Il counseling scolastico
di Valeria Mengozzi
Le caratteristiche principali del counseling scolastico
L'attuale complessità sociale e l'affermazione di nuovi modelli socio-economici e
culturali hanno portato dei notevoli cambiamenti anche nella scuola, che si sta sempre
più trasformando da pura agenzia informativa e socializzante ad agenzia formativa che si
occupa della crescita globale della personalità degli allievi.
Per fare questo la scuola ha dovuto fare propri concetti e metodi derivanti non solo dalla
pedagogia tradizionale, ma anche dalla psicologia. Naturalmente tale processo non ha avuto
e non ha tuttora uno sviluppo costante, ma si è caratterizzato per un continuo altalenare
tra forti spinte in avanti e vigorose frenate.
Varie sono le difficoltà che si possono riscontrare in questo difficile processo di
trasformazione della scuola in agenzia effettivamente educativa e formativa. La principale
forse sta nella discontinuità e frammentarietà dei corsi di formazione che vengono
proposte agli insegnanti che hanno come diretta conseguenza una notevole difficoltà di
questi ultimi a confrontarsi con i temi del disagio psicologico e socioadattivo dei loro
allievi.
È in questa nuova accezione di scuola, che ha fatto proprie le attività di prevenzione
del disagio e di promozione del benessere, che si colloca la pratica del "counseling
scolastico", il cui fine è quello di sviluppare un'adeguata capacità comunicativa e
di favorire relazioni positive ed efficaci tra studenti, insegnanti, genitori ed altre
figure educative o professionali.
Il rapporto di counseling si struttura come relazione di aiuto non direttiva, fondata
su un ascolto attivo ed empatico che, in un clima di attenzione e di rispetto, pone al
centro il "cliente"con i suoi bisogni, valorizzandone le potenzialità di
cambiamento. Il counseling è una modalità di approccio che tende a favorire l'analisi
dei problemi e dei vissuti a questi collegati per arrivare ad una maggiore congruenza tra
cognizioni ed emozioni e ad una individuazione autonoma di una risposta che modifichi la
propria situazione esistenziale, qualora sia questa a generare quella sofferenza che porta
alla richiesta di colloquio.
Scendendo più nel dettaglio, uno psicologo che fa counseling scolastico si deve impegnare
soprattutto per il raggiungimento di alcuni obiettivi generali che sono:
1) Promuovere una cultura della prevenzione, secondo la quale occorre sviluppare come
azione primaria il miglioramento della qualità della vita delle persone, in modo da
attivare misure che modifichino in positivo i loro comportamenti e il loro stile di vita.
Nella scuola in particolare una cultura di prevenzione deve promuovere azioni concrete per
la qualità della vita mentale e fisica degli studenti. Deve, inoltre, facilitare i
processi di crescita individuale e quelli di gruppo da un punto di vista relazionale, la
libera espressione emotiva e l'attenzione ai processi psicologici da un punto di vista
comunicativo.
Questo modo di lavorare può contribuire a contrastare e prevenire le varie forme di
disagio giovanile, le difficoltà adolescenziali e i comportamenti a rischio come per
esempio: anoressia, bulimia, disturbi dell'apprendimento, dispersione scolastica, stati
depressivi, dipendenza da alcool, fumo, droghe.
2) Favorire il clima scolastico, cioè creare un clima di relazioni che favorisca la
crescita personale e un sereno apprendimento dei ragazzi.
È importante per questo determinare un confronto positivo e aperto tra gli studenti e tra
gli studenti e gli adulti, dove la comunicazione e la relazione siano basate
sull'autenticità, il rispetto dell'altro, la responsabilità individuale e
l'identificazione positiva. Bisogna riuscire a sviluppare nei ragazzi un senso di
appartenenza al proprio istituto e al gruppo classe, favorire la collaborazione e la
solidarietà, promuovere sentimenti di accettazione e di riconoscimento reciproco, educare
all'autostima e alla valorizzazione personale, al lavoro di gruppo, offrire modelli
positivi e stimolare abilità pro-sociali.
