (avendo anche più tempo libero o comunque orari più flessibili).
Esempi molto pratici che però stanno diventando fondamentali per me: curare me stessa avendo più rispetto per il mio corpo, per i miei interessi e per le mie letture.
Tutto ciò è possibile se arrivi a tre aspetti fondamentali: la tranquillità, il tempo libero, il "vil denaro". Il mio obiettivo quindi con quest'attività è di diventare "autonoma come persona, anche avendo un po' di "successo" ma anche di avere degli spazi da dedicare agli altri aspetti della vita".
 (MISSION)
"Devo diventare brava nel mio lavoro, studiando, leggendo e facendo pratica, ma su questo sono molto fiduciosa e sono anche ad un buon punto ma soprattutto nei rapporti con le persone nell'ambiente lavorativo".
(autotrascritto il 2 settembre 2002).
 
* Donna, 63 anni, licenza elementare, pensionata. Firenze:
la mia giornata.
 
* "Lunedì di Luglio ... mi alzo alle 8.00, metto a posto, fuori e dentro, anche i cassetti, pulisco in quattro ore perché c'è la bacchetta magica.
Metto a posto perché quando ho battuto la porta posso godermi meglio la gita e quando torno rientro in una casa pulita e ordinata.
Faccio una bella doccia, mi cambio e vado a fare una bella girata sulla costa amalfitana. Non l'ho mai vista e mi piacerebbe vederla e raggiungerla in aereo...non ci sono mai andata ... Capri ed altri posti così. E' sempre stato un desiderio, come quello di andare in traghetto.
Visito tutti i posti più caratteristici, via mare, poi al ritorno prenoto in un ristorante per andare a fare una cena con ... [figli, nuore, nipote] e poi anche ...[marito], naturalmente.
Quando la cena è finita mi ritrovo la disponibilità ... economica ... e vado a comprare due case, come le sogno: con mobilia e restaurate come nuove, con il giardino perché ci possano tornare i miei figlioli con le famiglie.
Spero che siano di loro gradimento: un posto adatto per il bambino [nipote], per i gatti, la stanza per la musica.
Poi si brinda tutti contenti perché siamo stati insieme. Io sono tutta contenta perché vedo tutti soddisfatti ed in armonia ed in salute. E non so come mai, ho la sensazione che ... [marito] campi anche un minuto più di me ... per non restare soli.
Voglio l'armonia tra i figli e le nuore e quando muoio li lascerò tutti tranquilli e sereni.
Tutti quanti rimangono a dormire in casa mia, l'ultima notte prima di trasferirsi nelle nuove case a Firenze.
... Sono le 3,00".
(VISION)
"Vederli [figli, nuore, marito] più felici e in salute e comportarsi secondo i valori del Vangelo. Aiutando il prossimo, buoni verso se stessi e verso gli altri."
(MISSION)
"Stare tutta la giornata con loro [figli, nuore, nipote, marito] e perché tutti [figli, nuore, nipote, marito] diventino credenti".
(narrato il 17 luglio 2002).
 
* Uomo, 43 anni, diploma di maturità classica, operatore ecologico/lavoratore dipendente. Firenze:
la mia giornata.
 
