Scrittura esistenziale
Non può mancare, nel corso della vita di un essere umano, il momento in cui questo senta il bisogno di raccontarsi. Tale sensazione giunge all'improvviso, quasi fosse un'urgenza o un'emergenza, un dovere o un diritto, un bisogno che può restare tale per il resto dell'esistenza, come una presenza incompiuta inesistente...ciò che prende il nome di pensiero autobiografico.
L'insieme di ricordi della propria vita trascorsa, di ciò che si è stato si è fatto è quindi una presenza che da un certo momento in poi accompagna il resto della nostra vita; è una compagnia segreta, meditativa, che se muta in progetto narrativo compiuto può ridare senso alla vita stessa, consentire a colui o colei che quasi si sente invadere da questo pensiero, di sentire che ha vissuto e sta ancora vivendo, trasformando la passione per il proprio passato in passione di vita ulteriore.
Scrivere è un modo di esserci. La nostra vita esiste sempre all'interno di una narrazione, fatta a se stessi o agli altri. Scrivere la propria storia è un modo per conoscersi, per definire meglio i problemi, per vedere la nostra vita in una luce nuova. Leggendo e rileggendo ciò che scriviamo ci accorgeremo che siamo un personaggio di una storia, sempre saputa ma mai raccontata. Finalmente le possiamo dare forma e dignità, al possiamo fissare e ricordare. Il tempo non potrà più rubarcela.
Il pensiero autobiografico in un certo qual modo ci cura, ci fa sentir meglio attraverso il raccontarci e il raccontare che diventano quasi forme di liberazione e ricongiungimento: Il suo beneficio segreto si origina in questa sorta di "fai da te", che svuota e riempie al contempo, man mano che scriviamo, sentiamo il passato che esce giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, rendendoci scolmatori meticolosi delle acque filtrate in noi durante tutta una vita, ma nondimeno rabdomanti.
E' come rivedersi alla moviola, sviluppare i negativi della nostra vita, riprendendola tra le mani, assumendoci la responsabilità di tutto ciò che siamo stati o abbiamo fatto e a questo punto non possiamo che accettare: quando ripensiamo a ciò che abbiamo vissuto, creiamo un altro da noi, lo vediamo agire, sbagliare, amare, soffrire, godere, mentire, ammalarsi e gioire, ci sdoppiamo.
Per assistere allo spettacolo della nostra vita come spettatori non è necessario essere artisti o scienziati di professione. L'accesso al pensiero autobiografico ci trasforma in artefici e artigiani, impazienti ricercatori di ogni indizio e traccia di infanzia, giovinezza, prima maturità o piena età adulta e nondimeno, in meticolosi ricucitori dei frammenti, delle tessere disordinate e dimenticate o più spesso rimosse. Ma per scrivere una storia ci vogliono degli strumenti, non si può improvvisare. Ci vuole un lettore che sappia ascoltare che ci segua passo passo, che ci indichi la strada (senza farla al nostro posto), che ci aiuti a non cadere durante il tragitto. Scrivere di se è una esperienza che porta anche attimi di smarrimento, di riflessione e di domanda. Chi siamo, perché siamo qui. Che senso ha avuto tutto ciò che è accaduto fino ad ora.
Come disse qualcuno, una domanda ben formulata è già una mezza risposta. Narrando se
stessi si formula domanda in un modo nuovo, pieno di curiosità e meraviglia. Così come
non è nuovo lo scoprire che il parlare di se ha un effetto benefico e consente al
narratore di sentirsi autore e protagonista. Sentimento che si smarrisce, quando la vita
obbliga a essere comparse, spettatori incantati di quanto si è fatto o si va facendo.
Molti problemi ed ansie irrisolte trovano spontaneamente la loro soluzione quando trovano
posto all'interno di una storia. Le idee si chiariscono lungo il cammino, che diventa un
luogo di benessere e di cura. Il pensiero autobiografico infatti, anche laddove si volga
verso un passato personale doloroso di errori o occasioni perdute, di storie consumate
male o non vissute affatto, è pur sempre un ripatteggiamento con quanto si è stati; tale
riconciliazione procura all'autore della propria vita emozioni di quiete. Insomma, stiamo
facendo una ricognizione di noi stessi.
Per questo l'autobiografia è un viaggio formativo e non un chiudere i conti, non decreta, a posteriori, quali sono stati i nostri debiti e quali i nostri crediti. Apre le porte della nostra biblioteca interiore dove sono nascosti libri scritti senza che ce ne accorgessimo. Troveremo ogni genere letterario all' interno degli scaffali della memoria, romanzi d'avventura, qualche giallo, liriche, novelle, fiabe, abbozzi e moltissime prose interrotte a metà o concluse.
Scopriremo che il corredo necessario per dar corso al progetto di rivivere è costituito da tutto quanto ci occorre per ritrovarci: foto, carte sparse, oggetti, luoghi da rivisitare, persone da rivedere, colori o odori da incontrare nuovamente. E poi dai libri, film, poesie, canzoni per includere infine tutto ciò che altri hanno pensato, scritto, detto, fotografato e creato. Questo percorso noi lo abbiamo già fatto e possiamo condividerlo con voi; è un cammino che si snoda secondo un certo ordine e tempo. Per noi si è avverato tramite la poesia, la narrazione, il saggio. Se volete fare questa esperienza scriveteci e vi mostreremo il cammino.