Riuscire a potenziare questi rapporti psicologici e sociali, può avere una importante
funzione preventiva e contenere o ridurre stati di disagio individuale, spesso legati a
povertà relazionali, ambientali ed affettive.
3) Diffusione di una sensibilità psicologica, in quanto uno psicologo nella scuola non
deve offrire solo colloqui o consulenze psicologiche specialistiche, ma lavorare anche per
favorire in chi opera nella scuola, studenti, insegnanti, personale non docente, famiglie,
la conoscenza dei processi dell'età evolutiva, la costruzione di relazioni significative,
lo sviluppo di competenze relazionali e l'utilizzo di tecniche comunicative.
Tutto questo in modo da far sì che l'ambiente scolastico sia un contesto educativo e di
apprendimento, basato sui processi di crescita psicologica degli studenti.
Il raggiungimento di tutti questi obiettivi si ottiene attraverso l'utilizzazione di
metodologie di intervento che si occupano dei processi comunicativi e psicologici, della
relazione con l'ambiente, dell'interazione tra individui in un contesto specifico.
Queste modalità richiedono coinvolgimento, confronto, discussione critica centrando
l'attenzione sulla soggettività e sul potenziamento personale e di gruppo.
Tra le tecniche che possono essere usate ci sono: il lavoro in piccoli gruppi, l'ascolto
attivo, le tecniche del brain-storming e del problem-solving, il circle time, il
role-playng, i giochi di ruolo, la costruzione di una rete di collaborazioni.
* Il lavoro in piccoli gruppi (specie se guidato da educatori preparati) porta al
rinforzo dell'autostima, a comunicare e collaborare con gli altri, a dare e ricevere
aiuto, a curare rapporti significativi con i pari e con gli adulti.
* L'ascolto attivo, attraverso i quattro momenti dell'ascolto passivo, dei messaggi di
accoglienza, degli inviti calorosi e dell'ascolto attivo, viene utilizzato come mezzo per
dare la possibilità al ragazzo di esprimersi senza incomprensioni, di accettare i propri
problemi e di lasciare a lui la gestione di essi.
* Il brainstorming è una tecnica di induzione alla potenza creativa dei gruppi. Ha come
obiettivo la produzione intensiva in un piccolo gruppo di idee nuove e originali e
necessita dell'immaginazione e della creatività di tutto il gruppo.
* Il problem solving viene utilizzato quando si presenta un problema di difficile
soluzione, oppure per elaborare delle "leggi", cioè un regolamento di classe
che verrà proposto dagli alunni stessi e che quindi sarà più facilmente rispettato.
Esso consta di sei tappe attraverso le quali gli studenti e l'insegnante discutono,
parlano, si confrontano; il tutto in un clima di libertà e di fiducia.
* Il circle time è un momento molto importante dell'intervento di educazione
psicoemotiva, in cui i membri della classe si riuniscono seduti in circolo per discutere
di un argomento da loro proposto. Nel circle time l'insegnante ha il ruolo di
facilitatore. Obiettivo principale di questo metodo è quello di favorire la conoscenza
reciproca e la comunicazione e la cooperazione fra tutti i membri del gruppo classe,
creare un clima sereno di reciproco rispetto in cui ognuno soddisfi il proprio bisogno sia
di appartenenza che di individualità.
* Il role-plaing è una tecnica proveniente dal modello teatrale ideata da Moreno il quale
ritiene che l'individuo è prigioniero dei ruoli che si trova ad assumere nel suo ambiente
e nella sua vita sociale in generale. Il gioco dà l'occasione di liberare le emozioni e i
sentimenti che non si possono esprimere per via delle regole sociali.
* I giochi di ruolo sono animazioni con un canovaccio più o meno strutturato che obbliga
il soggetto ad adattarsi alle diverse situazioni problema, gli permette di acquisire una
certa flessibilità a livello di comportamento, di apprendimento di nuovi ruoli e di nuovi
atteggiamenti.
* Dell'importanza della costruzione di una rete di collaborazioni tra i dirigenti
scolastici, i docenti, gli alunni e le famiglie ne ho già parlato precedentemente.