* "Domenica d'ottobre, che per me è un mese d'oro.
Mi alzo dopo le poche ore di sonno che l'ansia mi ha consentito.
Preparo il caffè, vestaglia indosso, scendo le scale, prendo nella cassetta della posta il quotidiano, torno su.
E' pronto il caffè, lo sorbisco mentre leggo il giornale e poi accendo una sigaretta e nel frattempo accendo anche la radio.
Radio sempre accesa. Mi preoccupo di imbastirmi un buon pranzo domenicale.
Sempre nella mattinata prendo contatto con gli amici - i pochi e soli con cui abbia un rapporto sociale, perché i parenti ormai li escludo - per organizzare il pomeriggio e/o la sera.
Dimentico: dopo che ho contattato per il pomeriggio, mangio.
Siamo ad Ottobre e c'è il campionato di calcio, per cui mi ritrovo con ... [un amico importante] o altri amici, per seguire il pomeriggio sportivo o alla televisione, se la Fiorentina gioca fuori casa o allo stadio. E comunque si conclude alla televisione per vedere i filmati e ascoltare i commenti sul pomeriggio sportivo.
Il lato piacevole di questo pomeriggio è il ritrovarsi con persone che non vedo, magari sento, ma non incontro durante tutta la settimana ed avere scambi d'opinioni anche oltre al motivo d'incontro (non si parla solo di calcio): opinioni sul costume, sulla politica, su ogni argomento ci stimoli.
Oltre il calcio si parla d'altro, trovarsi per la partita è un pretesto. Quando capita che qualcun altro vuol partecipare, ci squilibra - così come la presenza delle donne. Prima che uno entri nel gruppo c'è un esamino, ci sono regole precise.
Pomeriggio sportivo chiuso.
Cena tranquilla o a casa o con gli stessi amici del pomeriggio. Come chiudo la sera? Il pomeriggio è stato esaustivo.
Torno a casa, mi sorbisco una bibita e l'accompagno ad una lettura: giornale o libro.
Come godo quando c'è il calcio e amici scelti, non godo mai.
Non sono amici casuali, non è il chi capita".
(VISION)
"Il rapporto orale e lo scambio d'idee è la cosa che più realizza e fa crescere un individuo pensante a prescindere dal sesso dell'interlocutore. Fare l'agricoltore. Andare ad abitare in un paesino in campagna - Monte Morello - e tessere rapporti d'amicizia con il vicinato: giochi a carte con quelli del paese e poi fare due chiacchiere. Una dimensione più rallentata, ma per me più intensa e meno superficiale di quella cittadina. Un ritmo più lento".
(MISSION)
"Avere rapporti intellettuali, culturali interessanti e di svago con persone che stimo e con cui ho scelto di condividere il mio tempo libero. Avere un'attività sociale soddisfacente. Agognare ad una socialità creativa sempre più costruttiva/istruttiva".
(narrato il 13 agosto 2002).
 
* Donna, 37 anni, Ph.D. (Dottorato di ricerca), insegnante universitaria/lavoratrice dipendente. New York City:
la mia storia d'amore.
 
* "Martedì di Febbraio, sono a Firenze e mi sveglio accanto a ... [fidanzato] con una giornata che si apre su due binari distinti - il mio e il suo.
Quindi gli impegni ci conducono a luoghi diversi, ma prima di uscire parliamo delle poesie che lui ha scritto e che mi ha fatto leggere la sera prima. Poi usciamo, lui prende un treno per andare al luogo di lavoro e io cammino e non ci risentiamo durante il giorno.
Io gli scrivo un bigliettino - però - che gli farò trovare la sera e penso a cosa mangiare insieme a cena.
Ci ritroviamo a casa verso le 16.00 e prima che faccia buio usciamo a fare una breve passeggiata in libreria.
Poi io torno a casa, ... [fidanzato] rimane fuori.
Io a casa comincio a cucinare, poi lui mi raggiunge con un amico.
Mangiamo tutti e tre insieme dopo avere guardato il telegiornale, poi ... [fidanzato] esce per accompagnare l'amico a casa.
Mi telefona da fuori per sentirmi, poi torna a casa e leggiamo insieme sul divano prima di andare a letto".
(VISION)
"Una storia che si svolge con questi ritmi di confidenza che permette avvicinamenti e allontanamenti tranquilli e uno spazio condiviso forte, che è quello di una casa comune".
(MISSION)
"La leggerezza. Il creare una rete emotiva forte ma a maglie larghe. Il non perseguire la ricerca di una definizione, ma lasciare che siano i corpi a parlare".   
(narrato il 14 agosto 2002)
 
 
  