Fondamentale per ogni forma di counseling scolastico è la COMUNICAZIONE che si attiva
su due livelli: l'informazione e la relazione.
Per quanto riguarda l'informazione, sia che abbia lo scopo di trasmissione di conoscenze,
di ricerca o di formazione, deve sempre tener conto del COME si vogliono trasmettere i
contenuti in modo che essa sia più efficace; inoltre l'utilizzo di specifiche modalità
comunicative aiuta la trasmissione di informazioni e può evitare atteggiamenti di
disinteresse, sfida o rifiuto così frequenti tra i ragazzi.
La relazione viene influenzata dalla comunicazione e da processi cognitivi ed affettivi ad
essa collegati. Infatti, una buona comunicazione può favorire positivamente la relazione
a beneficio dei comportamenti, dei rapporti interpersonali e dell'apprendimento.
Counseling e insegnanti
Tutte le professioni che si svolgono all'interno di rapporti interpersonali si
sviluppano su due livelli: uno contenutistico, che si riferisce più al ruolo e alle
competenze professionali e uno più relazionale, che si riferisce agli aspetti più
complessi della comunicazione e della personale capacità di interagire in modo efficace
con l'altro.
Il lavoro dell'insegnante a pieno titolo rientra in queste professioni.
Il nodo cruciale della funzione docente sta nella relazione, infatti, è all'interno di
essa che l'insegnante efficace ha la possibilità di creare un contatto emotivamente
significativo che, motivando l'alunno attraverso un coinvolgimento personale, consente la
trasmissione di conoscenze e l'acquisizione di competenze durature.
Attraverso una relazione positiva, inoltre, l'insegnante aiuta gli alunni nella
costruzione di una identità consapevole di sé, dei propri limiti e dell'arricchimento
che deriva dal confronto con l'altro.
Dove la relazione allievo-insegnante è bloccata spesso nasce un circolo vizioso che
conduce al fallimento sicuro dello scopo didattico.
Al rifiuto da parte dell'allievo delle materie di studio, ma che in realtà è indirizzato
al docente, si ha come conseguenza un rifiuto più o meno consapevole dell'allievo da
parte dell'insegnante che porta alla compromissione dell'iter formativo del ragazzo.
Inoltre gli insegnanti spesso si trovano ad interagire con gli alunni che proiettano sui
docenti modelli relazionali disfunzionali, appresi all'esterno della scuola. Per questo
chi insegna ha bisogno di padroneggiare gli strumenti relazionali e comunicativi per non
essere vittime inconsapevoli di distorsioni prodotte da altri.
Il fallimento del lavoro didattico ha sempre delle ripercussioni significative a livello
emotivo sia per l'insegnante che per l'allievo che spesso incide sulla motivazione a
continuare il proprio percorso o sulla valutazione serena della propria realtà
esistenziale.
Un altro aspetto importante è anche la dissimmetria dei soggetti presente nella
relazione; per questo l'insegnante deve avere la capacità di far crescere l'alunno - in
conoscenze, competenze, maturità personale - in modo che questo possa poi relazionarsi
alla pari.
È importante saper ascoltare senza emettere giudizi, non fornire soluzioni affrettate,
non supportare affettivamente più del dovuto e riuscire a capire quanto è "il
dovuto"; tutti questi sono compiti difficili e di grande responsabilità che spesso
comportano situazioni difficilmente gestibili senza un aiuto esperto.
Anche perché l'insegnante si trova ad interagire non solo con gli alunni, ma con tutta
una serie di soggetti diversi: come i colleghi, le famiglie, la dirigenza scolastica.
Per quanto riguarda il rapporto con i colleghi c'è da dire che le innovazioni in ambito
didattico e le disposizioni ministeriali richiedono di lavorare in equipe, sia per la
progettazione che per la realizzazione di interventi didattici. Per questo tipo di lavoro
requisiti indispensabili sono l'ascolto e la capacità di confrontarsi serenamente con
l'altro senza rigidità, ma anche senza eccessive sottomissioni.
Nel rapporto con le famiglie, se si vuole davvero usufruire del notevole contributo che
queste ultime possono fornire alla vita scolastica, l'insegnante dovrebbe riuscire a
stimolare le risorse, coinvolgendole nella progettazione del percorso formativo dei propri
figli. Questo è spesso un compito ingrato ma inevitabile che richiede notevoli competenze
relazionali, capacità di comprendere e di farsi comprendere, di rispettare e di farsi
rispettare. Infine l'insegnante, al fine di produrre un lavoro didattico efficace, deve
riuscire anche ad instaurare con la dirigenza scolastica una relazione che agevoli un
confronto costante e aperto verso il conseguimento di obiettivi comuni, ma permetta anche
di gestire nel modo più produttivo e meno stressante eventuali conflitti.
Per tutto quello che è stato detto fino ad ora possiamo capire come l'attività docente
sia esposta più di altre al rischio di quel complesso processo definito burn-out,
caratterizzato da un vissuto di impotenza, demotivazione, perdita di interesse per la
propria professione e spesso da difficoltà di interazione con i colleghi e con l'ambiente
istituzionale.
E' in questa ottica che il counseling si offre come strumento operativo per il docente, ma
anche come esperienza personale dell'essere ascoltati e compresi nella difficilissima arte
di insegnare.
Counseling e ragazzi
Attualmente nelle nostre scuole il counseling con i ragazzi affronta soprattutto
problemi personali che riguardano la vita in famiglia o i rapporti sentimentali o di
amicizia, ma anche le difficoltà nel rapporto con lo studio e la scuola, considerate
però più come carenze personali che istituzionali.
A differenza di quanto si prevedeva c'è da dire che in tutte quelle scuole dove sono
stati aperti degli spazi di ascolto, la domanda da parte degli studenti è stata elevata.
Questo perché l'ascolto a scuola non viene visto dai ragazzi come un aiuto
diagnostico-terapeutico, ma soprattutto come una relazione con un adulto competente che
può aiutare a capire alcune difficoltà, più o meno difficili d superare ma che non
implicano necessariamente la patologia.
Le motivazioni al colloquio sono varie, c'è chi lo richiede per semplice curiosità per
vedere di che cosa si tratta e come si svolge un incontro con uno psicologo, e chi perché
è sopraffatto dall'ansia o pensa di essere affetto da gravi disturbi. Per altri ancora la
richiesta riguarda una specie di verifica del proprio stato mentale, per capire una parte
di sé o un momento della propria crescita mentale.
La richiesta di aiuto può essere legata anche ai rapporti con i compagni, oppure a
problemi di socializzazione, umiliazione a parlare in classe di fronte agli insegnanti o
ai compagni. Oppure problemi più complessi, come la morte di un genitore o di un amico
(in questi casi al centro dei colloqui ci sarà l'elaborazione del lutto, l'idea della
propria solitudine, il senso della morte) o la sessualità (altro compito fondamentale
dell'adolescenza è l'integrazione della sessualità nell'immagine di sé, c'è da fare i
conti con nuovi impulsi e desideri e una diversa percezione degli altri).
Alcune volte accade che non sono gli alunni stessi a chiedere un incontro, ma sono gli
insegnanti che di fronte ad una difficoltà consigliano allo studente di parlarne con
qualcuno in grado di aiutarlo a chiarirsi le idee. I colloqui in questi casi sono più
difficili da gestire in quanto il ragazzo che è stato inviato è portato a sentire il
colloquio come una imposizione anche se indiretta e quindi potrebbe avere un atteggiamento
meno collaborativi.
Il counseling scolastico con i ragazzi può servire a favorire due importanti aspetti la
separazione-individuazione e l'acquisizione di consapevolezza.