BIBLIOGRAFIA
 
1.      Atkinson, Robert, (2002). L'intervista narrativa: Raccontare la storia di sé nella ricerca formativa, organizzativa e sociale. Raffaello Cortina, Milano.     
2.      Batini, Federico, (2000). Per un orientamento narrativo. In Federico Batini e Renato Zaccaria (a cura di), Per un orientamento narrativo. FrancoAngeli, Milano.
3.      Bolzoni, Antonella, (1999). Oltre l'oralità. In Duccio Demetrio (a cura di), L'educatore   auto(bio)grafo: Il metodo delle storie di vita nelle relazioni d'aiuto. Unicopli, Milano.
4.      Bruner, Jerome, (1992). La ricerca del significato: Per una psicologia culturale. Bollati Boringhieri, Torino.
5.      Bruner, Jerome, (2001). La cultura dell'educazione: Nuovi orizzonti per la scuola. Feltrinelli, Milano.
6.      Bruner, Jerome, (2002). La fabbrica delle storie: Diritto, letteratura, vita. Laterza, Bari.
7.      Carkhuff, Robert, (1987). L'arte di aiutare: Manuale. Centro Studi Erickson, Trento.
8.      Castiglioni, Micaela, (1999). L'ascolto biografico. In Duccio Demetrio (a cura di), L'educatore auto(bio)grafo: Il metodo delle storie di vita nelle relazioni d'aiuto. Unicopli, Milano.
9.    Danon, Marcella, (2000). Counseling: Una nuova professione d'aiuto. Red Edizioni, Como.
10.      Demetrio, Duccio, (1996). Raccontarsi: L'autobiografia come cura di sé. Raffaello Cortina Editore, Torino.
11.      Demetrio, Duccio, (1997). Il gioco della vita. Kit autobiografico: Trenta proposte per il piacere di raccontarsi. Guerini e Associati, Milano.
12.      Demetrio, Duccio, (1999). Da autobiografi a biografi. In Duccio Demetrio (a cura di), L'educatore auto(bio)grafo: Il metodo delle storie di vita nelle relazioni d'aiuto. Unicopli, Milano.
13.   Di Fabio, Annamaria, (1999). Counseling: Dalla teoria all'applicazione. Giunti, Firenze
14.   du Maurier, Daphne, (1993). Cornovaglia magica: Immagini e ricordi. Mursia, Milano.
15. ENAIP, (2000). Competenze S-convenienti: Domanda di lavoro, valori organizzativi e modi di produzione femminili.  Editoriale AESSE, Roma.
16.      Formenti, Laura (1998). La formazione autobiografica: Confronti tra modelli e riflessioni tra teoria e prassi. Guerini e Associati, Milano.
17.      Ghidelli, Claudio, (2000). L'orientamento in adolescenza. In Salvatore Soresi (a cura di), Orientamenti per l'orientamento: Ricerche ed applicazioni dell'orientamento scolastico-professionale. Giunti O.S., Firenze.
18.      Illich, Ivan, (1996). Disoccupazione creativa: un'alternativa desiderabile all'attuale declino delle forme tradizionali d'impiego. Red edizioni, Como.
19.      Jankélévitch, Vladimir, (1998). La musica e l'ineffabile. Bompiani, Milano.
20.      Jervis, Giovanni, (2001). Psicologia dinamica. Il Mulino, Bologna.
21.      Karolyi, Otto, (1969). La grammatica della musica: La teoria, le forme e gli strumenti musicali. Einaudi, Torino.
22.      Knowles, Malcom S., (1996). La formazione degli adulti come autobiografia. Raffaello Cortina, Milano.
23.   Krull, Germaine, (1992). La vita conduce la danza. Giunti, Firenze.
24.   May, Rollo, (1991). L'arte del counseling: Il consiglio, la guida, la supervisione.  Astrolabio, Roma.
25.      Piccardo, Claudia, Benozzo, Angelo (a cura di), (2002). Tutor all'opera: Ruolo, competenze e percorsi formativi. Guerini e Associati, Milano.
26.      Pombeni, Maria Luisa, (1996). Il colloquio di orientamento. La Nuova Italia Scientifica, Roma.
27.      Pombeni, Maria Luisa, D'Angelo, Maria Grazia (1998). L'orientamento di gruppo: Percorsi teorici e strumenti operativi. Carocci, Roma.
28.      Rifkin, Jeremy, (2000). La fine del lavoro: Il declino della forza lavoro globale e l'avvento dell'era post-mercato. Baldini&Castoldi, Milano.
29.      Rogers, Carl, (1970). La terapia centrata sul cliente. G. Martinelli, Firenze.
30.   Sachs, Wolfgang, (2002). Ambiente e giustizia sociale: I limiti della globalizzazione. Editori Riuniti, Roma.
31.      Sangiorgi, Giorgio, (2000). Orientare: Manuale per career counseling. Utet Libreria, Torino.
32.      Sennett, Richard, (2001). L'uomo flessibile: Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale. Feltrinelli, Milano.
33.      Sgalambro, Letizia (a cura di), (2000). Scuola, Orientamento, Lavoro. Carocci, Roma.
 
 
 
 http://www.ilcounseling.it