1) Separazione-individuazione
Uno dei compiti evolutivi fondamentali dell'adolescenza è la separazione dai genitori e
la creazione di una propria individualità autonoma, che porterà il ragazzo
all'acquisizione di una maggiore libertà e responsabilità. Il counseling si può
inserire in questo processo in quanto il confronto con un adulto diverso dai genitori può
aiutare a creare nell'adolescente un idea di sé più personale, che può essere diversa
da quella che i genitori gli hanno trasmesso fino a quel momento. Naturalmente è
impensabile che attraverso il counseling a scuola si possa ottenere una reale separazione
dai genitori e una reale autonomia personale, l'unico obiettivo possibile è quello di
creare un modo diverso di vedere il problema come base per creare vie diverse per
risolverlo. Inoltre, il fatto di considerare i propri conflitti e vissuti come comuni a
tutti gli adolescenti, permette di diminuire l'ansia ed ha un effetto tranquillizzante.
2) L'acquisizione di consapevolezza
La consapevolezza di un problema e la disponibilità ad assumerne la responsabilità
cambia da persona a persona e per tipo di difficoltà.
Nell'adolescenza i ragazzi si trovano a doversi relazionare con mondi diversi come la
famiglia, gli amici, il corpo, la scuola, le relazioni sentimentali e sessuali. In questa
fase la loro personalità non è ancora sufficientemente individuata per riuscire a vivere
e gestire i propri conflitti.
Questo fa sì che quando i ragazzi arrivano a chiedere aiuto, lo fanno raccontando i
problemi come li vivono dal loro punto di vista, raccontando soprattutto gli effetti di
queste difficoltà (per esempio: "non ho voglia di studiare", o "non riesco
a stare attento") lasciando in secondo piano i vissuti personali.
In questi casi il counseling può servire proprio a far acquisire ad essi una
consapevolezza iniziale delle difficoltà. Questo non è un obiettivo da poco (anche se
questa consapevolezza non dovesse portare immediatamente all'individuazione di soluzioni )
perché, fare ciò può richiedere allo studente il superamento di atteggiamenti difensivi
che egli non è ancora pronto ad abbandonare.
Occorre inoltre sottolineare l'importanza della diversità delle scuole. Infatti, i
problemi che si presentano nelle varie scuole sono molto vari, questo perché, non solo
ogni studente ha una propria storia, ma ogni scuola è diversa.
Ci sono scuole dove l'immagine di sé degli studenti è influenzata notevolmente dal
successo o insuccesso scolastico. In altre, all'opposto, il fallimento può essere
insignificante in quanto la scuola, nonostante sia fonte di frustrazioni, rimane comunque
il luogo meno problematico nella vita del ragazzo, se paragonato con la qualità della sua
vita esterna.
Inoltre le diverse culture scolastiche sono determinate da molti fattori: il tipo di
scuola, la sua storia, la sua collocazione, la stabilità del corpo docente.
L'immagine della scuola percepita dall'esterno tende ad attirare un'utenza corrispondente.
Per esempio: una scuola che offra un curriculum che privilegia gli aspetti creativi della
personalità individuale tenderà ad attrarre ragazzi con queste capacità. Oppure una
scuola con un immagine alta, che garantisca un apprendimento e una formazione culturale
elevata, è in sintonia con un atteggiamento ambizioso, per il quale si possono anche
sacrificare aspetti di socializzazione e di rapporti con i compagni.
Anche se i problemi adolescenziali presentano aspetti universali, i ragazzi di un liceo,
quelli di un istituto tecnico o di una scuola serale potranno quindi essere molto diversi
tra loro, ne consegue che anche i momenti di ascolto risentiranno inevitabilmente della
tipologia di utenza delle varie scuole.
BIBLIOGRAFIA
CAPPELLETTI C., STANIERI S., (a cura di), 2001, IL COUNSELING PROFESSIONALE, IL VELTRO EDITRICE, ROMA
DREIKURS R., 1972, PSICOLOGIA IN CLASSE, C /E GIUNTI-G BARBERA, FIRENZE
FRANCESCATO D., PUTTON A., CUDINI S., 1986, STAR BENE A SCUOLA, LA NUOVA ITALIA SCIENTIFICA, ROMA
GORDON T ., 1991, INSEGNANTI EFFICACI, GIUNTI, FIRENZE
MAGGIOLINI A., 1997, COUNSELING A SCUOLA, FRANCO ANGELI, MILANO